Libera Anima
Racconto di un viaggio
di Roberto Amico
3° cap.
I miei pensieri volavano verso quell'indimenticabile notte ancor più velocemente dell'aereo che mi trasportava verso Catania.
Elena aveva preferito rinunciare al viaggio dato lo stato d'animo non proprio sereno in cui mi trovavo, essendo partito col fermo proposito di fare accurate indagini nei riguardi della misteriosa missiva. Diceva di non voler essere di ostacolo alle mie ricerche che sicuramente sarebbero andate in direzione del passato ed avrebbero creato momenti di imbarazzo per entrambi.
Vivo con lei da 12 anni e da allora hanno avuto fine i miei tormentati e felici amori giovanili. Eppure forse solo in questo rapporto ho conosciuto il senso della libertà più profondo, sicuramente più consapevole.
Trovo la parabola della nostra storia nelle parole di Gibran:
Quando l'amore vi chiama seguitelo,
Anche se ha vie ripide e dure.
E quando dalle ali ne sarete avvolti, abbandonatevi a lui,
Anche se, chiusa tra le penne, la lama vi potrà ferire.
E quando vi parla credete in lui,
Anche se la sua voce può disperdervi i sogni come il vento del nord devasta il giardino.
Non avrei mai previsto, nel già lontano 1985, di percorrere un così lungo tratto di vita in sua compagnia.
Quando l'incontrai i clamori degli anni giovanili ancora brulicavano dentro il mio essere e non diedi importanza all'anagrafe che dimostrava un sensibile divario fra le nostre nascite. Non erano gli ostacoli del tempo a frenare le mie concezioni sull'amore, né le distinzioni di classi o di ceti sociali, di colori cromosomici o di quant'altro si contrapponesse al Significato Universale della Vita, perso dall'uomo con l'ordine del proprio raziocinio. Certo non è un lavoro del tutto semplice distaccarsi da quest'ultimo, i nostri 17 anni di differenza avrebbero infatti indotto qualsiasi mente, compresa la mia, a considerare il rapporto solo come un'infatuazione di breve durata.
Ed era con queste premesse che vivevo la cosa, nell'attesa, sicuramente piacevole, del programmato ritorno in Sicilia.
Gli anni vissuti a Firenze erano stati belli, voluti e trascorsi non con lo spirito dell'emigrante, ma come una sorta di grande avventura, un viaggio dove trovi sì delle difficoltà ma il tuo animo è aperto verso nuove conoscenze e l'occhio ancora assorbe con lo spirito del giovane esploratore.
Eppure sentivo forte il richiamo della mia terra e l'assegnazione della prossima sede era cosa fatta, bastava aspettare. E, in quell'attesa, un giorno dopo l'altro, le nostre esistenze si aprivano e gli animi trovavano modi di vedere e di sentire comuni, guardando con gli stessi occhi. La simbiosi era avvenuta.
L'amore che nacque non fu, almeno per il mio sentire, di quelli che strappa i capelli, li avevo già persi tutti per strada, ma forse per questo era vissuto con più consapevolezza, con serenità, anche se la dirompente vitalità di Elena e la sua freschezza d'animo iniettavano nel rapporto un carburante adatto ai ritmi giovanili.
Abitavamo, da affittuari, in un piccolo villaggio nella campagna del Chianti, attorniato da splendidi boschi e posto su un falso piano da dove si poteva dominare la valle. In realtà faceva parte integrante di un unico grande edificio rettangolare adibito in passato a dipendenza dei monaci Benedettini della vicinissima Badia a Passignano, poi suddiviso in varie proprietà riscattate da generazioni di contadini che con la loro fatica avevano dissodato e reso fertile, per quanto possibile, quella terra così dura e ricca di sassi. Qualche altro edificio, costruito in epoca posteriore e staccato dal corpo principale, completava il suggestivo quadro, reso ancora più affascinante dal nome dato forse dal primo costruttore, sicuramente assetato di Vita, amore, fantasia e speranza: Valigondoli.
I giorni passavano senza che ce ne accorgessimo, io dedito al mio piccolissimo orto, al footing fatto in compagnia del mio amato cane, la Luna, capostipite dei futuri "maremmanini", a piccole opere di manutenzione della casa, ad amici che all'epoca ancora numerosi bevevano nei calici della concordia e dell'unione, assaporando in tutto l'amore che Elena mi donava con la sua immensa gioia di vivere.
