5 GOCCE D'ARGENTO

 

Notte di luna piena.

Quanti ricordi.

Oramai ho perso il conto delle volte che mi sono confidato con la mia pallida sorella.

Eh si, perché di lei, ma solo di lei, io mi sono sempre fidato.

Troppe volte mi sono scoperto a cercare la dolce carezza della sua luce effimera, e troppe volte ho elemosinato un poco di conforto dal suo argenteo silenzio.

Lei, la luna, è sempre stata li, immobile e sorridente ad ascoltarmi, regalandomi il suo evanescente sorriso.

Solo con lei parlavo e riuscivo a sentirmi veramente me stesso: Ancora oggi, se mi sento sperduto, corro a rifugiarmi tra le sue braccia.

Anche quella notte c'era luna piena, e me ne stavo sulle rive del lago ad ammirarla in silenzio.

Mi sentivo sperduto, sporco, una pallida caricatura di ciò che volevo essere.

Era come se ogni cosa che avevo fatto, ogni attimo vissuto, ogni parola detta si fosse posata sulla mia anima per non abbandonarmi più.

Non sono mai stato capace di vivere all'istante, lasciandomi le cose alle spalle nel momento in cui accadevano, tutto pesava dentro me.

La mia solitudine, la mia incapacità di parlare con la gente, il mio disperato bisogno di dare amore ed averne in cambio, le bestemmie e le liti con mia madre, i pugni che le diedi, le solitarie e furtive masturbazioni notturne, persino le sigarette fumate e le canne, i bicchierini di troppo, tutte queste immagini affollavano i miei pensieri, appesantivano la mia anima, rendendola sporca, contaminata.

Quel che è peggio era che, dentro me, non c'era posto per momenti positivi, anche se piccoli come un sorriso, impegnato com'ero a commiserarmi.

Anche quella sera, quindi, ero li, perso nel pantano dei miei pensieri.

Come sempre il dolore era mio compagno, in più, era forte la sofferenza per un amore perduto, sprecato.

Dio se le volevo bene! Ma mi aveva voltato le spalle, e non avevo capito il perché.

Se fossi stato meno cieco e stupido avrei visto i miei errori, avvertito il suo dolore, che nasceva dall'amare chi come me, era troppo perso dentro i propri guai per poterle dare ciò di cui aveva bisogno...

Al pensiero di lei provai una fitta al cuore. Mi alzai, lo sguardo perso nella contemplazione del paesaggio attorno a me, cercando di divenire tutt'uno con la nebbia sottile che s'innalzava verso il cielo, coi fili d'erba, con l'oscurità, con le acque del lago carezzate dalla luce lunare.

Qualcosa dentro me, però, m'impediva di godere appieno di quella dolce e notturna armonia, qualcosa di difficilmente identificabile.

Lentamente mi spogliai, ignorando il freddo, desiderando di potere abbandonare tutti i miei pensieri proprio come facevo con i vestiti.

Sospirai, poi nudo mi immersi nell'acqua deliziosamente tiepida del laghetto, pregando silenziosamente la luna di baciarmi con la sua luce.

Per un poco nuotai, rincorrendo i riflessi luminosi sull'acqua, sperando che anche la mia anima, come il mio corpo, venisse purificata da quel bagno notturno.

Il dolore però persisteva bruciante, e d'istinto piansi, le mie lacrime come fuoco liquido sulla pelle gelata dal vento.

D'improvviso ebbi l'impressione che la nebbia stesse muovendosi, formando uno strano contorno, ma attribuii il fenomeno alle lacrime che offuscavano la mia vista.

Con un brivido, però, capii che qualcosa non andava. I grilli cantavano, e d'inverno non dovrebbero essercene, mentre miriadi di lucciole danzavano nell'aria. Infine la vidi.

Uscì dalle acque così, come se niente fosse, sbocciando davanti ai miei occhi come fanno i fiori, e come il più bello dei fiori mi sorrise.

Rimasi li disorientato, cercando di capire cosa stesse accadendo.

La osservai. Era bella, vestita solo della sua nudità, i lunghi capelli biondi che le coprivano il seno.

Non parlò, scavandomi nell'anima con gli occhi, blu come il più bello dei cieli.

Immobile la guardai, incapace di dire una sola parola.

"Non temere, Romano." La sua voce risuonò musicale nel silenzio. Come faceva a conoscere il mio nome?

"Non parlare. Non farti domande. Non serve." Che succedeva?

"Non cercare di capire. Posso sentire i tuoi pensieri, leggere in te, quindi le parole sono inutili. Leggi anche tu in me, e avrai le risposte che cerchi."

Senza capire, la guardai nel mare stupendo dei suoi occhi, e... qualcosa successe.

Sentii come un volo di colombe dentro l'anima, poi... poi le parole non servono più.

Posso solo cercare di dare l'idea di ciò che avvenne.

Fu come se, magicamente, tutto quello che di impuro avevo in me fosse svanito.

La bionda apparizione pareva letteralmente danzare sull'acqua, e, ad ogni suo passo, ogni sguardo, ogni sorriso, una piccola parte di ciò che ero scivolava via lentamente.

Mi sfiorò il volto con le dita, ed in me fu come un'esplosione di colori e di suoni.

Mi sentii proiettato in un dolce universo sconosciuto.

Istintivamente mi aprii a lei, lasciando che mi entrasse nell'anima per sfogliarla come un libro, leggendovi i segreti più nascosti. Non vi era più nulla di sacro, tutto fu rivelato.

Guardando nei miei angoli più bui scoprì le mie ferite ed ebbi paura. Sorrise, e con una carezza fece passare il dolore.

Credetti d'impazzire, non so se per la gioia o per lo strano senso di smarrimento che provai nel vedere scomparire le mie angosce, fedeli compagne che, uniche, mi avevano sempre accompagnato.

Lei se ne accorse. Mi baciò e, bevendo dalle sue labbra, assaporai il dolce sapore della tranquillità.

Ci abbracciammo, e le nostre dita s'intrecciarono.

In ultimo facemmo l'amore, li, nell'acqua, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo. e forse lo era.

Ricordo, come non potrei, che anche i grilli smisero di cantare.

Alla fine uscimmo dall'acqua e rimanemmo li, sulla riva, nudi, abbracciati col corpo e con la mente, parlandoci solo coi pensieri.

Quando fu l'alba lei si alzò.

"Devo andarmene." Disse. "E forse non ci vedremo più."

Mi sentii tradito. Per la prima volta in vita mia avevo trovato la completezza ed ora mi sfuggiva così. Piansi. Lei mi accarezzò il volto baciandomi.

"E' così dolce il suono del tuo silenzio." Disse. "E le tue lacrime sono un saluto triste ma delicato e da ora saranno quella parte di me che ti accompagnerà sempre."

Dischiuse la mano con cui mi aveva accarezzato, rivelando 5 piccoli diamanti.

Me li diede, poi, silente, si diresse al centro del lago e scomparve.

Rimasi li a guardare le acque tingersi del rosseggiare dell'alba e, per la prima volta in tanto tempo sorrisi, ed è il più bel ricordo che ho di lei.

Antonino Giorgianni

 

( Trovo il tuo racconto molto poetico, grazie. Marzia)

 

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