LETTERA A CRISTINA

Nel rivedere le bozze di questo nuovo libro, ho provato una strana sensazione.

Sfogliandone le pagine, ho ripensato all’ultima mia fatica letteraria, ad alcune cose da me affermate.

C’è un momento, nella vita di ognuno, che coglie impreparati, che spaventa… Mi accorgo davvero che l’uomo non rimane mai fermo "come un fusto di quercia corroso".

E allora osservo e scruto questo straniero che è in me, che ora allunga il passo verso quella visione evolutiva, che è consapevolezza di vivere pienamente le emozioni che salgono dal cuore, e celebrano il loro sodalizio con l’amore.

E’ ricerca e scoperta di non essere più solo, svincolato da quella viltà che era paravento per non accettare alcuna responsabilità.

Ora, fortunatamente liberato dalle catene subculturali della strada e della forza, cammino e respiro, scollato dalle apnee delle ansie, dalle angosce delle verità costruite a misura. Sottocarico per la colpa, ma con il corpo eretto per ciò che intravedono i miei occhi e sentono i miei battiti.

Solo ora riesco ad ammettere che le parole si usano, si piegano al proprio volere, perfino la prosa diventa lo strumento della musicalità più feroce: fino ad asserire che non c’è amore, e non c’è l’altro, non c’è fedeltà, e non c’è reciprocità.

Trattare il mondo come una metafora, equivale a ridursi a mettere dei timbri su un passaporto, ma senza l’entusiasmo di conoscere un nuovo paese.

Mi guardo intorno, e la felicità mi monta dentro, mi dà il senso di come sia possibile squarciare la notte e accarezzare il suo arcobaleno con una mano stretta alla mia.

Esistono corde dentro di noi che debbono essere sfiorate, energie interiori su cui fare leva, mondi che non smettono mai di sorprenderci.

E’ "esistere" per vivere la vita e non subirla, dove il pensiero ricerca l’azione senza collisioni ideologiche né congegni di nascondimento.

Per me non si tratta di gesti pietistici o di una appropriazione indebita di virtù morali, bensì di incontro con la realtà nella semplicità, senza per questo "semplificarne la difficoltà" di perseguirla.

Dio è anche in questo, nella mia capacità di rischiarmi per quello che sono e soprattutto sono in grado di fare con l’aiuto degli altri, e con il tuo amore.

C’è amore in questo libro, amore per chi ho intorno e amore per te, la compagna che condivide con me la vita e la speranza.

Amore è una vela al vento che non dà mai assenza né lontananza, è qualcosa che mi spinge a sentirmi insieme agli altri, a volermi finalmente un po’ di bene, per quella sofferenza che non è calata a caso sul mio capo, ma che mi ha fatto crescere.

Amare non significa "comprare", non sottende l’arte del ricevere, non ha prezzo da concordare.

A volte si pensa di amare per il bisogno di essere salvati, per sentirsi appagati, per oblio di autosufficienza.

Si seduce e si affascina l’altro, tralasciando di ricordare i detriti eretti a memoria.

Con questo bagaglio allacciato in vita, ho infine incontrato l’Amore, quello che non porta maschere né inganni, e non ha bisogno di parole ricercate per disegnare quel "noi" che sta "insieme", e vive anche nei limiti, nelle ristrettezze, nelle pene.

Cris sei l’amore che squarcia la notte, e avvicina a quell’arcobaleno che non conosce le rese di un bacio rubato.

E’ amore di cuore e di mente, perché è speranza e fiducia reciproca, è fuoco che arde e brucia le nostre lentezze e presunzioni.

E’ cielo di una lacrima che ci libera, accompagnandoci a un frammento di infinito eterno.

Tu, Cris, sei tutti i colori del cuore .

Vincenzo Andraous

 

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