Quando poi arrivò, in maniera ufficiale, l'agognato trasferimento, mi sentii alle strette con la Vita, dovevo scegliere, cosa che faccio sempre con riluttanza propenso come sono ad abbandonarmi alla sua Guida Maestra e forzarne il percorso implica una sofferenza che di norma preferisco evitare; eppure a volte è Ella stessa che ti pone al bivio ed allora tocca a te, per forza di cose, proseguire un cammino rifiutandone un altro, l'importante è che la nuova strada non sia percorsa con gli occhi bendati.
I miei erano consapevoli, consapevoli che se avessi accettato la nuova situazione avrei finito col perdere qualcosa di grande, forse quello per cui avevo lottato e combattuto, l'armonia, l'unione, l'amore. Elena non era pronta a un cambiamento di vita così repentino. Doveva lottare col lavoro, i suoi due figli ancora abbastanza giovani la tenevano legata all'impegno di madre che esercitava con amore e dedizione, cercando sempre, anche nel periodo della nostra prima convivenza, di evitare una frattura traumatica dovuta alla separazione con il loro padre.
Era, ed è tuttora, una famiglia allargata che tuttavia ha sempre bisogno dei suoi capisaldi - io forse posso esserne solo il tramite - quindi la scelta doveva essere solo mia; ed essa cadde sulla strada che in quel momento percorrevo con serenità, non immaginandone altre.
Adesso ritornavo in Sicilia, e Elena si trovava sotto i miei piedi, in quell'altra casa che avevamo comprato e ristrutturato, e chissà con quali pensieri, con quali moti d'animo affrontava questa mia lontananza, se un velo di tristezza la opprimeva.
Quell'aereo in effetti mi portava dritto al passato, sicuramente non erano i chilometri ad impensierirla, ma le distanze che potevano risultare evidenti rispetto ai nostri vissuti, e quello forse era un rischio posto ad ulteriore prova della nostra unione.
Avrei sicuramente contattato vecchie conoscenze, rinverdito le emozioni vissute, a volte rocambolesche ma ricche di sole, di amicizie, di donne, di viaggi.
Benché non sia mai stata gelosa, o per meglio dire non mi ha mai oppresso con la gelosia, non è che nutrisse una grossa fiducia verso le donne siciliane, che a suo modo di vedere hanno il vezzo di porre in basso lo sguardo, adoperando questa tecnica come una sorta di ricarica tantrica che poi si esplica nel suo intenso fulgore quando gli occhi dall'apparente posizione di riposo si destano, comunicando energie cariche delle più sensuali promesse.
Sicuramente esiste un fondo di verità in questa sua visione. Le donne del sud sono socialmente condizionate rispetto a quelle del nord, ma forse per questo più vogliose, più audaci, più calde.
"Non si rendono conto" fu il commento divertito e sarcastico di Renato che una notte di tanti anni fa commentava le difficoltà da me incontrate nell'approccio con una ragazza di Trento conosciuta in viaggio ed in quel frangente sua ospite "che le donne siciliane scopano meglio e più volentieri delle svedesi ".
Catania adesso mi attendeva. Vedevo dall'oblò le sue branche che si estendevano fino al mare, le creste delle onde mosse da un forte vento di levante che rischiarava e rendeva tersa l'aria, permettendo una visione completa e nitida della Montagna, l'Etna, che dominava imponente e fiera del tempo le nostre passeggere vite, generate dalla sua misteriosa energia, tenendoci legati, nonostante la lontananza, al tenue ma indissolubile filo tessuto da vincoli originari rinvigoriti dalle prime consapevoli ed essenziali esperienze che forgiano l'animo, rendendolo parte integrante dalla madre.
Diceva Tommasi di Lampedusa: se un siciliano va via prima di avere raggiunto i vent'anni avrà buone probabilità di adattarsi alle nuove condizioni, dopo il carattere sarà già formato e il partire implicherà sempre un ritorno.
L'aereo si apprestava all'atterraggio, il carrello era stato espulso e il contatto col suolo fece svanire i miei pensieri. L'incognita mi opprimeva come un macigno, l'unica cosa certa era che all'aerostazione c'era ad attendermi, come quasi sempre, Carlo.
