Libera anima
Racconto di una viaggio
di Roberto Amico
5° Cap.
L'indomani, scesi dalla mia camera di buon'ora. Feci colazione ed aspettai l'arrivo di Antonio e Graziella rimpiangendo un po' un'altra giornata di mare persa, anche se andare a trovare Renato era sempre un vero piacere.
Così, per un attimo, finalmente rilassato, mi distesi sul divano della camera da pranzo dove c'era sempre una dolce frescura, socchiusi gli occhi nell'attesa e i miei pensieri rischiarono di andar via se non fossero stati bruscamente fermati dallo squillo del telefono dello studio.
Mi rizzai e incominciai ad attraversare il lungo corridoio, ma mia sorella era stata più svelta di me, comunque ero arrivato alla distanza giusta per sentire la concisa risposta: "Alessandro? si, aspetta un attimo, te lo passo"; così proseguii verso lo studio pensando che fosse Antonio che volesse comunicare un qualche imprevisto.
"E' per te" fece Marisa, tentando di passarmi la cornetta.
Mi espressi allora con il solito eloquente ed arcaico gesto della mano chiusa a mo' di cucchiaio col pollice che toccava le altre dita, il palmo rivolto verso l'alto ed il conseguente veloce dondolio. Ricevetti la medesima risposta.
"Pronto" feci, una volta ricevuto il testimone passatomi da mia sorella che adesso si allontanava dalla stanza, chiudendo educatamente la porta.
"Alessandro?" fu l'interrogativo della voce femminile posta al di là del filo, e mi sentii gelare il sangue.
"Si, sono io" affermai, cercando di velare il tremolio della voce suscitato da un improvviso e repentino sprofondamento dell'animo incapace di gestire emozioni che toccano il profondo dell'intimo sconosciuto.
"Sono Claudia ..." e la sua breve pausa fu un attimo di eternità.
Adesso dovetti sedermi. Avevo riconosciuto, fin dalla prima sillaba, il timbro nasale, la tonalità e l'accento inconfondibile della voce. Ma non era possibile, non me ne capacitavo e il cuore in tumulto esprimeva sensazioni e sentimenti non codificabili.
Lo sforzo che successivamente feci fu sovrumano. Mi imposi la via razionale.
"Cluadia chi?" la incalzai cercando di darmi un contegno.
"Non cercare, come al tuo solito, di far finta di non capire, sono io, il tuo mare, la tua montagna, come amavi dirmi ... non ho mai dimenticato ... il tuo amore ..."
Tentai allora un'ultima disperata difesa. "Quella Claudia è morta più di dieci anni fa, è tutto scritto, è tutto vero ... i fantasmi non esistono ..."
"Povero Alessandro, tu non conosci la mente crudele e priva di qualsiasi scrupolo di quell'assassino di Mario che per fortuna è morto da un paio d'anni in un incidente stradale in Venezuela, dove eravamo andati a vivere dopo avere inscenato, a mia insaputa, la nostra morte. Mi aveva detto solamente che era meglio cambiar aria perché avevano già decretato la nostra fine. Così cambiammo continente e generalità. Ho scoperto tutto da poco tempo, cioè da quando ho avuto il coraggio di tornare in Sicilia, sempre sotto mentite spoglie, avendo ricontattato il monaco buddista divenuto poi nostro ambasciatore, consegnandoti quello che per te mi auguro sia stata una piacevole sorpresa ..."
"Ma sei veramente tu ..." feci con animo ormai rassegnato alla constatazione dell'inequivocabile appartenenza di quella voce e al racconto della sua verità .
"Certo che sono io, amore mio ..." rispose entusiasticamente, avendo intuito la breccia che si era aperta.
"Allora come giustifichi" la interrogai con un ultimo colpo di coda "il colore ingiallito della carta e della busta, nonché l'inchostro sbiadito, delle tue missive? Il tutto, ad un primo visivo esame, non sembrerebbe di recente elaborazione!".
