Pirandello: I sei personaggi in cerca d’autore
Il tempo di Pirandello è anche il tempo della relatività einsteiniana, è il tempo della destrutturazione dell’individuo operata da Freud (non esiste solo l’Ego, c’è anche l’Es; non c’è solo la coscienza, c’è anche e soprattutto il subconscio). Inoltre in Pirandello è forte la distinzione tra forma, caratterizzata da una fissità psicologica (la forma di un quadrato è sempre quella, anche se cambia la misura dei lati) e vita, che invece è dinamica, in continua evoluzione e trasformazione.L’uomo è scisso tra Essere ed Apparire, come si vede dallo stesso titolo di un suo romanzo famoso: Uno nessuno centomila, (dove "uno" è la forma e "centomila" sono le variabili con cui l’uomo si mostra agli altri; nel conflitto tra questi termini, l’uomo si annulla, diventa "nessuno").
Ciascuno di noi porta una Maschera, che cambia con il cambiare delle situazioni, mentre la nostra vera forma rimane celata. Per smascherare e poter rappresentare l’essenza vera di una persona, occorre usare l’ umorismo, il sentimento del contrario (la signora matura che si veste da ragazzina suscita in noi il riso; poi scopriamo che si acconcia in quel modo solo per trattenere a sé un uomo molto più giovane di lei: insomma, non è una faccenda comica, ma drammaticamente patetica).
Altro strumento di smascheramento è il teatro: nella rappresentazione è possibile denudare ogni personaggio dalla sua maschera, sia con la dialettica della drammatizzazione, sia attraverso appunto l’umorismo (Maschere nude è intitolata tutta la sua raccolta di opere teatrali).
Ma Pirandello, una volta trovato il modo per rappresentare questo dissidio, continua a riflettere sullo strumento espressivo: La vita si riporta in teatro, ma quello che avviene sul palcoscenico è "vita"? La mediazione attoriale non condiziona e non trasforma in altro ciò che viene rappresentato?
Ed è proprio questa riflessione a generare la nascita dei Sei personaggi in cerca d’autore.
Vediamone insieme la vicenda, i cui antecedenti all’inizio dello spettacolo nessuno conosce e che possiamo ricostruire solo a posteriori.
A Pirandello la fantasia suggerisce una storia di sei personaggi, storia strana e impresentabile in un teatro di cultura borghese del 1920: un Uomo, il Padre, è sposato con una donna, la Madre, con la quale ha un Figlio; la donna si innamora di un altro, il Marito la lascia andare. Lei diventa madre di altri 3 figli, La Figliastra e due bambini; restata vedova del secondo compagno, per sbarcare il lunario fa la sarta per conto di Madama Pace, che è una tenutaria, ma per non dare nell’occhio tiene un laboratorio di sartoria. La Figliastra, viene ricattata da madama Pace, e costretta a prostituirsi. Un giorno nella casa di appuntamento arriva il Padre che è fatto accomodare nella camera della Figliastra.
Il fattaccio non succede, perché nel frattempo arriva la madre, ma siamo vicini ad un incesto. Da quel momento, le due famiglie si riuniscono, ma i rapporti sono complicatissimi: il Padre ha il rimorso di aver incontrato la Figliastra in una casa di appuntamento, ha rimorsi per aver lasciato la Moglie in miseria; la Figliastra odia il patrigno, non trova solidarietà nel Fratellastro; la Madre ama tutti e non fa che piangere. Conclusione: la bambina, un giorno giocando nel giardino cade nella vasca del giardino e annega; il fratello, impaurito dal clima familiare e traumatizzato dalla morte della sorellina, trova un revolver e si spara; il Figlio fugge via ed anche la Figliastra se ne va per la strada della perdizione.
Questa vicenda è insopportabile per il perbenismo della società di allora e Pirandello rimanda sempre la sua scrittura (ne voleva fare dapprima un romanzo), fino a quando non decide di sfruttare l’idea per mettere in scena una riflessione sul rapporto Vita/Teatro.