"Ciao fratello" esordì quando ebbe termine il fastidioso iter dei bagagli "sembra che ci siano delle interessanti novità" proseguì con tono scherzoso intuendo il mio stato d'ansia "adesso con calma vaglieremo gli aspetti di questa interessantissima faccenda". Evidentemente il tutto lo stimolava, esercitato com'era a ricercare incessantemente i significati più nascosti e reconditi della Vita, capace di spaziare fra le cime della spiritualità più elevata e dentro gli abissi tetri delle nefandezze umane, adoperandosi a cogliere, in questo giro, il Significato.
Sicuramente il nostro modo di esistere si contrapponeva alla confusione dell'aeroporto, alla gente che pure volava ma solo per contingenza o divertimento, come si può fare alla giostra, trovando nel ceck in la Promessa.
Per tacito consenso decidemmo di allontanare le nostre anime il più in fretta possibile da quell'atmosfera di rancido perbenismo. Ma i tempi di Carlo non rispettavano i moti caratteriali, turbolenti, che al contatto con la realtà vengono neutralizzati dalle prepotenti ideologie ereditate, sicché i suoi movimenti risultarono lenti come sempre e, prima che si giungesse al magico avvio del motorino d'avviamento della sua auto, i miei pensieri ebbero tutto lo spazio necessario per formulare una richiesta istintivamente scaturita dalla situazione in cui mio malgrado ero venuto a trovarmi.
"Carlo" gli dissi, sentendomi quasi in colpa nei confronti dei miei genitori che, conoscendo l'ora d'arrivo dell'aereo, mi attendevano da lì a poco "prima di accompagnarmi a casa andiamo alla scogliera così potremo fumarci una sigaretta in pace e magari iniziare un serio discorso su questa faccenda".
L'invito era palesemente provocatorio ed affondava il dito nella piaga. Carlo intuiva benissimo che quella che in altri momenti poteva essere considerata solo una passeggiata distensiva senza mete particolari, adesso era una ricerca precisa, com'era chiara nella mia mente quella piccola insenatura in cui avrei preferito trovarmi facendo volentieri a meno di attraversare il caotico traffico cittadino.
Catania o si ama o si odia, ed avendo vissuto da sempre questi sentimenti in maniera alterna, adesso sentivo che l'ago della bilancia pendeva prepotentemente verso la direzione negativa, augurandomi di poter uscire fuori il più presto possibile da quell'arroventato groviglio di lamiere nervose ed informi.
"Fratello non mi dire che vorresti subito andare in quella baietta romantica ispiratrice delle tue prime poesie e delle tue seconde nostalgie ..." fece tentando di destare un abbozzo di sorriso che dal mio volto certo non traspariva.
La lentezza della guida di Carlo mi esasperava, ma anche la sua apparente calma fu turbata dalla sensazione che ebbe, accorgendosi di essere seguito da un vespino che non tentava di driblare, come consentirebbe l'agile mezzo, le esasperate file di veicoli con ingabbiati esseri umani aspiranti forse all'inconscia attesa del giudizio universale.
"C'è qualcosa di strano in quella vespa che pare volontariamente seguire la nostra direzione con le stesse modalità dei tempi" disse un po' imbarazzato e nervoso, sicuramente temendo uno dei frequenti furti veloci a cui i cittadini catanesi sono un po' abituati affrontando di conseguenza ogni piccola anomalia di movimenti in stato di continuo sospetto.
"Accosta l'auto e lasciala passare" ribattei, onde togliere ogni fonte di dubbio ai processori del suo sistema nervoso che sicuramente avrebbero scatenato reazioni paranoiche se non fossero stati fermate sul nascere.
Seguì forse meccanicamente il mio consiglio e la vespa sfilò lentamente fra le auto, ma immediatamente invase il mio corpo una fortissima carica di adrenalina quando focalizzai l'immagine del conducente, baffi neri e capigliatura intensa, proprio come Antonio, l'autotrasportatore che solo qualche settimana addietro aveva sconvolto la mia vita.
Tuttavia non comunicai questo mio profondissimo turbamento, forse perché la rilassatezza di Carlo assumeva sempre più sicurezza in proporzione all'allontanarsi del mezzo, forse perché fa parte del mio insito carattere non esplicare subito e spontaneamente i moti più reconditi dell'animo, comunque sia riacquistai nuove vitali energie, neutralizzando la visione precedente, quando finalmente giungemmo alla meta prefissa.
