MIA MADRE

Valeria era lì, seduta di fronte a sua madre.

L’aria che si respirava era quella di ogni Ospedale, asettica, in fondo al corridoio una porta aperta, lì a fianco a loro la borsa con l’occorrente per il ricovero.

Valeria buttò lo sguardo sul pavimento, era lucido, di linoleum, pensò che lo avessero sostituito da poco, di solito il linoleum degli ospedali è più consumato, difficilmente si trova così lucido, dava un senso di ordine, di pulito….dal pavimento lo sguardo passò a sua madre.

<<Che senso ha pensare al linoleum mentre hai di fronte tua madre in questo stato ? >> ad un tratto pensò tra sé.

A volte il nostro cervello allontana i pensieri tristi con altri perfettamente inutili e così l’attenzione era passata dalla figura scarna di sua madre al linoleum.

Era dimagrita in modo pauroso, dieci, forse quindici kg nel giro di sei mesi, aveva il colore giallo-verde dei malati terminali, eppure nessuno l’aveva data per spacciata, era depressa oltre che malata di sclerosi multipla e questo le impediva di mangiare, la depressione le aveva chiuso lo stomaco, così diceva a tutti sua madre, ma adesso, messe di fronte l’una all’altra, Valeria si rese conto all’improvviso della verità.

C’era qualcos’altro, altrimenti non avrebbe avuto quel colore, altrimenti non avrebbe avuto la sensazione di avere davanti uno di quei fantasmi vittime dell’olocausto che mettono nei libri di storia.

La figura era troppo scarna ed il vestito di un paio di taglie in più la rendeva ancora più magra.

Ad un certo punto sua madre ruppe il silenzio, facendole la più banale delle domande: << E’ una tinta quella che hai fatto ai capelli vero ? >>

Valeria si disse : <<Io inganno la mente pensando al linoleum lei si concentra sul colore della mia tinta per capelli >>.

Poi l’infermiera le chiamò, si era liberato il posto in reparto, potevano seguirla.

Sua madre e l’infermiera salirono in ascensore

Valeria salì a piedi seguita da suo marito con il borsone.

Arrivati al piano sua madre e l’infermiera li raggiunsero, la donna si affrettò a chiedere a qualche ricoverato in condizioni migliori di cedere il posto a sua madre, nel corridoio, su una panchina in attesa che le inservienti ultimassero le operazioni di pulizia della stanza.

<< Allora è proprio come penso, allora è più grave di quanto immaginassi …. >>.

Era avvezza ai ricoveri di sua madre, alle sue depressioni, quante ne aveva affrontate da bambina !

La primavera e l’autunno erano determinanti per i suoi crolli, Valeria era piccola, otto, nove, dieci anni.

Le crisi depressive di sua madre iniziavano con l’inappetenza, poi quel poco che mangiava lo vomitava, infine si rintanava in camera da letto, al buio, si alzava solo per andare in bagno, dimenticandosi completamente di quella bambina nella stanza accanto.

Ogni tanto il silenzio della casa era rotto dai pianti di sua madre, lunghi pianti isterici, poi improvvisamente si alzava dal letto e correva in bagno, lì Valeria la raggiungeva, le sorreggeva la fronte mentre sua madre vomitava anche l’anima.

Poi tornava a letto.

Non c’era nulla che la scuotesse dal torpore della depressione, nulla in grado di farla emergere dal suo baratro.

Allora Valeria pregava, che sua madre guarisse, che tornasse a occuparsi di lei, spesso andava in camera dove sua madre giaceva al buio, nel letto disfatto.

La bambina la supplicava di alzarsi, di trovare la forza per riprendersi, le chiedeva di andare di là con lei, ma niente, niente da fare.

Poi, dopo giorni di tentativi, Valeria e suo padre l’accompagnavano in Clinica, in quella stessa Clinica in cui quel giorno Valeria era andata ad accompagnarla con il marito.

Erano passati più di vent’anni, lo scenario era lo stesso, la depressione anche.

Era però subentrato in Valeria un senso di rassegnazione, non c’era più in lei la voglia di combattere, non tentava neppure di farla reagire.

Valeria stava lì ad aspettare che gli eventi precipitassero, vent’anni prima aspettava che sua madre "guarisse", adesso sapeva che dalla depressione non si guarisce, non c’era più in lei la speranza della bambina che ama sua madre, la speranza era stata sostituita da un senso di fastidio per quella madre inerte, apatica.

L’avevano ricoverata per lo stato depressivo che l’aveva colpita per l’ennesima volta, senza contare che rispetto a vent’anni prima c’era l’aggravante di quella tremenda malattia, la sclerosi multipla, ma adesso Valeria si chiedeva quale altra verità c’era dietro quella depressione ? Possibile che i litigi con la figlia minore avessero portato ad una simile depressione ?

Cosa le stava nascondendo sua madre ?

La rabbia degli ultimi giorni, per quell’ennesima crisi depressiva aveva impedito a Valeria di vedere la realtà.

Valeria era furiosa con tutti.

Furiosa con suo padre che dopo la separazione non aveva trovato di meglio da fare che sperperare tutti i suoi soldi in donne e gioco d’azzardo al punto di essersi ridotto a non avere nemmeno una lira in tasca.

Furiosa con sua sorella che in piena crisi adolescenziale si era ribellata alla madre e al mondo intero, causando un ulteriore peggioramento delle condizioni psichiche di sua madre.

Ma soprattutto Valeria era furiosa con sua madre, quella madre fantasma che non le era mai stata veramente d’aiuto, mai di conforto, mai vicina come Valeria avrebbe voluto e adesso ?

Adesso che aveva trent’anni Valeria si trovava a doverla assistere, senza nessun’altro disposto ad assolvere con lei tale incombenza, perché sua madre in tutti quegli anni non aveva trovato niente di meglio da fare che allontanare da sé il mondo intero, con quel brutto carattere che era l’aggravante peggiore alla sua malattia.

Valeria aveva i nervi a fior di pelle, quanto tempo aveva sottratto a sua figlia nelle ultime settimane per dedicarsi a sua madre ? troppo tempo, secondo lei, per qualcosa di cui non valeva la pena.

Dedicarsi ad una madre apatica, fredda, con un carattere pessimo, una madre che non le aveva saputo trasmettere alcun calore e sottrarre il poco tempo a propria disposizione alla cosa più cara che Valeria avesse: la sua famiglia, sua figlia, suo marito.

Si era detta mille volte che sua madre stava cercando di rovinare la sua vita e la propria, di trascinarla nel proprio baratro.

Adesso guardandola, Valeria si chiese cosa si nascondesse dietro l’apparenza, quale fosse la vera causa di quella depressione.

Si chiese se dovesse sentirsi in colpa verso sua madre per la rabbia provata negli ultimi giorni ma non riusciva a sentire niente, nessun senso di colpa, solo la voglia prepotente di vivere una vita normale, di essere per una volta madre e non figlia, sentì prepotentemente di voler scrivere la parola FINE per poter ricominciare da zero a costruire da madre ciò che non aveva potuto avere come figlia.

La camera era pronta, Valeria aiutò sua madre a sistemarsi, a svuotare il borsone, l’accompagnò in bagno a cambiarsi, a quel punto le diede un bacio e andò via.

Avrebbe voluto lasciarsi per sempre alle spalle il suo passato, sua madre …. realizzò in quel momento che non le importava neppure conoscere la verità, voleva solo andare a casa da sua figlia e abbracciarla forte come sua madre non aveva mai fatto con lei.

 

Valeria

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