La vicenda teatrale
Una compagnia di attori fa le prove di una commedia di Pirandello; arrivano sei personaggi che chiedono al capocomico di lasciar perdere la commedia in prova e di mettere in scena la loro storia.
Nel primo atto, c’è la presentazione del dramma, i racconti dei personaggi sono frammentari, la situazione non è chiara. Nel secondo, comincia a delinearsi il conflitto tra Teatro e Vita: sulla scena occorre un letto, per ricostruire la camera della casa di Madama Pace. Il trovarobe suggerisce di usare un letto di colore verde. La Figliastra si oppone perché ne vuole uno giallo, fiorato, come quello di Madama Pace. E’ la prima incrinatura. Vuole anche il tavolino su cui sarà posata la busta cilestrina contenente i soldi per la prestazione. Cominciamo a vedere la "falsità" della rappresentazione teatrale, rispetto alla "verità" della vita.
Poi, il conflitto vero e proprio tra Personaggi e Attori, nonostante la mediazione del copione. Il nome della Madre è Amalia, ma al regista non piace e lo vorrebbe cambiare. Il Padre non è d’accordo e non accetta nemmeno l’Attrice che deve impersonare la Madre: «Non so più che dirle… Comincio già … non so, a sentire come false, con un altro suono, le mie stesse parole».
Anche la Figliastra protesta: «L’Attrice non mi assomiglia per nulla: non mi vedo affatto in lei». Ancora, alle proteste del padre che non si riconosce nel modo in cui l’Attore lo interpreta, il Regista risponde: «Qua [sul palco], lei, come lei, non può essere! Qua c’è l’attore che lo rappresenta e basta!» - E il Padre: «Sarà piuttosto come lui si sentirà e non come io dentro di me mi sento».
Non c’è, dunque, compatibilità tra Vita e Teatro e così la scena cruciale dell’incontro tra il Padre e la Figliastra nella casa d’appuntamento, recitata dagli Attori, farà scoppiare le risate fra i Personaggi. La verità non può essere rappresentata sul palcoscenico. Nella scena dell’incontro nel laboratorio di madama Pace, il Padre, ignaro che quella è figlia di sua moglie, dice alla figlia: «Togliamo il vestitino?». La Figlia sta per farlo. Ma il Regista s’impenna: «Togliamo il vestitino? Ma qui salta tutto il teatro. Che verità? La verità fino ad un certo punto».
La Vita è una cosa seria: il Teatro è un gioco, così come è in Francese e in Inglese, dove recitare si dice jouer e to play¸ per gli Attori le vicende dei Personaggi sono solo un copione con cui giocare, per i Personaggi esse SONO la vita, così i personaggi sono più veri dei vivi, nonostante la Prima attrice dica che il loro è un lavoro serio, non un gioco da bambini (ma i bambini muoiono affogati nella vasca o si sparano).
Il metateatro, ovvero il teatro nel teatro
Nell’Amleto di Shakespeare, Amleto per smascherare la madre e lo zio, uccisori di suo padre, chiama una compagnia di attori girovaghi per far rappresentare loro proprio le vicende adulterine della madre e l’omicidio del padre. Insomma, con una scena teatrale, Amleto smaschera l’ipocrisia di madre e zio e fa capire loro di essere a conoscenza del loro delitto.
Pirandello riprende questa tecnica ma complica il gioco metateatrale, fin dall’inizio. Vediamo come:
1) Il pubblico entra nel teatro e trova la scena spoglia, perché è giorno di prova, quando il pubblico non c’è. In questo modo Pirandello assegna un ruolo anche al pubblico: questo deve recitare la parte dell’assente, c’è ma deve far finta che non ci sia, perché sul palcoscenico verranno rappresentati argomenti tabù per quel tipo di società.
2) I Personaggi entrano dallo stesso ingresso da cui è entrato il pubblico, cosa molto insolita.
