Il nastro 

   Sabina non amava guidare per lunghi percorsi. Cento chilometri sono un lungo percorso? Forse per lei che era solita  servirsi dell'auto solo in città. L'autostrada le si snodava davanti: un nastro grigio col sottofondo monotono del  motore che accompagnava il filo confuso dei pensieri.

Anche la vita è un nastro. Ce lo consegnano alla nascita arrotolato e rigido come una rondella. Liberato il capo iniziale, inizia a srotolarsi. Per alcuni  semplice e scorrevole, per altri subito si ingarbuglia e si formano nodi.

Ha un colore? L'idea la fece sorridere e allentò un po' la tensione che le irrigidiva le mani sul volante. Se il nastro della vita ha un colore il suo poteva essere stato... turchino? No, fucsia: le piaceva di più. Un nastro setoso che le era scorso finora, scivolando morbido fra le dita. Fino a quel momento, su quel nastro grigio di autostrada che la conduceva ad un appuntamento.

Perché diavolo aveva accettato?

Aveva accompagnata la bambina a scuola, accordandosi con la sorella perché l'andasse a prendere e la conducesse  a casa con sé.

Le aveva detto che sarebbe andata a Firenze, quindi la verità, per informarsi di un certo corso di Yoga, del quale le avevano parlato in palestra in termini entusiastici.

Interessi che  Fausto, suo marito, considerava scempiaggini e perdite di tempo. Quindi niente di strano che Sabina ne facesse mistero e cercasse la complicità della sorella che mai avrebbe immaginato quell'incontro con Samuele.

Già quel nome biblico, così inconsueto, era stato motivo di  frecciate al tempo del liceo quando stavano insieme. Lei però lo chiamava Sam. Storia adolescenziale, dai quattordici ai ventidue anni. Il suo primo uomo, per lui la prima donna. Di nuovo un sorriso, al ricordo della loro inesperienza e dell'impaccio. Lui le aveva confessato in seguito di essersi documentato su certi libri, ma che aveva dimenticato tutto al semplice contatto della sua pelle vellutata di bambina.

Erano cresciuti insieme. Alla fine era come fossero stati un'unica persona, tanto (così gli aveva detto quando lo aveva lasciato) da sentirsi soli quando stavano insieme. Una cattiveria.

In realtà Sabina aveva conosciuto Fausto, dieci anni più di lei: medico, lavorava in ospedale con suo padre. Altro tipo di amore. Quando aveva cercato di ... confessargli quella sua prima storia, s'era messo a ridere.

- Tutti abbiamo avuto una storia di liceo e una prima esperienza sessuale. Mi sarei meravigliato del contrario...- . Un sollievo.

Un'auto la sorpassò, s'era messo a piovere. Gli schizzi sul vetro le tolsero per un attimo la visibilità.

Da quanto non lo vedeva... Dieci anni? S'era laureato in ingegneria e subito aveva trovato lavoro a Milano. Qualcuno le aveva detto che anche lui si era sposato. E adesso quella telefonata ... Un tuffo al cuore che l'aveva disorientata. Perché quell'emozione, che senso aveva? Quel suo nastro setoso di vita color fucsia improvvisamente si ingarbugliava.

- Mi trasferisco in America, chissà se tornerò mai in Italia - le aveva detto.

- Vai con la famiglia? -

- No, vado solo. Mi sono separato un anno fa -

- Niente figli? -

- Niente figli -

Poi la richiesta di poterla salutare. Era un pensiero che lo martellava, come una radice da estirpare, l'unica che lo tenesse legato all'Italia.

 Aveva accettato, perché lo aveva capito. No, non soltanto per quello. Anche per l'improvvisa forte emozione nel riconoscere la sua voce al telefono. Il suo dolce Sam, il suo alter ego.

Le mani sul volante ebbero un tremito, ma ormai era come se l'auto andasse da sola. Sam l'avrebbe attesa al casello di uscita, probabilmente lei avrebbe parcheggiato la propria auto e sarebbe salita su quella di lui. Come una coppia di amanti clandestini. Ma siamo pazzi? L'auto ebbe una scarto  sull'asfalto reso viscido dalla pioggia.

"Alla prima uscita,  riprendo la via del ritorno. Lo chiamo al cellulare e  gli dico che non me la sono sentita. In fondo non ha senso: la mia vita scorre liscia e setosa e color fucsia, non posso fare un nodo sul nastro proprio adesso".

Già teneva d'occhio i  segnali per girare a destra.

Colpa della pioggia, della scarsa visibilità, il destino.

 Fu come un taglio netto di forbice al nastro color fucsia, dopo la piega del nodo che stava formandosi.

                                                                                                                    Marzia Plumeri

                                                                                                                    

I nostri racconti