Libera anima
Racconto di un viaggio
di Roberto Amico
4° cap.
"Questa è una condizione reale dell'anima" fece la monaca buddista cui mi ero rivolto per avere un chiarimento in primo luogo sulla natura del sogno "non riconducibile a quella convenzionale delle apparenze che è rappresentata dalle nostre sensazioni e visioni corporali ed appartengono all'immaginazione umana. La vita reale appartiene a noi stessi, alla nostra anima, e non si basa sulle parole che hanno per oggetto le cose, tuttavia esse possono servire per indicare metaforicamente la realtà e sono quindi utili al fine della liberazione dal dolore, stato che ancora sicuramente non ha raggiunto il soggetto del sogno. Questo è il motivo della sua angoscia. Egli è come bloccato, incapace quindi di distaccarsi dal mondo delle percezioni ed intraprendere il viaggio che porterà l'anima al di là dello spazio e del tempo, al di là di ogni dualità nell'Assoluto. Se è ancora in vita può compiere quest'ultima evoluzione con la meditazione e le varie tecniche trascendentali, se invece il suo corpo ha cessato la momentanea esperienza terrena, la sua anima aspetta ancora la prossima reincarnazione, oppure, come pare di capire dal racconto del tuo sogno, aspetta l'aiuto di qualcuno, nella fattispecie il tuo ... tuttavia non riesco ad intuirne la natura ..."
Spiegai alla mia gentile interlocutrice per sommi capi la situazione in cui ero venuto a trovarmi, riferendo però solo l'arrivo della misteriosa missiva, tralasciando il particolare della vespa, non volendo confidare proprio tutto ad una sconosciuta, che chissà quale considerazioni avrebbe fatto sul mio conto.
Notai che durante il racconto, il viso della monaca via via perdeva quella luminosità che l'aveva contraddistinto fin dall'inizio. Così adesso continuò con tono melanconico:
"questa vicenda non è normale, soprattutto se a viverla è quello che noi diciamo in gergo, un "ignorante", sarebbe a dire un'entità priva di conoscenza in quanto ancora in lei è presente l'attaccamento egoistico alla vita e non ha intrapreso il cammino della rettitudine. Si devono verificare particolari condizioni per un'esternazione dell'essere così reale; innanzitutto occorre una grossissima energia dell'anima e un altrettanto saggio rilassamento, cosa che raggiungono con facilità soltanto gli "illuminati", cioè coloro i quali rimandano la propria liberazione individuale per comunicare agli uomini la strada da intraprendere. Costoro sono in grado di trovarsi contemporaneamente anche in luoghi diversi, o di cambiare fisionomia a secondo i casi. Seguono meditazioni e tecniche particolari che si basano sempre sull'illusorietà delle percezioni e di tutti i concetti (ad esempio quelli del tempo) che sono contraddittori in quanto reciprocamente condizionati dalle parole e dalle opinioni. Solo andando al di là di questo limite si è nell'Essenza, nel Nirvana. Adesso Claudia, pur non avendo avuto con lei una conoscenza approfondita…" quest'ultima affermazione mi raggelò il sangue, non avendo ancora accennato né al nome del soggetto né a particolari che avrebbero potuto indurre al riconoscimento della persona "non era arrivata sicuramente a questo grado di conoscenza; non aveva nemmeno preso i voti, tanto insicuro e fragile appariva l'animo suo. Soltanto poco prima della morte sembrava cambiata, più serena, più consapevole, aiutata da un nostro "illuminato" aveva anche deciso di prendere la strada del monachesimo. Poi avvenne la disgrazia e adesso è come l'hai sognata, ha bisogno di te, del tuo aiuto, altrimenti deve sottoporsi al rischio di una nuova reincarnazione. Non credo però questa sia la via che ha scelto di seguire lei o chi la sta guidando a compiere questa operazione."
"Ma come hai fatto a capire che si trattava proprio di Claudia? e poi cosa intendi quando asserisci che ha bisogno del mio aiuto, come infatti potrei aiutare una persona che è morta più di dieci anni fa, sono io che ho bisogno di aiuto, porca miseria!"
