L'attimo in cui …
Un vociare di Babele nello sciacquio silenzioso, velluti, ori ornati e ricomposti in schegge incastonate di preziosità orientali, rossi porpora così appassionatamente in fuoco e tante maschere allusivamente esperte da tenere una vetrina : tutto mi attira, rimbalza e mi trafigge. Mi guardo attorno per cercare vie di fuga e sbuco in piazzette accoglienti come salotti che ostentano, da prospere signore sane, una loro rotondità sinuosa e voluttosa smussante le angolosità della città. Il pozzo, al centro, non è che l'ultimo tocco di tale mollezza.
Sento odor di fondamenta incurabili, mi dilato su trittici, cori e Guardi, odo provenire da chissà quale antico palazzo le note tipiche, a tratti rincuoranti, a tratti petulanti, incurabilmente veneziane. Anche la parlata della signora del negozio ha questo andamento musicale mentre mi racconta, la voce come un'altalena, la sua vita in questa città inenarrabile. L'ascolto, cullata, ma attenta a non perdermi una sola nota della sonata anonima.
Qualcosa mi ruba ancora lo sguardo e provo una morsa alla quale non so dare un nome. Forse sono loro, gli amanti, dal passo spedito, preludio furtivo di incontri appassionati, che calpestano il selciato della mia mente. Lo scalpiccio ritorna come un'eco resa ancor più chiara dall'assenza di rumori rombanti il quotidiano … I passi impazienti mi planano sul cuore, vi si adagiano ottenebrandone la generosità. Non so liberarmene, a nulla servono i miei rituali ed esorcismi, le mani tese da chi mi sta vicino : sono come preda di un incantesimo.
Quello è stato l'attimo in cui la mia anima si è ribellata, si è sentita tradita e, per una volta, non si è piegata al ragionevole, ordinario, buon senso comune. La sua originalità, stimolata dalla voce eterna della città incantevole, è volata più in alto. Non so dire ancora se riuscirò mai a levarmi anch'io, so che non tornerò qui se non per levarmi con lei.
Marta
I nostri racconti