3) I finali degli atti.
a) il primo atto finisce in maniera sorprendente: Personaggi e regista vanno nei camerini per scrivere il copione; gli Attori a poco a poco escono lasciando la scena vuota che tale resta per almeno 20 minuti (come da didascalia).
b) Il secondo atto si conclude all’apice della scena tra Padre, Figliastra e madre. La scena è così fortemente drammatica che il Regista si mette a gridare: sipario sipario!, per dire che qui si può concludere l’atto, ma il macchinista, fraintendendo, farà scendere realmente il sipario, addirittura capocomico e Padre restano sul proscenio...
c) L’atto conclusivo: attori e capocomico sono confusi e atterriti per la morte del bambino e irritati per il comportamento dei Personaggi… Scappano via e il regista grida: luce luce! La scena si illumina così com’era all’inizio, prima dell’arrivo di attori e personaggi. Finale comico… Regista: «ho perso una giornata, macchinista spegni tutto». E rimane al buio totale. Comparsa fantasmagorica dei personaggi e risata stridula della Figliastra.
4) L’incesto. In teatro non se ne può parlare, ma una volta che i Personaggi salgono sul palcoscenico, l’incesto diventa evidente, ma con molte accortezze. Intanto non sarebbe nemmeno un incesto, tra il Padre e la Figliastra non ci sono legami di sangue; poi c’è l’intervento della madre che col suo grido "Figlia mia" lo interrompe. Infine tutto il contesto in cui l’incesto deve avvenire è fatto in modo da impedire che la realtà appaia nella sua chiarezza: madama Pace, personaggio del dramma importante, non accompagna i Sei, ma viene evocata in una specie di sogno.. Lei parla un linguaggio incomprensibile con cui convince la ragazza a prostituirsi; l’incontro avviene nel retrobottega, luogo invisibile ai clienti della sartoria. La ragazza si spoglia dietro il paravento, che è presente sul palcoscenico ma non viene usato, perché la ragazza racconta di essere andata lì dietro, ma gli spettatori la vedono sempre sul proscenio e vestita; del resto il pubblico deve recitare la parte di chi non c’è… Sono tutti accorgimenti metateatrali che permettono a Pirandello di dire e di non dire.
Con questo trucchetto può dire agli spettatori quanto sia ipocrita la società cui appartengono, senza offendere nessuno direttamente.
5) La morte. Se nel secondo atto il tema principale è l’incesto, nel terzo è la morte. Anche della morte non si può parlare, specie se si tratta di morti infantili (i bambini sul palcoscenico sono un grosso problema, dice il regista). Gli spettatori non vedono la bambina annegare nella vasca, né vedono il suicidio del fratello nascosto dietro un albero. Sentono lo sparo e allo sparo c’è il fuggi fuggi di tutti, l’accendersi di tutte le luci e poi il buio.
6) Il Capo comico scende e sale per le scalette poste davanti al palcoscenico, agendo ora da attore ora da spettatore.
7) Durante lo svolgimento del dramma, il regista fa intervenire trovarobe, macchinista, suggeritore, servi di scena cui fa svolgere i lavori che abitualmente eseguono dietro le quinte e a sipario chiuso: Pirandello destruttura la macchina teatrale, fa vedere al pubblico come funziona il teatro da un punto di vista tecnico, fa vedere che il teatro non è quella cosa magica che sembra, ma il risultato di un duro lavoro.
FINALE
Nel buio del finale, i Personaggi, meno i bambini, appaiono come fantasmi e scompaiono. La risata della Figliastra accompagna l’uscita attraverso la platea….
I sei personaggi erano venuti a raccontare la loro storia, ma non sono riusciti a portarla a termine, a concluderla: essi non riescono a ricomporre la famiglia di una volta, né tanto meno a scioglierla definitivamente. Essi scompaiono ma per ricomparire con le stesse modalità alla prossima rappresentazione. Sono personaggi, non persone, per questo non moriranno mai.
Mariano Fresta