Partiva da dentro l'animo questa mia repentina reazione, la monaca se ne accorse e ricomparve in lei quel sorriso svanito solo pochi istanti addietro.
"Se hanno scelto di servirsi di te per la salvezza di un'anima devi esserne ben felice, vuol dire che le vie dell'illuminazione sono dentro il tuo cuore, vuol dire che chi ancora esprime questo suo ultimo desiderio terreno ha intenzione di essere liberata insieme a te, e questo pare sia possibile, visto l'evento eccezionale che stai accingendo a vivere. La troverai la tua Claudia, la troverai ...... Più di questo non mi è concesso di dirti, la realtà ha bisogno dei suoi tempi .... " e mi diede un bacio sulla guancia in senso di saluto. il gesto contribuì ad aumentare in me quel senso di frustrazione e turbamento "ciao Alessandro" fece quando fu distante un paio di metri "ero Silvana, ti ricorderai ...."
"Carlo, Carlo ....." feci tutto eccitato quando finalmente raggiunsi la figura di mio cugino concentrato nel suo esercizio abitudinario "Carlo, sai chi era la monaca buddista con la quale mi sono intrattenuto per così lungo tempo?"
"Silvana" mi rispose senza il minimo imbarazzo.
Quella risposta così secca e sicura mi procurò prima incredulità, poi sospetto e rabbia.
"Non mi dire" continuai con circospezione temendo di poter scoperchiare la pentola dell'inganno "che tutti e due avete ordito questa storia a mia insaputa per chissà quale "misterioso" fine .... "
"Ma sei impazzito fratello" rispose Carlo un po' stizzito "come ti può mai venire in mente che abbia progettato questa macabra trama alle tue spalle, quasi mi offendo, se la fiducia e l'amore che riponi in me è questo ... "
"Scusa, hai ragione" dissi vergognandomi dell'affermazione precedente "il fatto è che sono un po' scosso ..... "
" Ho avuto modo di confrontarmi con Silvana, per intenderci chiamiamola così anche se adesso ha naturalmente cambiato nome, diverse volte essendo tutti e due buoni frequentatori, all'apparenza per motivi diversi ma sostanzialmente sempre per quella ricerca spirituale che ognuno di noi porta dentro, di questo luogo magnifico. Un giorno mi fermò lei stessa, probabilmente avendomi riconosciuto, e da lì nacque un buon rapporto basato prevalentemente su scambi di vedute sull'aldilà, sulle anime etc. , quello che insomma tu volgarmente definisci come "seghe mentali".
"Solo per sintetizzare" ribadii.
"Comunque questo è il motivo principale per cui ho insistito a volerti portare qui, ero infatti quasi sicuro che avresti incontrato Silvana, però ti garantisco che con lei non ho mai parlato di questa faccenda, né tanto meno in passato si era accennato di Claudia":
Già, Silvana, bona quella, "è mia e me la gestisco da me"
Una volta a casa di Renato avevo tentato di farci l'amore, mi ero sentito dire a mo' di sfida "ma come lo fai, maschio prepotente, in piedi come i cavalli o in cucina come i debosciati? Io lo faccio con l'uomo di sotto perché godo solo della sua subordinazione".
Allora le avevo suggerito di applicare il loro celeberrimo slogan "col dito, col dito, orgasmo garantito". Ma questa è un'altra storia.
L'unica riflessione che mi sentii di fare in quel momento fu che la nostra sete di pace e conoscenza a volte sfida anche le più incongruenti realtà, ma ognuno in fondo poi sceglie le religioni in base al proprio sentire e alla propria esperienza. Come Silvana, che proveniva da ambienti di sinistra, era portata ad indirizzarsi verso religioni "alternative", come mio fratello che era stato un giovane fascista prediligeva le religioni forti, nel caso quella Evangelista, in un certo senso di tradizionali, salvo il fatto, alla fine, di ritenere "impura" pure quest'ultima.
