L A  C O N F E R M A

(Episodio tratto dal romanzo "Istantanee con Bambina" edito nel 1998)

Marinella ebbe molti sogni ricorrenti che la seguirono, o inseguirono, negli anni dell’infanzia ed oltre. Ma ce ne fu uno solo, di un’unica volta che avrebbe potuto tranquillamente dimenticare, tanto fu evanescente, ma che invece le si fissò nella memoria, indelebile.

Era piccolissima, non più di tre anni, forse meno. La "nata vecchia" che era in lei le impose di ricordarlo: così la bambina trattenne nella mente quel frammento preistorico, un reperto archeologico, nell’attesa che qualcuno riuscisse a decifrarlo, se non ne fosse stata capace da sola.

E’ possibile che anche altri bambini abbiano, piccolissimi, quel sogno, o sensazione. Forse tutti. E che sia normalissimo dimenticarlo, perché ininfluente sul corso degli eventi successivi. Se la bambina ha così fedelmente ricordato, deve esserci una ragione, uno scopo importante. La conferma di una teoria, un’ipotesi tenace che solo nell’età matura si sarebbe presentata determinata, nata dalla percezione di una verità che la sua anima aveva sempre conosciuta.

***

La bambina, raggomitolata ai piedi del letto matrimoniale, sopra la trapunta, si era addormentata. In quella posizione raccolta, piccola com’era, sembrava un cuscino, si confondeva con i disegni arabescati. O forse, semplicemente, era andata a ritrovare la posizione fetale, nel grembo materno, prima di nascere...

Era stata una di quelle circostanze in cui si allontanava dalla vista e attenzioni degli adulti per estraniarsi dai loro problemi, rifugiandosi nella sua solitudine così ricca di immagini e pensieri. Il sonno l’aveva colta di sorpresa, in un’ora insolita del giorno. Dormendo aveva sognato: visioni e situazioni, familiari nel sogno, ma incomprensibili al risveglio, tanto che sfumarono e si dissolsero al primo battito di ciglia. Invece rimase intensa la sensazione, sconvolgente e tenera insieme, sia fisica che sentimentale, con la nostalgia struggente di momenti conosciuti e ormai perduti. Ciò che avvertì nitidamente fu la vibrazione, la corrente di energia che la percorse tutta, dalla testa ai piedi e viceversa. In qualche modo tentò di trattenerla e, quando si affievolì e scomparve, cercò di ricostruirla; inutilmente. Provò più volte, in seguito, senza risultato. Però mantenne dentro di sé, nitido, il ricordo. Senza alcun riferimento, senza spiegazione, ma sempre col desiderio inconsapevole di ritornare là, dove l’aveva portata il sogno.

Finché un giorno, adulta, accadde. Riconobbe, e l’emozione fu violenta, la vibrazione intensa e sconvolgente, rimasta nel suo ricordo. Fu quando amò un uomo per la prima volta e si unì con lui anche fisicamente. Fu consapevole di quel collegamento e le sembrò pazzia, come una profanazione. Ma proprio l’innocenza indiscutibile della bambina, meno di tre anni, anche se apparentemente sconcertante, era il punto focale, fermo e preciso, solido e inattaccabile.

Memoria genetica, o memoria di vite precedenti?

Mariella (Marzia) Plumeri

 

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