Estratto da "LE ORTENSIE BLU" di Maria Patrizia Bianchi, romanzo edito da ArtEventBook.

Pagine 88-89-90-91

Roberto giungeva sempre in ritardo ai tempi del loro giovanile amore e lei era arrivata con qualche minuto di anticipo; però quell’attesa la imbarazzava. Quel camminare qua e là nascondeva in fondo anche un po’ di tremore. Chissà se Roberto sarebbe rimasto deluso. Alessia era ancora carina, specialmente quel giorno con il vestito fiorito di organza leggera. Molti la giudicavano bella.

"Dolce signora, i miei omaggi."

Sentì una voce profonda alle sue spalle. Si volse e incontrò uno sguardo ammirato, ridente. Roberto le baciò la mano mentre lei avvampava, poi, d’impeto, l’abbracciò stretta. Forse non avrebbe dovuto ma era stato spinto da un moto incontenibile. Era stato un poco a spiarla dall’altro lato della piazza e aveva riconosciuto il suo andare, il modo di girare la testa. Per qualche minuto aveva dovuto contenere quel batticuore che, suo malgrado, lo dominava.

"Quanti anni, Alessia, quanti anni sono passati e questo incontro non mi sembra neanche vero!" disse, quasi a scusarsi.

Temette la sua reazione, ma Alessia sorrise. Più di trent’anni sparirono in un batter di ciglia, una così consistente parte di vita, miracolosamente annullato quel senso di estraneità che il tempo produce dopo un lungo periodo.

"Da dove sbuchi così all’improvviso?" chiese lei per prendere tempo e mettere Roberto a suo agio. Gli aveva colto sul viso i segni di un’emozione che non avrebbe mai sospettato e lei a quell’abbraccio aveva sentito un calore improvviso.

"Ero lì in farmacia che ti stavo osservando ma ti avrei riconosciuto anche se la piazza fosse stata affollata. Sei sempre la stessa, hai solo cambiato pettinatura."

L’aveva detto con tale sincerità che Alessia si commosse. Di certo voleva farle un complimento. Lei invece lo trovò cambiato. Irrobustito e stempiato, aveva un aspetto professorale.

"Ora porti gli occhiali?" gli chiese. Lui trasalì.

"Solo per la guida e per vedere lontano. Senza di questi come ti avrei riconosciuta?"

Se li tolse rapidamente e se li mise in tasca. Aveva recuperato la disinvoltura di sempre.

"Dove andiamo?" le disse prendendola sottobraccio. "Facciamo due passi e poi ritorniamo a prendere un tè in quel bar là di fronte; ti va?"

"Come vuoi tu."

"Dunque era proprio destino che ci vedessimo ancora! Non considerarmi un estraneo, ti prego. Ho sempre desiderato di ritrovarti" commentò Roberto guardandola. E nelle sue parole c’era una sorta di trepidazione.

"Ti credo, Roberto,ti ho sentito sincero in quell’abbraccio. Irruente come sei sempre stato, spontaneo come allora. Non siamo due estranei. Possiamo parlare di tutto come ai vecchi tempi" disse lei, piano. Anche a lei quelle parole erano venute di getto.

S’incamminarono adagio lungo il viale centrale che conduce al Tettuccio. Parlando, si osservavano senza parere, quasi a cercare, a voler ritrovare l’uno nell’altro i tratti e i gesti che avevano amato.

Si raccontavano pacatamente le vicende della loro vita da quando si erano perduti di vista, ma c’era un pudore dentro di loro che impediva per ora di rievocare il passato. Volevano che si creasse fra loro un clima di comprensione, di confidenza. C’era in entrambi la precisa intenzione di non ricordare ciò che li aveva divisi, la tensione e l’angoscia di quella lontana separazione, la fermezza di lei nella decisione di chiudere il loro rapporto senza possibilità di spiragli. Se avevano desiderato di rivedersi, li aveva spinti, oltre alla curiosità, il desiderio di ritrovare solo i bei ricordi di quel tempo incantato e di notare i cambiamenti avvenuti. Anelavano entrambi inconsciamente e assurdamente a recuperare qualcosa di bello e di perduto. Passeggiarono a lungo per i viali ed il parco, sempre più animati nello scorrere del pomeriggio, in un’atmosfera un poco irreale. Maturavano dentro una leggera euforia, un’incredula gioia.

Alessia qualche volta, negli anni, si era rammaricata della sua durezza nei confronti di Roberto, specialmente in concomitanza delle scappatelle di Walter. Evidentemente era predestinata ad avere al suo fianco un uomo infedele, perché forse la maggior parte degli uomini si comporta così. Lei era molto giovane al tempo del suo amore con Roberto, troppo idealista ed intransigente. La vita e la maturità le avevano insegnato molte cose, l’avevano resa più tollerante. Forse le cose erano andate davvero come diceva Roberto fra lui e quella ragazza. Lei non gli aveva creduto. Chissà se con Roberto sarebbe stata più felice che con Walter. Quante volte ci aveva pensato!

Ora gli camminava a fianco, nel suo vestito di organza e le pareva di essere ancora a Venezia, con una lievità di ragazza e un uomo che non era diventato uno sconosciuto. Ora si portava dentro una parte che non era cambiata. Alessia non guardava la gente che sfiorava passando, osservava soltanto Roberto per ritrovarne l’espressione degli occhi, il modo di atteggiare le labbra, tratti ed espressioni che le tornavano via via familiari. Il loro incontro era avvenuto in un modo talmente spontaneo da sembrare ora naturale e incredibile quell’affiatamento di gesti e parole.

Roberto le aveva passato una mano sotto il braccio e lentamente glielo accarezzava giù giù fino alla mano, fino ad intrecciare le dita con le sue e a stringerle il palmo.

Maria Patrizia Bianchi Cecchini

I nostri racconti