"Non capisco" feci a Carlo ancora sconvolto dal colloquio precedente "come più cerco di evitare le religioni più le sento ronzare alle mie orecchie".
Così gli raccontai del colloquio.
"Non sarà certo per caso, fratello. Anche tu avrai un'anima che, al di là che tu lo voglia o no, cercherà la sua strada ..."
"Senti Carlo" ripresi la conversazione stavolta un po' nervosamente "conosci benissimo il mio punto di vista ateo, anzi no, agnostico, di colui che non sa, che non si arroga il diritto di pontificare sui vari viaggi futuri dell'anima, sull'esistenza dei diversi "dio e dei" posti dalla cultura dell'uomo come verità incontrovertibili. Non ho nessuna visione chiara, né tanto meno una fede certa, intorno alla nostra esistenza dopo il passaggio di questa vita terrena. Credo però in questo: tutti compiremo un viaggio simile e andremo in uno stesso luogo, e ci riconosceremo ancora uniti ... "
"Vedi, senza volere hai espresso il desiderio che probabilmente Claudia porta dentro ..."
"Non metterti anche tu adesso con queste stronzate. Cosa dovrei fare secondo te, un viaggio aldilà, vagare fra le anime sospese e una volta individuatala dirle: ciao amore mio, sono venuto a liberarti, ma non so come, insegnami tu la strada. Ed ella risponderà : occorre che anche tu ti distacchi dal mondo delle realtà illusorie ...
Ma io controbatterò: non è ancora il tempo di incamminarsi verso tale greve strada, egoista come sono e curioso delle cose terrene ... "
"Il tempo è solo una convenzione umana" fece come se avesse sentito il mio ultimo discorso un imponente e massiccio monaco buddista che era rimasto attardato rispetto al gruppo "ma non se ne dà pena chi ha intrapreso la via dell'illuminazione ..." e scomparve al di là del vialetto.
Nello stesso istante, in senso opposto alla direzione del monaco, vidi comparire un'altra figura della stessa stazza, mal vestita, capelli a riccioli neri arruffati e sotto il nasone un gran paio di baffi, non ebbi dubbi, era Antonio, il camionista.
Quando giunse al cospetto delle nostre presenze, probabilmente vedendoci fumare, estrasse una sigaretta e ci chiese da accendere.
"Ho lasciato l'accendino nella vespa" fece per giustificarsi. L'accento e il timbro della voce erano del tutto simili al simpatico autotrasportatore, ma l'impatto con l'energia dell'anima risultava tuttavia diametralmente opposta, per quanto i due individui fossero esteriormente del tutto simili: tanto tranquilla e sicura quella di Antonio quanto gretta, priva di padronanza di sé, quella di quest'ultimo.
Non ebbi dubbi sulla loro inequivocabile diversità, sicché non stetti lì a domandare della nostra presunta conoscenza, e, dopo averlo fatto accendere, lo lasciai sfilare in silenzio, avendo però chiari in mente due punti.
Il primo di ordine strettamente investigativo: era infatti lui l'uomo che il giorno precedente ci aveva seguiti con la vespa dall'aeroporto alla scogliera.
Il secondo, diciamo, di ordine etico: avevo capito la differenza fra la realtà dell'illusione che appartiene al mondo delle apparenze e la realtà immanente, che per dirla come i buddisti, è la realtà assoluta, della coscienza .
Spiegai quest'ultimo concetto a Carlo che lo elaborò entusiasticamente, tuttavia, passata l'euforia della realtà assoluta, si faceva sempre più assillante quella della realtà apparente: evidentemente eravamo ben seguiti e l'energumeno non ci mollava.
Per stemperare l'accumulo delle intense energie mattutine, decidemmo di fare un bel giro col suo vespone, magari andando a girovagare nelle desertiche zone centrali della Sicilia. Il progetto era stimolante, ma non si tenne conto della stagione.
Il pomeriggio risultò davvero di fuoco, con l'aria calda che letteralmente bruciava le braccia nude, tanto che persino Carlo che oramai da un decennio non immergeva il suo candido corpo nelle acque dell'impuro mare, agognò il bluastro liquido come unica soluzione per dare sollievo all'involucro esterno della sua anima.