Era l'imbrunire ed i bagnanti avevano finalmente lasciato ai piccoli abitanti delle rocce il loro naturale ed apparente sconclusionato movimento, che io e Carlo interrompemmo solo per un attimo. La repressione diurna era durata fin troppo e queste povere bestioline adesso sentivano l'impellente necessità di dare libero sfogo ai loro istinti, seguendo l'Eterno ritmo che l'uomo ogni giorno tenta di sconvolgere. Le nostre solitarie, e forse rispettose presenze, tuttavia non turbarono più di tanto il loro passo, che riprese frenetico dal momento in cui ci sentirono entrare in simbiosi col contesto.
Apparentemente nulla era cambiato da quella ormai preistorica notte vissuta con Claudia sulla piattaforma che sembrava composta dalle solite assi, come i piccoli animaletti davano l'impressione di essere i soliti ad avere goduto del nostro amore.
Tutto appariva uguale, ma tutto era profondamente mutato. Chissà quante generazioni di crostacei erano passate su quelle rocce, quanti assi di legno erano state via via sostituite, quante coppie di giovani amanti avevano goduto della stessa salsedine, quante vite erano nate da queste unioni e quante ne erano passate sullo stesso grezzo legname, adesso estinte.
Carlo diede una brusca frenata ai miei pensieri, avendo nel frattempo letto il contenuto dell'incriminata missiva:
"La nostra vita non nasce solo dal caso" disse in maniera quasi fuorviante "e non è solo il caso a farci incontrare e dividerci, a farci percorrere una strada che poi ritorna sempre nei luoghi di partenza se non l'abbiamo mai superata. Io davvero non riesco a dare una spiegazione razionale a tutto ciò, eppure questo luogo deve avere un significato particolare, se pure Claudia stessa ha preferito come ultima sua dimora il villino che adesso ci troviamo alle spalle ..."
Questa per me era una rivelazione nuova e sconvolgente. La scogliera si estende da Catania ad Aci Castello per una decina di chilometri e non avrei mai sospettato che la casa acquistata da Claudia e dal suo compagno fosse proprio quella a cui spettava per prepotenza del diritto degli umani, a suo tempo tanto contestata, la pertinenza di quella bietta.
"Ho fatto delle indagini" proseguì Carlo "anche in merito alla sua morte, all'epoca frutto di non poche dicerie. Le autorità competenti chiusero tuttavia il caso in maniera frettolosa non approfondendo sicuramente volontariamente la dinamica di quello che fu ritenuto solo un incidente. La poveretta arse viva insieme al suo compagno in camera da letto e le perizie dimostrarono che le fiamme ebbero origine da un banale corto circuito, questa almeno la versione ufficiale. La polizia d'altra parte con le proprie esigue forze non può fronteggiare le centinaia di omicidi ogni anno consumati in questa città, tutte condanne a morte che non servono da deterrente ma fanno solo aumentare in maniera vorticosa la spirale della violenza e dell'odio. In ogni caso queste morti spesso son considerate salubri, la collettività infatti così evita anche il l'onere per le eventuali o momentanee detenzioni ..."
"Questo è un discorso che non riesco ad accettare" ribattei " la violenza non genera altro che violenza ed il sangue viene bevuto nei calici solo di gente assetata di potere, non vi è cultura, amore in tutto ciò, ed il potere costituito non tende ad altro se non accettare, per incapacità o per inerzia, purtroppo spesso anche per tornaconto, lo stato di fatto. Ma adesso non è di questo che vorrei parlare, i miei sentimenti spaziano fra emozioni a dir poco contrastanti. La bellezza della natura ed i teneri ricordi passati impattano contro una realtà che segue in ogni caso il suo percorso andando al di là del nostro limitato sentire. Mai infatti avrei potuto immaginare una fine così brutale, per certi versi voluta, di quella che poi è risultata l'infelice vita di Claudia, che pure come estremo tentativo per dare un significato al proprio essere ha scelto come ultima dimora un posto che in qualche maniera ancora le suscitava quei sentimenti di cui tutti abbiamo bisogno: l'amore che almeno per un attimo ognuno di noi ha percepito ma che poi non è stato più in grado di trattenere e riconoscere".
