Libera anima
Racconto di un viaggio
Di Roberto Amico
6° capitolo
La morte, la vita, l'amore, la resurrezione, quante
parabole e filosofia, quanta vita vissuta, quanta ricerca e interrogativi posti
dall'anima.
Adesso tutto ronzava intorno a me, quanti libri letti,
quante discussioni, quanti volti di amici e fratelli visti crescere e morire, e
sempre cercare un significato alla vita
che forse non ci è dato sapere, o forse non ci sappiamo rassegnare alla sua
semplicità, confrontarci con la totalità dell'Universo per poi umilmente
constatare che alla fine non è così importante sapere se il Big-Bang ne è stato
l'inizio oppure no .
Disteso finalmente al sole, per la prima volta dalla mia
venuta, dopo aver puntualmente ricevuto in mattinata la telefonata di Claudia
che mi fissava l'appuntamento per le cinque del pomeriggio a piazza Stesicoro a
Catania, all'ingresso dell'anfiteatro romano, aspettavo con animo stranamente
sereno il trascorrere della mattinata.
Avevo deciso di andare da solo al mare in quella spiaggia
quasi desertica, composta da ciottolini bianchi di media grandezza, per
riposare e riflettere ancora. Non volli la presenza di nessuno per non essere
distratto dai miei pensieri, e a nessuno dissi dell'appuntamento per non essere
messo in guardia dagli ipotetici pericoli.
Rinunziai anche al proposito di andare a trovare i
buddisti, tanto speravo di chiarire il tutto quel pomeriggio con Claudia.
Desideravo che tutto si svolgesse con calma, che il mio animo si svuotasse dalle scorie
del razionale e si preparasse con leggerezza a quell'incontro, che il mio cuore fosse libero da
condizionamenti morali, che il mio sole rinvigorisse la mente con l'energia indispensabile per compiere
con profitto questo lavoro, che il mio mare benedicesse il corpo affinché andassi da lei con l'innocenza di un
fanciullo, che il sale della mia terra guarisse anche le ultime ferite affinché
non si accorgesse delle cicatrici.
Dovetti farmi prestare la macchina da mio fratello per giungere
in quella località che, nonostante si trovasse vicino Taormina, era pressoché
deserta. L'avevo scoperta quando con Elena si cercava una spiaggia adatta alle
sua constatata destrezza marinara, che negli scogli da me amati trovava una
qualche difficoltà ad essere esibita.
Già, Elena, avevo l'impressione che adesso appartenesse ad
un'altro mondo, un mondo da cui ero distante per condizione e per spirito, un
mondo che non mi apparteneva e al quale non appartenevo; questo viaggio era un
rischio al quale non ci potevamo ormai esimere. Credo che ella lo vivesse con
consapevolezza, al contrario di me, abbagliato dalla luce sconosciuta e
misteriosa vagavo fra quei fluttui quasi senza coscienza, ma forse questo era
quello che cercavo.
L'illusorio tempo intanto trascorreva inesorabilmente e i
convenzionali ticchettii spostavano velocemente le lancette dell'orologio verso
l'ora in cui avevo deciso di partire, le 15,30, dando congruo spazio alla
possibilità che vari imprevisti potessero ritardare il mio arrivo. Il tempo
reale aveva dato tuttavia dimostrazione della sua esistenza, facendomi
viaggiare dentro gli archi di mille vite, dagli esseri primordiali agli animi
più raffinati, dagli abissi più profondi alle isole più incantate, avevo
viaggiato dentro l'Esistenza, eppure rimanevo sempre sconosciuto a me stesso.
Quando montai in macchina l'estasi solare scomparve.
Dovetti confrontarmi con un mezzo adoperato pochissime volte e con la calura
della stagione.
Adesso i miei pensieri divenivano più concreti, le paure
evidenziavano prepotentemente le incertezze dello spirito e l'ansia assaliva il
mio corpo stressando le ghiandole sudorifere che dovettero subire, oltre la
normale routine dipendente dal clima, un'ulteriore pesante mole di lavoro.