Io per conto mio decisi che l'indomani mattina ci sarei comunque andato. Il mio amore sviscerato e primordiale per quell'elemento generatore di vita e di energie diviene col passar degli anni sempre più mistico, più profondo, e non intendo, fintanto ho la fortuna di averne la possibilità, rinunciare a questo rapporto che mi apre sempre nuovi orizzonti. Anche in Toscana abito vicino al mare, è una bellissima scogliera che mi ricorda quelle della mia infanzia, dove ho imparato a nuotare e a tuffarmi, e dove mi ero prefissato di andare l'indomani.
Intanto i raggi del sole cominciarono a compiere la loro fase discendente ed il colore dell'imbrunire via via prendeva sempre più possesso della nostra piccola e momentanea percezione della sfera celeste, anche il nostro animo si adagiava a quel tramonto che sembrava risucchiasse tutti i colori intensissimi di quell'infocato entroterra siciliano, sembrava risucchiasse pure il calore stesso, da dietro quelle colline appena accennate e brulle, salutando alla fine l'Etna che con la sua mole gigantesca e solitaria si preparava, con la coscienza tranquilla, a trascorrere un'altra notte avvolta nel suo grigio mantello.
L'aria era cambiata e il viaggio di ritorno risultò un vero sollievo.
Avevamo deciso, fra una chiacchierata e l'altra, che l'indomani pomeriggio saremmo andati a trovare un nostro amico omeopata che però ai tempi dell'assassinio di Claudia svolgeva la sua attività di medico presso un professionista spesso incaricato dal Tribunale di redigere verbali medico-legali su vari crimini, compreso quello in questione.
Quando giungemmo al portone di casa mia era già notte, ci salutammo ed io salii le scale e cenai con i miei. Dopo i soliti discorsi di famiglia e non, mia madre mi disse:
"Questo pomeriggio qualcuno ti ha cercato, tuo fratello ha segnato il nome sull'agenda dello studio".
Era normale che mi cercassero fin dai primissimi giorni del mio arrivo, soprattutto gli amici del paese che sapevano della mia venuta forse ancor prima di mia madre, sicché non mi preoccupai ed aspettai tranquillamente la fine della cena.
Quando lo ritenni opportuno mi rizzai ed andai a dare un'occhiata all'agenda.
Vi era riportato un solo nome, chiaro, breve, semplice, ben leggibile, ineluttabile: "CLAUDIA " e riportato a fianco "ritelefonerà domattina".
"Chi era?" fece mia madre che con gli occhi di madre riesce a leggere nell'intimo del figlio, e nel mio, in quel momento, vi era più di un turbamento.
"Era una donna" risposi laconico.
"Il lupo perde il pelo ma non il vizio" continuò con chiaro riferimento ai miei turbolenti anni giovanili "ma dimmi, come mai questa inquietudine, e poi Elena?"
Ero sicuro che già aveva architettato la propria trama.
Inutile dire della notte insonne. Scandagliai tutte le Claudia possibili incontrate nella mia breve presenza terrena, non ne trovai una, delle pochissime conosciute, che avesse un motivo plausibile per cercarmi, così mi adattai all'idea che non poteva essere che la "mia" Claudia, quella pazza scatenata che chissà quale altro casino stava preparando per la sua "resurrezione". C'erano tuttavia troppe domande a cui non sapevo dare una risposta, ed a confondere ancora più il quadro della situazione fu la busta che trovai l'indomani mattina sul tavolo dello studio, insieme alla posta che quotidianamente riceveva la mia famiglia, dove mi ero piazzato nell'attesa della fatidica telefonata.
Aveva la stessa fattezza della missiva ricevuta in Toscana, con riportato solo il mio nome e cognome e stavolta con l'assenza del mittente. Naturalmente non era stata spedita per posta, ma qualcuno l'aveva introdotta nella cassetta delle lettere sicuramente nottetempo, ed io avevo chiaro in mente l'individuo che aveva potuto compiere questa operazione.