"Non essere così sicuro della sua fine" interruppe Carlo "le voci di popolo, che forse contengo un minimo di verità, non hanno mai dato nessun credito alla versione ufficiale. Si dice che Mario avesse intaccato equilibri di potere malavitosi e più grandi lui, che insomma da emergente abbia dato fastidio a più di uno, come d'altra parte si evince dalla lettera stessa e che "l'incidente" non sia stato altro che un regolamento di conti. Tuttavia nutro seri dubbi in proposito perché il messaggio che si vuole comunicare nella fattispecie deve essere chiaro, ben leggibile dalle fazioni in lotta ed i corpi dei due sventurati erano completamente disfatti, carbonizzati dalle potentissime fiamme che avevano decretato la loro fine. Si può anche considerare il fatto che le mani degli assassini fossero dotate di totale imperizia scatenando così un incendio incontrollato, ipotesi che molti escludono, oppure, seguendo la voce più diffusa, si dà credito a quello che Mario sosteneva negli ultimi tempi, cioè alla voglia di farla finita con quel tipo di vita che probabilmente gli era divenuta insostenibile, come insostenibile doveva essere per lui la lontananza che Claudia ogni giorno demarcava sempre più. L'ipotesi del suicidio-omicidio, anche per i loro amici, risulta quella più accreditata, ma questa potrebbe essere solo una voce che tende a nascondere la verità. Il riconoscimento dei corpi infatti non è mai stata appurato con certezza nemmeno dalla scientifica e questo può dar adito a sospetti ancor più inquietanti. Mario non era certo un tenero e non credo che l'abbia mai sfiorato il pensiero del suicidio. Aveva ormai però da tempo la quasi certezza di essere un bersaglio pronto a cadere, quindi fare trovare due corpi irriconoscibili nella propria abitazione con la quasi certezza che questi potessero essere scambiati con quelli dei padroni di casa, gli permetteva di chiudere i conti in sospeso per aprirne altri, chissà con che metodologia e in quali luoghi e chissà se con l'approvazione o la sottomissione coercitiva o addirittura l'eliminazione di Claudia stessa".
Tutto per me adesso risultava un enigma, la morte di Claudia, la lettera, i crostacei che come sempre danzavano senza nessun apparente nesso ed io che mi muovevo nello stesso luogo con sentimenti diversi, nella stessa maniera in cui un brutale incidente riesce a condizionarti la vita, a stravolgere le azzurre sicurezze che adesso labili si confondono con l'immenso mare divenuto quasi tetro per il sopraggiungere dell'oscurità.
Quando finalmente decidemmo di andare via per rispetto verso impegni familiari a cui dovevo dar conto non più grazie al Cielo per doveri istituzionali, ma per sentimenti che il tempo aveva reso unici, ci incamminammo per le solite strade vissute da ragazzi che adesso stravolte dal tempo e dall'operosità degli umani rendevano bene il senso della lontananza, sicuramente percepita più da me che da Carlo abituato continuamente all'evolversi del contesto.
In effetti non ho mai tagliato il cordone ombelicale con quella che è e resterà la mia terra, pur idealizzando la cittadinanza globale, e l'amore che porto verso i miei genitori non mi ha mai permesso, con ritorni periodici e costanti, un lungo periodo di distacco dalle mura dove ho vissuto i primi palpiti di cuore e le prime ribellioni della ragione, le mie prime gioie e le tragedie della vita che hanno avvolto come un nefasto destino la storia della mia famiglia.
Forse anche la casa stessa, costruita dai miei avi paterni dopo l'unità d'Italia con la velleità dei potentati del tempo, emanava con spirito presago il decadimento della propria storia e dell'avversa sorte.
Strutturalmente imponente, il principale materiale con cui era stato edificato il palazzo era la pietra lavica, che a lastroni formava gli archi delle alte volte già presenti all'androne, protetto da un robustissimo portone d'ingresso, poco scalfito dal susseguirsi delle stagioni, eppur desideroso di un risveglio che potesse permettere alla sua vita di trasformarsi da vecchia ad antica, legittima richiesta anche da parte delle bianche pietre ragusane che facevano da cornice alle aperture, delle ringhiere in ferro battuto che adornavano i balconi, dei muri esterni che non erano stati mai intonacati, per mancanza improvvisa di fondi che non permise mai all'intera opera la propria compiutezza.
Il gigante adesso dormiva contornato da orrendi palazzi costruiti grazie a piani regolatori folli frutto dell'insana e lucrosa mentalità del cemento, così di moda negli anni sessanta-settanta, così capaci di devastare paesi, villaggi tranquilli, ricchi di verde e di case basse, mentalità che esigeva il disprezzo per l'onestà e la trasparenza, la cui unica filosofia si basava sul profitto e il potere, non sottilizzando sui i mezzi ma badando al fine.