Ero in fibrillazione, teso, emozionato, insicuro, come un
bambino al suo primo esame.
Fortuna che Catania a quell'ora, grazie al caldo, che
teneva chiusi nelle loro case la maggioranza dei cittadini, era
semi-deserta, e questo evitò sia i
ritardi preventivati, sia altri
possibili stimoli negativi derivati dalla caoticità del traffico.
Nonostante piazza Stesicoro si trovi in centro, parcheggiai con facilità la macchina.
Mancavano ancora 45 minuti circa all'appuntamento, così
decisi di andare al primo bar che
avessi incontrato, a prendere un caffè, un whisky e starmene un po' a sedere,
ingannando il tempo col fumo di una sigaretta. Pensai che tutto ciò mi avrebbe
rilassato e così fu. In realtà,
sfidando la temperatura poco adatta per ingerire quella bevanda alcolica, alla fine i bicchieri da me ordinati
risultarono un paio, quantità sicuramente inferiore alle sigarette fumate. Ma non riuscii a pensare a nulla. Era come
se vivessi una situazione tantrica, una sospensione dell'anima che poi ricadde pesantemente su se stessa
quando gli occhi della mente razionale constatarono l'ora:mancavano solo 15
minuti.
Mi alzai dal tavolo, pagai ed uscii dal bar
dirigendomi verso il luogo prefisso.
I battiti del cuore iniziarono il loro incessante
rullio che cresceva in maniera
proporzionale all'avvicinarsi della meta.
La mente passò in rapidissima successione la nostra storia per cercare
di fermare un'immagine di quel volto che non avevo più visto da circa
vent'anni, nemmeno in fotografia, dato che all'epoca provavo una fortissima
repulsione per quel mezzo che permetteva di fermare il tempo e immortalare
situazioni che secondo me dovevano essere vissute e ricordate solo nell'intimo
profondo dell'animo.
Evidentemente adesso la profondità risultava abissale, non
riuscendo ad estrarre più una certa fisionomia del volto, di cui adesso
affioravano in maniera velata solo i tratti essenziali; i capelli, sempre di un
biondo più o meno accentuato, divisi da una riga centrale che cadevano dolcemente sulle spalle, il viso che era una via di mezzo fra il
tondo e l'ovale, mai scarno né estremamente paffuto. Il naso non lo ricordavo,
ma gli occhi sì, perché cambiavano colore
a secondo del paesaggio riflesso.
Ma l'avrei sicuramente riconosciuta, pensai, e quando vidi
una solitaria figura femminile ferma fra le due colonne dell'ingresso dell'anfiteatro, i velati
ricordi ebbero istantaneamente fine. Tutto adesso era nitido e chiaro, reale
come i nostri primi appuntamenti, era lei che da sempre mi aspettava, uguale a
sempre, il tempo e le traversie non avevano affatto modificato il corpo ed il
viso, che adesso riconoscevo perfettamente, e non c'era più nessun abisso che
confondeva e separava l'immagine, non c'era più nessun abisso che ci separava
... solo la via Etnea che attraversai
con il tumulto di ogni animo, inebriato dalle ali del suo richiamo ...
Poi, sempre volando, attraversai anche la via Lattea,
attraversai il Cosmo e quant'altro spazio temporale ci separasse, e la trovai
in un angolo dell'Universo che fluttuava come quando mi comparve in sogno. Solo
che stavolta era felice, il volto radioso esprimeva la pacificazione
dell'anima.
"Ti ringrazio per avermi cercato e trovato" mi
disse "per avere ascoltato la mia sofferenza e recepito il mio bisogno
d'aiuto. Sei stata la cosa più bella e chiara della mia vita, mi hai aperto
molte strade che poi colpevolmente ho chiuso. Adesso ho bisogno della tua
collaborazione per introdurmi in quella maestra, e questo passo si può compiere
solo attraverso situazioni o persone che ti hanno fatto stare bene in vita, che
ti hanno allargato la conoscenza e che almeno per un attimo ti hanno portato
nel Tutto dove ci troviamo ...".