"La carta l'ho trovata al monastero" intervenne dopo una breve esitazione "sai, loro non buttano nulla ... La stesura dei testi però ti assicuro è stata effettuata in quest'ultimo periodo ... Forse sei stato ingannato dalla natura dell'inchiostro! Comunque ne avremmo di tempo per parlare, di questo e di altro, ho una gran voglia di vederti e di abbracciarti. Non sarà sicuramente come prima, io sono profondamente cambiata e credo lo sarai pure tu, però c'è sempre stato un filo che mi ha tenuto legato fino ad oggi a te. Anche se non conosco il nuovo evolversi della nostra storia, e ne ho un po' paura, il sentimento che ancora provo verso te mi spinge a non mollare, a chiedere il tuo aiuto e la tua comprensione ..."
"Quando ci vediamo?" l'ultimo baluardo del razionale era crollato e con impazienza attendevo la risposta.
"Ancora non lo so, devo sistemare qualche piccola faccenda, mi farò comunque risentire domattina a questa stessa ora, aspettami .... "
"Ci puoi contare ... " risposi sommessamente.
"Va bene , allora a domani, ciao amore, sono felice ..." e riattaccò.
Mi sentii un magone alla stomaco, svuotato dentro come se mi fosse stata risucchiata l'anima, ma non ebbi tempo per riflettere sufficientemente perché di lì a poco citofonò Antonio. Scesi abbastanza velocemente e salii in macchina, c'era pure Carlo.
Dovevo avere stampigliato in viso lo sconvolgimento perché mi accorsi improvvisamente che sei occhi pieni di interrogativi erano puntati su di me.
"Novità?" fece Antonio cercando di rompere il ghiaccio.
Dapprima non sapevo se celare o fare partecipe i miei amici dell'evolversi della vicenda. Avevo il timore che cominciassero a prendermi per matto, però era troppo forte la sensazione di disagio che avrei provato nei loro confronti e troppo forte la voglia di esternare il mio sentimento "impanicato". Così decisi per la seconda soluzione.
"Sì, ci sono novità" dissi cercando di scrollarmi di dosso questa insofferenza e anche i loro sguardi "ma metti in moto, va via di qui, ne parleremo per strada ..."
Da casa mia a quella di Renato ci si impiega circa un'ora e mezza di macchina. La superstrada Catania-Ragusa è piena di insidie ma bella, soprattutto se fatta in primavera quando le colline sono piene di un verde esplosivo fantasticamente merlettato coi colori dei fiori di stagione. Adesso il paesaggio risultava di un densissimo giallo-oro interotto da muri a secco bianchi che delimitavano i confini di proprietà, ma non le mie fantasie che, dopo il racconto della telefonata che aveva lasciato interdetti i miei compagni di viaggio, avevano modo di sbizzarirsi liberamente.
A turno ognuno di loro cercava di farmi tornare alla realtà con frasi del tipo:
"Ma credi davvero che sia lei ? - Se decidi di incontrarla stai attento, non ti fidare! Per essere più sicuro ti potremmo seguire da lontano - Io a questa storia non credo per niente - Mettiti in contatto con la polizia - I morti non resuscitano" etc.
Niente. Percepivo appena le loro litanie, la mia mente ormai vagava sognando campi d'amore. Sentii rinascere le mie potenzialità d'amante giovane e sincero. Non che a Elena non volessi bene, anzi, ma forse per troppo tempo il nostro amore era stato condizionato dalla quotidianità con la quasi totale assenza di quei sconvolgimenti che il cuore ogni tanto ha bisogno di assaporare, per sentirsi giovane, per vivere. Adesso, chissà grazie a quale misteriosa combinazione, il mio animo si muoveva nuovamente verso quella direzione dell'immenso a lungo scordato e non volevo lasciarmi sfuggire l'occasione.
Mi svegliai da questo torpore solo all'arrivo. Renato ci accolse come sempre col sorriso sulle labbra tenendo per mano la figlia più piccola, col solito branco di cani che possiamo definire "da cortile" che col loro chiassoso abbaiare facevano da colonna sonora a quella desertica campagna il cui paesaggio era interrotto dalla casa isolata.
Soliti abbracci, poi le presentazioni e Catherin, la moglie francese, che sempre con comodo faceva capolino, ci diede il benvenuto alla "transalpina".
