MACERIE : I rumori delle cose morte (Giugno , 1953) di Pietro Ducci

Fischi, sibili, urla strozzate, tonfi, ombre oscillanti al fioco lume di un lampione, che, fuga la tenebra paurosa in cui sono avvolte, passano tra le macerie.

Questi ruderi scheletrici di cose che furono, alzano in alto i loro tronconi come a chiamare il cielo testimone di tanta sventura, come a pregare l’onnipotente di ridare loro la vita perduta.

Tronconi di vita senza vita, traballanti, cigolanti, oscillanti al più piccolo rumore, che amano l’ombra la più fitta quanto, una volta, non si saziavano di tanta luce. Sorci, gatti, scorpioni, tarantole, gufi, civette e tanti altri esseri amanti della oscurità tra quelli si rifugiano, sicuri di non essere molestati: unica vita grama in tanto squallore.

Di tanto, in tanto, un tonfo : è un muro che cade, un solaio che si sfascia : rovina di una rovina! oppure stridori paurosi di porte che cigolano su cardini arrugginiti, schianti di vetri di finestre affacciantesi nel vuoto ed appena sorrette da un filo corroso.

Ruderi di porte e di finestre che si aprono, che si chiudono allo spirare di una brezza od al passare di ombre, non più mortali, che tornano forse sperando di ritrovare la vita perduta o per consolarsi della morte in mezzo a cose morte. L’ululo del gufo, come il vento, rompe il silenzio e pare che accenni a preghiere di morti. Macerie! sempre macerie!

L’acqua bagna queste rovine avida della loro distruzione completa ed, alleata del vento, colpisce ora questo, ora quel troncone e non si arresta finché non lo ha reso più debole, più corroso, tanto che un soffio di aria ne decida la fine della fine. Macerie!

Quante cune di bimbi, quanta gaiezza di festa, quanti sospiri di amore, quante lacrime, a volte, su una tomba dischiusa, voi avete visto od ascoltato! ed ora? i vostri occhi sono vuoti come in un teschio, i vostri orecchi sono sordi a qualsiasi rumore! solo la morte vi è dappresso e vi stringe sempre più, fino a ridurvi in una polvere inerte.

Macerie! macerie!

Voi amate l’ombra la più fitta; siete fatte di tenebre come la morte; odiate il lampione che per un po' scolora la tenebra che è il vostro drappo; odiate i rumori gai, le voci canore; amate invece i fischi, i sibili, le urla strozzate , i tonfi.

La sventura vi ha fatte tristi, cattive più della morte; oppure siete la stessa morte poiché avete i rumori di cose morte!

 

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(L'amarezza di un momento storico ben preciso in chi, anche dopo anni da una guerra, descrive con pennellate di parole dolenti. Grazie Michele)

 

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