Volevo parlare, esternare la mia sorpresa e meraviglia per
quell'incontro sviluppatosi in maniera
così imprevista, fuori dalle regole, dalla realtà, volevo comunicare i miei
sentimenti, chiarire la vicenda che mi aveva fatto tribolare fino a quel
momento. Ma adesso non provavo più nessun tipo di tensione, nemmeno quello
delle corde vocali.
Intravidi il nostro vespino, che ogni tanto faceva
capolino fluttuando alla stessa maniera di Claudia. Pareva vivesse di luce
propria, che non avesse più bisogno né del motore né tantomeno di qualcuno che
lo guidasse. Era come un cagnolino che,
fra una corsa e l'altra, cerca il padrone per ricevere una carezza.
Afferrai finalmente la mano di Claudia e iniziai a
fluttuare insieme a loro.
Mi guidò così verso gli infiniti vuoti stellari, sfiorammo
la terra dove ci vedemmo amoreggiare in campagna, fare il bagno a mare, col
vespino inerpicarci sull' Etna ...
"Come siamo belli" commentò la mia compagna di viaggio "e sinceri
...".
Poi ancora su in alto. Sfiorammo polveri di stelle, mai
abbagliati dalla luce dei soli che attraversammo, liberi in tutto facevamo
parte del Tutto, e non avevo più bisogno della parola.
Di tanto in tanto era Claudia, che aveva conservato questo
dono, ad interrompere il silenzio cosmico illuminandomi sui luoghi che stavamo
visitando, incoraggiando la vespa che ci teneva sempre d'occhio, sussurrandomi
dolcissime e infinite tenerezze d'amore.
Fummo dentro ogni rifrazione della luce, ogni variazione
di colore era nei nostri cuori, non trovammo altri esseri se non i nostri e
Tutto era in noi.
Gli arcobaleni, i soli, le stelle ci accompagnavano e i
tramonti non esistevano. Anche il buio cosmico era ben visibile, e fluttuammo
ancora ... quasi all'infinito ...
Quando, credo, arrivammo ai confini dell'Universo, Claudia
si fermò con una delicatissima manovra, lasciò la presa della mano e con aria
serena e solenne proferì queste parole:
"Adesso abbiamo attraversato il Tutto e giunti alle
porte del Vuoto, le nostre strade si separano. Senza il tuo amore non avrei mai
potuto compiere questo viaggio e avrei vagato sofferente ancora per chissà
quanto tempo. Nel tragitto di ritorno ti farai guidare dalla vespa che non
essendo stata distratta ha imparato la strada.
Noi ci rivedremo presto dentro la realtà dell'anima, purificata e
svuotata dalle scorie umane, dove potrà giungere solo chi ha imparato ad amare
andando al di là di ogni falsa e ipocrita condizione, chi ha imparato a
conoscere se stesso e a rispettare il Tutto, chi desidera il bene di tutti, chi
soffre ma non si inaridisce, chi crede senza arroganza, chi ha gli occhi
puntati dritti sul futuro ma non scorda il passato, chi canta la pace, chi
muore per una guerra che non avrebbe voluto, chi detiene il potere ma non lo
sa, chi ha peccato e lo riconosce, chi cerca Dio e lo trova in una donna della
Sierra Leone, chi cerca e non si perde d'animo, chi cerca e vola via ... Voglio
che conservi" fece infine, dopo una breve pausa "un ricordo che
testimoni questo incontro e questo viaggio compiuto grazie alla forza cosmica
dell'amore, e la mia infinita gratitudine ..."
Allungò allora il braccio e sollevò leggera col palmo della
mano la stella più vicina. Con un delicato movimento la portò al mio cospetto
lasciando dietro sé una finissima luce variopinta magicamente riflessa. La
strinse quindi fra le dita accostandola alla mia camicia, alla quale l'attaccò
come si fa con una spilla; poi andò via sfumando.
La fine al prossimo capitolo