Renato non aveva perso per nulla il suo fascino. I lunghi e quasi incolti capelli neri e la poderosa barba, nonostante l'approssimarsi ai suoi primi cinquant'anni, ancora non risentivano l'avanzata del grigio. La sua condotta era sempre fiera, sicura della sua piccola follia.
Carlo cominciò ad eccitarsi, come del resto la piccola Elise che raramente aveva l'occasione, a parte la scuola, di rapportarsi in quella casa ad altri esseri umani che non fossero i genitori e iniziò una sequela ininterrotta di brevi e divertenti racconti che fecero la felicità di Renato. Fu come rinverdire i tempi in cui era sposato con un'altra donna da cui ebbe la prima figlia e abitava a Catania. Quella casa, per noi più giovani e bisognosi di punti di riferimento, era diventata per anni come una specie di ritrovo e Carlo si sbizzarriva con le sue imitazioni, i suoi racconti e la sua chitarra che adesso, riprese in mano mentre Renato ascoltava, con le mani fra i capelli, la mia storia. Alla fine pregai tutti i presenti di non farne menzione ad alcuno, almeno fino a quando la vicenda non fosse chiarita.
"Ma è pazzesco" fu il primo commento di Renato che, come al solito. prolungava l'ultima frase aiutandosi con un ampio e largo gesto del braccio e della mano "dunque Claudia è viva!"
"Questo è ancora tutto da verificare" obiettò Antonio.
"Ma se Alessandro dice di averla sentita appena stamane e che la voce era sicuramente la sua!" riprese Renato forse con la voglia di credere anche lui a questa resurrezione e di darne la propria personale interpretazione, rendendo il tutto ancora più "misterico".
"E se si fosse reincarnata?" insinuò alla fine il dubbio col sorriso sulle labbra..
"E la storia del Venezuela" obiettò Carlo interrompendo per un attimo i suoi arpeggi.
"Può essere solo un'invenzione creata per non intimorire eccessivamente Alessandro. A volte capita che certe anime non trovano subito la loro collocazione e hanno bisogno ..."
"Stai per caso frequentando Silvana ultimamente?" l'interruppi senza celare troppo il mio sarcasmo.
"Silvana chi?" chiese Renato.
Lo ragguagliai anche di quell'incontro con la monaca buddista.
"E' da vent'anni che non la vedo" riprese "certo, dati i precedenti, non l'avrei mai fatta capace di prendere qualsiasi tipo di voto, il mondo è strano ... Comunque, quella che ti accennavo è una mia filosofia elaborata dopo aver letto e studiato .... "
Già, Renato era un filosofo. Aveva le sue teorie sulla vita, sulla medicina, sull'omeopatia, sulla politica, sulla religione ... Tutto elaborato sulla base della sua presunta "alternatività" e anche ingenuità ed inconsapevolezza.
Era però divertente ascoltarlo e spesso i suoi discorsi non risultavano privi di senso, così lo lasciai continuare senza prestargli troppa attenzione.
Il mio pensiero si rivolse, giacché l'avevo nominata, a Silvana, o come diavolo si chiamava adesso. Era lei che appena l'altro ieri aveva predetto con sicurezza il mio incontro con Claudia, e Claudia stessa aveva fatto cenno alla carta per le lettere datele dal monaco buddista, sicché presi la decisione di andare il più presto possibile alla villa dove avevo avuto l'incontro o, qualora non fosse capitata la medesima occasione, di recarmi direttamente al monastero.
Esaurita la teoria della reincarnazione elaborata da Renato, si passò ai preparativi per il pranzo che consistettero nel fare un fuoco per ricavarne la necessaria brace indispensabile per poter cucinare gli "arrosticini" portati da Antonio, che non sarebbero altro che carne di castrato tagliata a tocchettini e infilati in un lungo stecco a mo' di spedino.
Fatta quest'operazione e avendo espletato con molta soddisfazione, anche da parte mia, che per un momento avevo accantonato il pensiero della controversa situazione vissuta, il rito sacrificale dell'animale, vera delizia per il primordiale gusto del nostro palato, - iniziammo a metterci in posa per l'imminente giro di carte programmato già dalla sera precedente.
Di norma, quando siamo un gruppo omogeneo disposto a questo tipo di situazione, si fa un giuoco collettivo, dove tutti, a turno, siamo lettori ed interroganti.