Aprii la busta e riconobbi subito la calligrafia di Claudia, non vi era riportata, come sua abitudine, nessuna data. Il contenuto diceva testualmente:
Caro Alessandro,
passato il tempo della tragedia ho cercato di intraprendere il cammino dell'illuminazione, ma invano. Probabilmente non sono ancora preparata a queste ascesi, il mio corpo insomma si ribella ancora all'idea di una vita monastica e la mia mente percorre i viali che ci separarono. Credo che la mia anima cerchi la tua.
Ho avuto mille idee, pensate le cose più pazzesche ed immaginato incontri bellissimi.
Ho avuto bisogno della tua comprensione e me la sono inventata, adesso ho bisogno di te ma non posso più illudermi, mi occorre il tuo aiuto, per qualsiasi cosa, per sempre ....
Intanto ti abbraccio dietro questo sogno
Claudia
La lettera era composta da due fogli, nel secondo vi erano riportati soltanto i saluti.
Leggendola ho avuto come la sensazione di una estrema sintesi non naturale, confrontandola naturalmente con la grande espansione della prima missiva. Ricondussi il tutto al fatto che probabilmente l'autrice, al momento della stesura di quest'ultima, non dovesse trovarsi nelle condizioni mentali adatte per espletare con serenità i propri sentimenti. Mi insospettì anche il fatto che non facesse nessun cenno alla vespa. Per quanto riguarda la carta adoperata, l'inchiostro e la busta mi parve che risalissero all'incirca alla stessa data della prima corrispondenza.
Decisi di portarle comunque ambedue da Tino, questo era infatti il nome dell'amico omeopata da cui con Carlo ci saremmo dovuti recare il pomeriggio. Egli avrebbe conosciuto senz'altro, dato il suo passato di medico-legale, un tecnico in grado di stabilire l'epoca di stesura delle lettere medesime, comparando la grafia con quella delle cartoline che Claudia mi inviò in periodi non sospetti, e che avevo portato dalla Toscana, appunto in previsione di questo tipo di confronto effettuato da uno specialista.
Intanto passai la mattinata nello studio aspettando con ansia la telefonata di Claudia, ma l'attesa risultò inutile e vana, ed intanto avevo perso un'altra giornata di mare.
Il pomeriggio passai da Carlo e gli raccontai gli ultimissimi eventi. Stranamente, dato il carattere esuberante, non commentò. Forse aspettava qualche imbeccata da parte di Tino, che ci attendeva presso la sua nuova dimora, verso la quale ci incamminammo dopo aver fatto le fotocopie delle lettere.
"Ma la scabbia?" fu il saluto divertito che mi porse, dopo più di quindici anni dal nostro ultimo incontro, sempre con la sua voce inconfondibilmente fine e quasi stridula, con l'accento strascicato proprio delle zone dell'ennese dove era nato e cresciuto fino all'epoca dell'università. Lo conobbi in quegli anni essendo collega della ragazza con la quale convivevo. Era il periodo più "anarcoide" della mia vita. La storia con Claudia era già finita da un pezzo ed avevo mollato università e calcio, un po' per ideologia un po' per tornaconto, scegliendo di lavorare nell'ultima campagna rimasta a mio padre, residuo di un patrimonio dissoltosi nel vento. Conobbi Laura perché cugina di una mia amica, Giovanna, con la quale dividevano l'appartamento e dove vissi nella fase più intensa dell'innamoramento. Ora capitò un giorno che il ragazzo della Giovanna, dopo un viaggio a fricchettone, avendo dormito in chissà quale sudicio postribolo di compagni alternativi, portò, a ricordo della sua impresa, in dono l'acaro pruriginoso, che non perse tempo a moltiplicarsi sulla pelle degli abitanti della casa.
"A mia a scabbia non m'interessa" era stato il commento in siciliano sicuro e deciso che avevo fatto allora e che Tino adesso voleva sentirsi ripetere. Lo accontentai con piacere.