Non ci si deve quindi meravigliare se questi ex paesi e villaggi tranquilli ora vivono assoggettati dalla paura e dal ricatto, la "mentalità" si è espansa anche ai ceti meno abbienti che adesso rivendicano il diritto del tutto e subito, gli spargimenti di sangue sono solo un corollario insignificante, l'essere vittima di questo giuoco non viene nemmeno preso in considerazione, le remore morali e culturali sono tutte saltate, comprese quelle dell'antica mafia.
Sono riusciti a trasformare le sane e sacre rivendicazioni sociali in una sorta di gara senza esclusioni di colpi dove non si riconosce più il nemico, perché il nemico è la società stessa, è in ognuno di noi.
Questi ed altri erano i miei pensieri ad ogni ritorno in Sicilia e la mia casa ogni volta mi riportava a quella stanzetta in so senso di conquista del proprio spazio, che dovevo rendere a mia immagine adoperandomi con la fantasia e con le mani alla sua realizzazione, forse per un istinto di sopravvivenza che mi portava lontano da quel vecchio portone che ogni volta chiuso, col suo stridio, emanava senso di angoscia e di oppressione.
Solo quando seppi sconfiggere i fantasmi di una cultura tradizionalmente borghese diventando, secondo l'istinto e la moda del tempo "rivoluzionario", i miei giovani occhi seppero vedere altri scenari e la fresca mente seppe gustare il proprio senso di vita e libertà che inevitabilmente, alla fine, consigliarono all'esistenza la strada della lontananza, mai dell'abbandono.
Ormai da quindici anni vivevo queste sensazioni. Nel frattempo i malesseri della famiglia avevano subito una tragica evoluzione con la scomparsa del maggiore dei miei fratelli, giunto dopo anni di sofferenze causate dalla malattia mentale, che nonostante tutto non gli avevano impedito una laurea in Fisica Nucleare, al convincimento che la sua vita fosse solo frutto delle proprie e altrui angosce, scegliendo di conseguenza e con coraggio la soluzione estrema che chissà da quando tempo meditava: il suicidio.
Non aveva calcolato che la vita non finisce mai, le tue scelte cadono sempre sugli altri, che più o meno forti possono contrastare o reagire al malessere, o possono assuefarsi, annichilirsi, non conoscerne il senso, o avere un proprio senso al di là della realtà.
Quando con Carlo si giunse a destinazione e con la valigia in mano superai il solito portone, non mi assalirono i fantasmi giovanili e lo spazio dell'androne e le rampe delle scale che portavano al primo piano non rappresentavano più un pretesto per battaglie politiche o per il discernimento del proprio io, andavo solo verso il ricongiungimento con la realtà, dove assaporavo l'amore e la sofferenza di tutti i miei, dove vedevo la resa dei miei fratelli e la lotta dei miei genitori, che seppur vecchi ancora cercavano l'armonia per i propri figli.
Certo, l'armonia bisogna che ci sia innanzi tutto quando si fanno i figli, quando si crescono, ma tutti in questa vita si sbaglia, l'importante è sempre ricercare amore, quando amore significa spogliarsi del proprio egoismo e vedere l'altro, forse a questo sono arrivati i miei genitori da vecchi.
Soliti ma non retorici i baci ed i saluti, solito il volto di mio fratello ormai rivolto quasi totalmente alla ricerca di Dio e della Verità, la sua naturalmente, contro tutte le altre, il volto di mia sorella che non invecchiava ma che le sigarette e le proprie insicurezze e angosce rendevano ogni giorno sempre più incartapecorito e privo di sole, gli occhi oramai sempre chiusi e privi di luce di mio padre, che tuttavia conservava ancora un timbro di voce giovanile e lo sguardo di mia madre, sempre più stanco e sofferente, rischiarato solo ti tanto in tanto da un lampo che ne ricordava l'antica fierezza.
Naturalmente non riferii il problema che mi angosciava, giustificai l'assenza di Elena con impegni di lavoro e gustai la cena di mia madre, facendo rivivere al palato antichi sapori.
Molto era cambiato dalla mia partenza, eppure i corridoi rimanevano uguali, le camere, il salotto, lo studio sempre al loro posto, come gli stessi mobili, le stesse carte da parati, la stessa disposizione di sempre ed io percepivo la netta sensazione, dopo appena pochi minuti dal mio arrivo, di non essermene mai andato.