Ma adesso avevamo voglia di una lettura singola fatta dal "vate" Renato, sempre ben disposto a vestire i panni del profeta.
La nostra è una lettura di carte meditativa, nel senso che chi vuole farsi leggere i tarocchi deve avere già intravisto i suoi problemi e vede il "giuoco" come un metodo per farli emergere, cogliendo nel messaggio divinatorio un'occasione per crescere.
Di ciarlatani "preveggenti" il mondo è pieno, "vedere al di là" è una ricerca, un dono e anche un modo di vivere a cui pochi, veramente pochi, sono in grado di giungere.
Noi consideriamo i tarocchi un potente strumento per "vederci dentro", per questo deve esserci sempre un rapporto rilassato e non competitivo fra lettore e consultante.
Tuttavia, a volte, dopo anni di esperienze, si può avere, per un attimo, una visione "dell'aldilà" che non è sempre facile comunicare.
"Allora iniziamo da Carlo?" propose Renato dopo aver rimproverato blandamente la figlia che in un momento di particolare eccitazione aveva sputato in viso al mio paziente cugino il quale, senza batter ciglio, adesso asciugava quegli abbondanti secreti di bambina che gli colavano dal naso. Forse Renato aveva inteso quell'atto di innocente fanciulla come un segno divinatorio, scegliendo come primo consultante quello benedetto dal Signore.
Carlo naturalmente chiese del rapporto con la moglie interrotto solo da pochi mesi e il responso di Renato, che preferì fare il gioco solo con gli Arcani Maggiori, fu questo:
"Ma come hai fatto a sposarti una fottutissima borghese (la Papessa) che non ha nulla a che vedere con la tua eccentrica natura (il Matto). Adesso se la Papessa si trova come energie d'intorno quelle dell Papa (potere spirituale) viene fuori una situazione di totale schizofrenia" e rimarcò quel "totale" con un ampi gesto circolare della mano "essendo tutte le energie bloccate" altro gesto delle due mani che con le dita aperte si toccavano ad intermittenza "dalla cultura tradizionale cattolica. Come si fa" continuò "a vivere questi incontri quando da una parte c'è tutto un sistema mentale che non vede al di là di un ipocrita altare e dall'altra c'è la voglia "matta" e solitaria dell'evasione dello spirito che ha bisogno di sentirsi libero ,sicuramente rischiando, ma senza abiti talari che ne rappresenterebbero la morte. Allora come conseguenza di tutto ciò, non si può verificare se non l'irruzione di energia distruttiva ma positiva (la Torre) che ti porterà alla carta dell'Eremita, che è una carta complementare al Matto, essendo tutti e due ricercatori solitari della verità, mentalità considerata dalle persone a cui sposandoti sei andato incontro, per dirla con un eufemismo, fuori dal mondo. Tuttavia c'è una differenza fra il Matto e l'Eremita. Il primo ricerca la verità nel mondo esterno, non curandosi dei pericoli, anzi, in qualche senso, assaporando quegli odori che fanno pur sempre parte del mondo e quindi della vita; mentre la ricerca dell'Eremita è rivolta più verso se stessi (la lanterna che ne guida il cammino) e, essendosi dato delle regole e delle discipline, è giunto ai picchi inaccessibili della carta del Matto. Da quei picchi però bisogna intraprendere la via della discesa, forse ancora ci vorrà del tempo, ma non è sempre positivo rimanersene isolati in quelle alture, ci sono ancora altri mutamenti da fare, questa non è che una sola tappa del percorso ...".
"Alla prossima ..." fece Carlo con un velo di malinconica ironia.
Poi fu la volta di Antonio e Graziella, che, essendo innamorati da non troppo tempo, decisero di fare un gioco comune.