Fui l'unico, in quell'occasione, a non essere contagiato e questa frase gli era rimasta impressa e forse era riuscita a fargli vedere la malattia in generale sotto una luce diversa, non più cioè come concausa accidentale, ma come conseguenza di malesseri interiori. Molte malattie insomma ognuno inconsciamente se le cerca o sono congenite, un rifiuto espresso in maniera così categorico pone una sorte di divieto di accesso posto dal razionale ed assimilato dall'irrazionale alla malattia stessa,
"Allora sei sempre lo stesso" fece abbracciandomi , e fu un contatto di barbe.
"Anche tu" e trovai sincera la mia risposta. Sempre gli stessi piccoli occhi, vispi e gai, stessa struttura corporea, piccola, esile e minuta, che rinchiudeva un'anima sensibile ed attenta ai tumulti dello spirito. "Ma non tocchiamo questo argomento" proseguii "perché frutto già di ampi dibattiti fra me e un mio amico del paese, il quale, da vent'anni, ad ogni mio ritorno, mi accoglie sempre col solito ritornello: - semu sempri i stissi -. Io sostengo al contrario, che si cambia, per fortuna si cambia sempre, siamo in continua evoluzione, ma anche , a volte , in regressione. Lui asserisce che, se anche si cambia, il nostro animo ancestrale rimane identico, e da qui lunghissime disquisizioni ..."
"Ed allora perché ci siamo ripetuti ambedue che siamo sempre gli stessi?" domandò con aria provocatoria.
"Forse perché inconsciamente vogliamo che il tempo si fermi e non affrontare, appunto, il cambiamento sia fisico che ambientale, come può essere ad esempio la scomparsa di persone amate o la nascita di figli etc., per cui sei portato, naturalmente, a vedere la vita sotto aspetti diversi. E' faticoso constatare che la vita si evolve, mette a dura prova i nostri punti fermi, abbiamo paura della vecchiaia e della morte ..."
"Tutto cambia ma tutto rimane sempre uguale" fu la sua risposta sibillina.
Ci fece accomodare in cucina data l'assenza di figli e moglie.
Era una casa ben tenuta, facente parte di un antico palazzo posto al centro di Catania, dalle ampie stanze e dagli alti soffitti. La girai dopo aver ragguagliato Tino degli avvenimenti, cercando anche di soffermarmi sui particolari, mentre leggeva con attenzione le lettere.
"E' una storia che lì per lì appare stupefacente, sembra una favola mistica, densa d'amore e di tribolazioni spirituali, e di "resurrezioni" sospette. Se non conoscessi i personaggi sarei curioso e affascinato dal prosieguo, ma avendo io stesso "lavorato" sul cadavere della povera Claudia con particolare attenzione, conoscendo fra l'altro i suoi trascorsi e la vostra storia, sono arrivato, insieme al professore titolare della relazione, alla quasi assoluta certezza che i corpi dei due giovani fossero proprio quelli di Mario e Claudia. L'indagine non riuscì a stabilire se il fuoco si fosse propagato per motivi accidentali o fosse di origine dolosa. Comunque fu aperto un fascicolo per omicidio colposo, adesso naturalmente archiviato.
Le prove inconfutabili grazie alle quali si giunse al riconoscimento dei cadaveri, fu ottenuta dai calchi dentali dei due soggetti, requisiti nel laboratorio odontotecnico da loro frequentato.
Quindi, amico mio", fece un attimo di pausa, "qui qualcuno ti sta prendendo per il culo..."
"Ma in giro si dice" continuò Carlo "che Mario avendo più di qualche problema per sfuggire ad una morte ormai imminente, architettò questa tragedia facendo rinvenire sul luogo due corpi di extra-comunitari resi irriconoscibili dall'intensità delle fiamme".
"Si dice: voce di popolo, voce di Dio; in molti casi però la voce del popolo è falsa, volutamente tendenziosa, spesso maligna, nella fattispecie chiaramente inventata ad arte, affinché le cosche rivali a quella di Mario potessero avere ancora un solido appiglio, anche verso i familiari, per estorcere confidenze e situazioni che solo possiamo intuire. Perciò penso, (e cercò di trovare le parole adatte), che dietro questa vicenda si nasconda qualcosa di poco chiaro. Ancora non riesco a capirne la natura. Potrebbe essere un ricatto, o un'estorsione, o un "favore" che non potrai rifiutare di compiere.