Sensazione che si rafforzava poi nel buio della mia stanza, ma stavolta invece di pensare alle cose simpatiche passate o sentirmi triste per la condizione di casa mia, ricominciai a fare mente locale sulla questione vespa e, a scanso di ulteriori lungaggini che avrebbero messo a dura prova il mio sistema nervoso, avrei fatto di tutto per risolvere il problema entro la fine delle vacanze, che sarebbero durate solo quindici giorni Così cominciai a pensare subito alla strategia da applicare fin dal giorno successivo, ma quella notte Morfeo fu ancor più tenace di me al raggiungimento del proprio scopo, così mi trovai, quasi senza accorgermene, nel suo mondo.
Fu un viaggio straordinario. Sognai Claudia come un angelo buddista, sospeso fra il cielo e la terra, con la testa rasata ed il volto radioso, mi chiamava, riconobbi la voce, era felice dentro il suo essere, non parlava, ripeteva di tanto in tanto solo il mio nome, come un ritornello, una dolcissima cantilena, poi fluttuava ancora un po', sempre con quella magnifica leggerezza propria dei sogni e con quella tonaca che le donava un aspetto di sacralità. Eppure ad un certo punto ne ebbi compassione, ebbi la sensazione che non sapesse fare altro, nient'altro, che il suo fosse quasi un moto perpetuo compiuto sì col sorriso fra le labbra ma con l'assenza dell'intelletto. Ciò mi procurò un senso di frustrazione e di rabbia e mi svegliai avendo individuato, se non altro, la prima mossa da eseguire: andare al centro buddista frequentato da Claudia.
La mattina successiva mi alzai di buon'ora, cosa inusuale rispetto alla mia natura "ghiresca" vacanziera, feci colazione con i miei genitori, anche loro stupiti della mia "levataccia"; ne fece seguito, ovviamente, soprattutto da parte di mia madre, una raffica di domande incrociate, tutte poste con le buone maniere dell'antica tradizione, il cui scopo non celato era la scoperta della catastrofe prossima-futura.
I tempi in cui le risposte avventate ed a volte anche ineducate erano frutto di quella sana ribellione che pretende il distacco dei figli dai genitori e i tempi della comprensione, quando cioè il figlio cerca di far percepire il proprio mondo, erano purtroppo finiti per sempre, senza che le parti, come spesso accade in questi frangenti, abbiano modificato la propria visione del mondo. D'altra parte le domande di mia madre erano sempre le stesse, adesso formulate in maniera diciamo più rispettosa e le mie risposte, sempre che non volessi intrattenermi per piacere o per compagnia, risultavano spesso elusive e prive di contenuto, cosa che non le dava assolutamente soddisfazione.
Usai anche quella mattina questa tecnica abbondantemente sperimentata. Uscii così di casa e presi la corriera per Catania, intenzionato per prima cosa a svegliare Carlo, che sicuramente se la dormiva tranquillamente a casa della madre. Quando parlo di tranquillità e mi riferisco a Carlo intendo la sua particolare centrifuga mentale che mette in movimento i pensieri e sentimenti più disparati per distillarli in Essenza, Significato, Verbo, tutto quello che può portare sulla strada di Dio, del Dolore e della Felicità.
"Buongiorno zia" feci a quella simpatica vecchietta che parve felice nel vedermi. Nonostante l'età e la non remota rottura del femore ancora governava da sola la casa, dove le era rimasta da accudire la nipote frutto del primo matrimonio del figlio maggiore e quella bizzarra creatura che è Carlo "posso andare a svegliare l'angelo del focolare?" le domandai scherzando.
"Certo" rispose "ma sta attento nell'entrare in camera, ci potresti trovare forse più di un diavolo" rispose fra il serio ed il faceto, lasciando tuttavia trapelare una buona dose di ironia.
Quando entrai in quella camera piccolina mi resi conto di ciò che mia zia voleva farmi intendere "Buongiorno" feci a Carlo destandolo dal torpore "ma come farà il tuo angelo custode a vegliarti la notte con questo lezzo micidiale che pare venire dalle viscere di Lucifero in persona?"
"Buongiorno fratello" rispose Carlo entusiasta dell'improvvisata "vedi qui di notte è il caos oppure se vuoi quel posto dell'Universo dove, prima del peccato originale angeli e diavoli vivevano all'unisono. Se ti capita di passare in quelle ore sospette potresti tranquillamente vedere Caiazzo passeggiare sottobraccio con l'Arcangelo Gabriele ..." e si fece un gran risata.
