(L’autrice racconta e descrive, con dovizia di particolari, un suo affascinante viaggio in India. Suddividiamo il testo in parti relative alle varie città visitate, così da dedicare a ciascuna di esse la giusta attenzione).
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India caos organizzato
di Roberta Ferri
Mumbai
Le piogge frequenti esaltano gli odori che colpiscono i sensi camminando sui marciapiedi di Mumbai. È sera e la città si appresta a dormire, gli ambulanti ripongono le loro merci ed i senzatetto distendono i loro giornali su fazzoletti di marciapiede e si addormentano in attesa di domani. La polvere bagnata delle strade dissestate si trasforma in fanghiglia rossiccia e appiccicosa che dà ancor più l’idea di precarietà. Il monsone è nell’ultima fase di attività nel mese di agosto, ma le sue piogge calde sono ugualmente intense: impossibile ripararsi con ombrelli o mantelline impermeabili. Il fiume d’acqua che scorre lungo le strade inonda le tende posticce di chi vive sui marciapiedi, famiglie intere sotto sacchi neri o azzurri appesi a reti di recinzione o piante, gli oggetti raccolti dentro buste di plastica stivate anch’esse sotto le tende.
Colpisce vedere tanta miseria e colpisce il contrasto con chi invece si trova nell’altra fascia della società, quella che lavora, che mangia e che può permettersi il lusso di avere una casa, una macchina e vestiti puliti.
Mumbai è una delle città più promettenti dell’India, tanti vi cercano lavoro. Ci sono scuole, università, industrie, ristoranti, negozi ed i sedici milioni di abitanti lottano chi per la supremazia, chi per la sopravvivenza. Alti ed imponenti palazzi a più piani contrastano con baraccopoli sorte lungo fogne a cielo aperto. Il centro della città ha lunghi viali alberati, grandi giardini, bei palazzi, l’imponente e decorata stazione dei treni Victoria Terminus, il maestoso Gateway of India, il lungomare pulito e spazioso di Marina Drive dove la vista si perde sui grattacieli dall’altra parte del golfo.
Il traffico è caotico ed il suono nervoso dei clacson è una musica sgraziata che non si spegne mai, giorno e notte. Attraversare la strada è sempre un’avventura, anche con i semafori pedonali.
Di giorno le strade sono affollate di bancarelle dove è possibile comperare di tutto, noci di cocco verdi da bere, frutta fresca, souvenir, libri, stoffe, strumenti musicali, sculture in pietra e in legno, immagini sacre dei numerosi dei dell’induismo, profumi e accendigas dalle forme equivoche. Camminare attraverso le bancarelle è come fare un bagno di India. I venditori non perdono l’occasione per offrire le loro merci ed insistono all’infinito esaltandone le qualità ed il basso costo. La contrattazione è d’obbligo. Specie per gli stranieri i prezzi partono da molto in alto, ma poi si abbassano necessariamente fino a diventare quasi irrisori, per noi. I colori, gli odori intensi degli incensi accesi ad ogni spigolo, musiche indiane classiche e moderne suonate da CD, mamme e bambini che chiedono insistentemente l’elemosina, il suono di un flauto di bambù che si sposta con il suo musicista in cerca di acquirenti, un pranzo al Leopold caffè, lo storico locale in stile coloniale, riportano indietro nel tempo. Nostalgia. I ventilatori appesi al soffitto del Leopold girano lentamente, le vetrate rappresentano sacri pavoni. Gigantografie un po’ sbiadite di capitali europee sono appese al muro, i sapori piccanti del cibo locale ed il succo di mango fresco ci fanno sentire dall’altra parte del mondo.
A Mumbai, l’arte di aprire le noci di cocco fresche per poterne bere il succo e mangiare la sottile polpa consiste nel rimuovere con un coltello il mallo della parte superiore e poi con colpetti decisi incrinare il guscio fino a toglierne un cappuccio, tanto da poterci infilarci una cannuccia.
Dal Gateway of India partono le barche per l’isola di Elephanta. Barche colorate, un po’ fatiscenti, aspettano l’indomani per traghettare numerosi turisti a visitare i templi scavati nella roccia. Il grande arco, che sigló l’uscita definitiva degli inglesi dall’India, spicca sul colore del mare con il suo marmo chiaro scolpito in stile islamico. Un uomo solo, al di là della recinzione, dorme sul pavimento nudo. Una moltitudine di gente passeggia intorno alla costruzione mangiando gelati, altri siedono sul muretto parlando e guardando il mare. Venditori di gelati fatti in casa fanno affari alleviando per qualche attimo il gran caldo alle signore della borghesia avvolte nei loro rotolini di grasso e shari coloratissimi. L’hotel Taj Mahal, con le sue torrette e finestrine incorniciate, dall’altro lato della strada, sembra un palazzo delle favole d’altri tempi. Ai suoi piedi, file di macchine nere con autista in attesa di clienti speciali. Un ambulante siede a gambe incrociate sul marciapiede del lungo mare e vende ceci tostati e noccioline.
Gruppi di ragazzi improvvisano per strada partite di cricket nella zona delle banche, a traffico limitato. Qualche poliziotto incaricato della sicurezza ci impedisce di scattare foto, ma più in là altri ragazzi giocano e si fanno riprendere volentieri. File di scarpe e ciabatte attendono di essere recuperate dai legittimi proprietari.
I corvi sono dappertutto: sui mucchi di immondizia lungo la strada, sugli alberi, sulle recinzioni, sui ponteggi di bambù, sulle cassette postali rosse. Riciclano tutto ciò che riescono a trovare in concorrenza con cani e gatti randagi pelle e ossa, per la maggioranza del tempo addormentati lungo strade e marciapiedi e comunque sempre ben disposti ad accogliere carezze dagli sconosciuti.
La Cattedrale di San Thomas è intonacata di bianco all’interno e piena di memorie coloniali con le sue lapidi scolpite ed i numerosi ventilatori di ferro che pendono dal soffitto. Si trova proprio vicino al Horniman irce, un parco pubblico di forma circolare con alberi alti, panchine ed una fontana al centro. Riconosciamo la panchina dove nove anni prima ci eravamo seduti. Una sorpresa, un attimo di incredulità, ma è proprio la stessa panchina. La scultura di metallo nella fontana rappresenta grandi uccelli stilizzati. Al di sotto del marciapiede, all’ombra di grandi fronde di alberi tropicali, un uomo dorme disteso per terra con la testa nel fango, mentre due ragazze, vestite con abiti colorati e con i lunghi capelli raccolti in trecce, camminano rapide.
Riki si guarda intorno, quasi senza dire niente, catapultato in questo insieme di sensazioni, di immagini, di contrasti. Cammina e pensa. Non si immaginava che una delle due maggiori potenze asiatiche fosse proprio così come si presenta ai suoi occhi: Bombay…Questi sui silenzi ci incuriosiscono ed un poco ci inquietano. Avremo fatto male ad insistere che venisse con noi? Siamo a Mumbai, come affronteremo il resto del viaggio nell’India più India? Per noi la città non è così diversa da come l’avevamo vista nove anni fa. Non ci sono più mucche in giro, ma per il resto le cose non sembrano essere tanto cambiate.
Roberta Ferri
N.B. Il seguito a breve.