Sicuramente dovrai stare molto attento e non aspettare che il giuoco si faccia più pesante, appena cominci a vedere un filo logico nella vicenda riferisci tutto alle autorità competenti, anche a rischio di trovarti nei casini.
Io intanto vedrò di fare esaminare le cartoline e le lettere; vedrai che la stesura di queste ultime risalirà sicuramente al periodo antecedente la morte di Claudia e che in ambedue i casi, la compilazione del testo è stata effettuata dalla stessa mano".
Rimasi quasi esterrefatto della sicura e fredda logica di Tino anche perché nella mia mente si faceva sempre più largo l'ipotesi, e sì, anche la speranza, che Claudia fosse ancora viva e che in qualche maniera potessimo continuare a vivere quel rapporto che mi aveva aperto le porte al mondo e all'amore provocando in me i primi vivacissimi e indimenticabili battiti del cuore.
Tutta la notte l'avevo pensata e tutta la mattina aspettata anche se turbato dall'arrivo della seconda indecifrabile missiva e dal senso di angoscia che mi opprimeva.
"Non ti arrovellare il cervello" fece Antonio, il "giovane fenomeno" che la sera ci accolse a casa sua con il solito entusiasmo ed amore. La nostra era un'amicizia nata recentemente, ma che si era presto consolidata grazie a sentimenti ed esperienze in un certo senso comuni, alla disponibilità di raccontarsi e alla voglia di trovare nella comunicazione qualcosa di più profondo oltre le parole stesse. "Se è come dice Tino, e anch'io penso che lo sia" continuò "in qualche maniera risolveremo la situazione. Come saprai il fratello di questa mia bellissima compagna" ed indicò Graziella che ci stava seduta accanto "fa il poliziotto e sicuramente saprà indicarti chi di dovere e come comportarti. Poi, in ogni caso, e forse è la cosa migliore, si può provare a sondare il terreno e vedere di arrivare direttamente alla fonte, Catania in fondo è piccola, basta trovare il canale giusto ..." .
"Questo è un tasto che perlomeno per ora non vorrei toccare" ribattei "poi comunque non me la sento di parlare di questa vicenda per tutta la sera, è da più di un mese che continua a tormentarmi, affrontiamo un altro argomento, facciamo le carte, facciamo quello che volete ...".
La proposta delle carte trovò unanimi consensi, però poi Carlo prese in considerazione il fatto che l'indomani, non avendo nessuno dei presenti impegni lavorativi, si sarebbe potuto andare a trovare Renato, il mio amico che abitava nelle campagne ragusane e che era stato dipinto da Carlo stesso, ai ragazzi che ancora non avevano avuto il piacere di conoscere, come una specie di santone, un predicatore visionario d'altri tempi, simpatico e solare, pieno di voglia di vivere, sicché si decise che sarebbe stato meglio farci predire il futuro e confrontarci sul presente e passato da quell'essere eccentrico che, almeno nei confronti dei due sconosciuti, doveva avere una visione imparziale del quadro astrale.
Anch'io poi tenevo in serbo una domanda di vitale importanza ...
Una volta fissato per l'indomani, si diede libero sfogo a discussioni che, come spesso accadeva , avevano per oggetto le nostre famiglie di origine con i propri meccanismi contorti, i nostri contorti spiriti, e i loro contorti matrimoni. Infatti, anche se Elena fosse stata presente, l'unico ad avere evitato, vuoi per scelta vuoi per fortuna, questa tortuosa strada, sarebbe stato il sottoscritto; ma sicuramente non c'è nulla di cui vantarsi.
Nonostante tutto ogni tanto mi lascio prendere la mano e da questa posizione privilegiata osservo i miei interlocutori con quell'aria di superiorità che irriterebbe perfino Gandhi.
Fine del 4° capitolo