"Voi siete a posto" proferì Renato "anche se vi è stato e vi sarà più di uno scoglio duro da superare. Vi è uscita la carta del Diavolo e degli Amanti che messe insieme diventano un "cocktail" esplosivo, perché il Diavolo è la verità degli Amanti, e per questo si deve confrontare con tutto un mondo moralista che trova nella negazione del corpo la propria fede, e vorrebbe vedere incatenati gli Amanti perché vivono liberamente le proprie passioni. Ora il Diavolo non è solo il mondo esterno, siamo anche noi che con i nostri rimorsi e sensi di colpa viviamo situazioni tenebrose da cui non è facile distaccarsi se non si scorgesse la luce. Anche voi dovrete scontrarvi con il potere (l'Imperatore) però il tutto si risolverà per il meglio grazie alla carta finale (il Mondo) che vi porterà all'inizio (lo zero simboleggiato dalla ghirlanda ovale che rinchiude la figura) di un cammino ben promettente, che potrete intraprendere una volta superato lo scoglio del Diavolo e dell'Imperatore".
"Non è che abbia capito granché" intervenne alla fine Antonio.
"Neanch'io" confessò Renato "però le carte dicono questo ... "
"A me è sembrato di intuire qualcosa" fece Graziella "non è che si potrebbe fare un altro giuoco al fine di chiarire meglio gli "scogli"...".
"Le carte sono qui per questo" riprese Renato "però il tempo a nostra disposizione purtroppo non è tanto perché, come sapete, nel tardo pomeriggio ho i miei impegni lavorativi e adesso mi premerebbe leggerle a Alessandro, vista la situazione ... A te voglio fare il giuoco delle cinque carte" disse rivolgendosi a me.
Come per gli altri scelse solo gli Arcani Maggiori, che mescolò con cura e alzai tre volte con la sinistra. Poi le distribuì sul tavolo a semicerchio e ne estrassi quattro, sempre con la mano sinistra. le dispose nella maniera seguente:
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GiudiceI - Il Mago
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Pro...........................................|Indicazione...........................|ControVI - Amanti....................................XX - Giudizio.................................0 - Il Matto
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SentenzaXIII - La Morte
Il Giudizio, Arcano Maggiore n. XX, era stato ricavato dalla somma delle quattro carte da me precedentemente scelte e ordinate da Renato secondo lo schema riportato.
"Dunque, appare evidente" divinizzò Renato "che è l'amore, o una situazione amorosa, da cui inizia il movimento del giuoco, che ha come punto di rottura il Matto, che, come già detto a Carlo, è colui che fa una ricerca della verità ma da solo, con una buona dose , appunto, di follia, che lo porterà sicuramente all'allontanamento della figura degli Amanti. Potresti essere tu quando avevi le tue "esuberanze giovanili" ... ".
"Veramente fu lei a mollarmi ..." ribattei.
"Sì, lo so" continuò il vate "però non credo tu abbia fatto tanto per riprendere in mano la situazione ... per cercare insomma di riportarla a te ... ".
"E che potevo fare, se non il matto ... Ero così innamorato e così disperatamente sicuro, anche perché me lo dimostrò diverse volte, che la nostra storia fosse chiusa, finita, che non cercai più di tanto di infastidirla; non restava che vagare con la mia fantasia per cercare di allontanare dalla mente quelle figure di due corpi nudi che si erano amati forse oltre ogni percezione razionale, forse veramente andando "al di là" dell'umano contesto".
"Comunque" proseguì Renato "successivamente la carta del Mago ti pone su un altro livello, è la consapevolezza di sé, l'io individuale che emerge e si distacca dal Matto-bambino riuscendo ad allontanarsi dalle illusioni. I quattro elementi che tiene sul tavolo (la spada, il bastone, la coppa e l'oro) indicano i quattro simboli della creazione quindi l'io potenziale che può fare tutto. Forse, insomma la situazione che hai vissuto finora in Toscana, fintanto che ti si è presentata prima la Morte e poi la Resurrezione (il Giudizio) che ti hanno sconvolto. Anche se non si trattasse, ma potrebbe essere questo un caso, della reincarnazione di cui facevo cenno poc'anzi, c'è ad ogni modo un risveglio che indica la Resurrezione dopo la morte iniziatica. Il soffio dell'angelo è soffio redentore, è la tecnica della respirazione che diventa nutrimento e purificazione dell'energia. Gli amanti sono morti l'uno nell'altro, ma solo questo è stato amore. Amore e morte vanno insieme, è la stessa energia, quando questa divisione scompare, tutte le altre divisioni scompaiono ...".
Fine del 5* capitolo