"Sì va bene" proseguii io "ma dei due chi è quello che scorreggia ?"
E così iniziò quella giornata che, come tante altre ancora successive, ti lasciano un segno, ti maturano e ti potano in una così breve stagione per cui la mente, abituata ad altri ritmi e ad altri passi, recepisce con difficoltà la nuova linfa che sta per entrare nel tuo animo.
"Da giovani era diverso" feci a Carlo passeggiando alla Villa Bellini dove mi aveva portato nella speranza di trovare del buddisti che, a suo dire, a quell'ora di solito venivano a fare proseliti " i cambiamenti sono così repentini, così veloci eppure la tua mente riesce a fermarli, il tuo corpo invece no, è in continuo movimento, non capisce ma si adegua, la mente viceversa deve decidere, ed in fretta, se accettare, rifiutare ed a volte si fa casino. Ma visti con gli occhi del poi questi pochi anni risultano così carichi di nuove esperienza e di emotività che pare tu abbia percorso una vita completa, ricca di quanto ci può essere nel mondo ed una volta morto, la vita successiva ti pare poca cosa rispetto alla precedente, anche se ha una durata nel tempo dieci volte superiore"
"Non sarà che poi s'invecchia" fece Carlo con atteggiamento da vero e serio frequentatore della villa " non è che forse tu stai invecchiando?" e rimarcò la forza della parola col gesto.
"Questo è nella logica naturale delle cose" ribattei quasi con freddezza, ma fui subito interrotto. "Già" riprese Carlo "ma a volte mi chiedo che significato ha invecchiare se si è già morti dentro? Comunque non è sicuramente a te che mi riferisco visto che i tuoi continui sforzi per la Vita sono stati rivolti sempre al presente ed al futuro, forse a volte però ci si deve soffermare sul passato, per capirlo, riviverlo sotto una nuova luce, neutralizzare gli spettri ..... "
"Ci riesci ..." stavolta fui io ad interromperlo.
"No, non ancora, le paranoie cerco con forza di cacciarle via, spesso ci riesco anche grazie a lunghe meditazioni che faccio in questi luoghi, spesso ritornano i visi delle donne passate a ferirmi, ma quello che mi tormenta di più è sempre l'ultimo, non ha importanza se è la moglie, come nel caso più recente, oppure no, l'importante è che sia l'ultima e anche se provassi a stare con un'altra persona so che prima o poi la nostalgia dell'ultima prenderebbe il sopravvento, farei stare male me e la mia nuova compagna, ci lasceremmo e poi la rimpiangerei con la successiva, tanto vale fermarsi, intraprendere il cammino della conoscenza che ci porterà alla consapevolezza di Dio e di conseguenza dell'Amore. So che sorriderai di queste mie parole, lasciale perdere, ma non è che anche tu, piuttosto, nonostante l'apparenza di uomo sicuro e cosciente sotto nascondi qualche spettro mai sconfitto, che ti blocca la crescita e ti fa rimanere sulle difensive, ti fa sorridere poco e poco abbandonare alla vita. Il rischio è davvero che si può invecchiare già da morti, ma questo a noi non succederà mai, tanto bramosi ed innamorati della vita siamo, e di conseguenza così forti da far esplodere in aria qualsiasi ostacolo posto a freno della nostra sacra libertà!"
"Stai tranquillo che non sorrido delle tue ricerche spirituali anche se in molti casi mi pare eccessivo il tuo solitario "meditabondare ", come le lunghe passeggiate alla villa o i giri in vespa sulla foce del Simeto, mi pare soltanto una lunga e pericolosa escavazione dentro il dolore, ma probabilmente anche dentro la felicità, che però non si identifichi con quella passata. Il tutto può essere un giuoco, anche serio, purché rimanga tale, non oltrepassare il confine, non alzare il tiro, la mente vuole respirare anche la gioia degli altri. Per quello che mi riguarda devo dirti che credo di vivere abbastanza bene il passato, anche se rimangono delle ombre sconosciute che mi appesantiscono il cuore. Devi però anche considerare il fatto che sono andato via davvero e che nonostante tutto non sono mai stato divorato dalla nostalgia, anzi a volte era l'opposto, però forse le radici del mio animo per troppo tempo e con sete primitiva si sono nutrite dell'acqua e del sale di questa terra ... "
"Eccoli" fece ad un tratto Carlo indicando con lo sguardo uno stuolo di tonache variamente colorate.
Fine del 3° capitolo