Rachele ha ragione

 

E va bene.
Oggi ti racconto di Rachele. Una storia durata dieci anni. Da quattro è
finita.

In realtà ci siamo guardati dentro la prima volta che ci siamo incontrati.
Non la conoscevo. Me la presentò una mia amica nella primavera di non
ricordo quale anno.
Bionda, magra, carnagione chiara, sguardo curioso, vestito indiano (ma
guarda!) lungo e leggero.

Le domeniche assieme in un gruppo di amici. Lei presa da una sua storia. Io
un po' perso per Marina. Un'amica.
Alcuni anni passati a guardarci incuriositi.

Tutto è iniziato al ritorno da un viaggio a Tirrenia.
Il Ford Transit senza sedili.
In cinque o sei sdraiati a dormire sotto coperte rimediate e la sua mano
appoggiata. Sentirla muovere timidamente. E poi il gioco di toccarsi. La
sua gonna. Le sue gambe. La sua sensualità. Senza vederci negli occhi.
Tutto il viaggio così a cercarci, a scoprirci.

Dopo, due giorni di silenzio. Senza cercarci.
Una sera solo nel mio studio. Mi ricordo una gonna corta di velluto
azzurro.
Affermazioni, sue, categoriche sull'eccezionalità ed irripetibilità di
quanto era successo. Il suo sguardo a contraddire le sue affermazioni. La
mano sotto la gonna. Lei che guarda la mia eccitazione. Lei che chiede di
sedersi su di me. Sul mio "uccello" come diceva lei. E fare all'amore.
Sentire per la prima volta l'odore del suo corpo. Scoprirlo più bianco di
quello che immaginassi.
Una parola (Uccello) che avevo trovato sempre sgradevole, abbinata al suo
sguardo alla sua voce, diventava sensuale. E basta.

E' stato l'inizio di un lungo gioco.
Un rapporto fatto soprattutto di sensualità. Di cose dette toccandoci. Di
fare all'amore in tutte le situazioni. Anche le più improbabili. Giocare ad
ingelosire. Ad eccitare.
Una mostra di pittura con lei nuda sotto il suo impermeabile. Giocare e poi
fare all'amore in piazza. Nel buio. Come se fosse casa nostra.
Gli scogli vicino alla spiaggia e il nostro fare all'amore tra la gente.
Riuscivamo a fare all'amore parlando dei figli. Mantenere l'eccitazione,
sospenderla e riprenderla.

Un giorno mi ha detto che si era innamorata di un altro.
Per la prima volta in vita mia ho provato l'esperienza di essere lasciato.
La colonna sonora di quel periodo: "I treni a Vapore" della Mannoia.
Ho visto Rachele nel mio ultimo incontro da "Amanti" in una chiesa. Le ho
regalato il CD della Mannoia. La mia colonna sonora.
Pur soffrendo riconoscevo in lei una grande consapevolezza che ritrovavo
nelle musiche, nella voce, nelle parole dei "Treni a Vapore".
Una carezza e poi via.

Voglio molto bene a Rachele. La sento e vedo tuttora. Con un gioco che è
diverso. Affettuoso.
Con la sensualità sospesa.

Essere lasciati aiuta a capire che non siamo "unici". Che siamo stati tutti
già raccontati dalle canzoni dei "Pooh"!

Ti racconto perché sei un'amica.
******

Non parlo più con Marina ormai da un anno.

Incontrata al Liceo artistico. Molto carina. Mora con i capelli a caschetto
lisci. Occhi scuri.
Ci siamo persi di vista per anni pur abitando in paesi vicini.
Abbiamo incominciato a frequentarci assiduamente quando io sono venuto ad
abitare nel paese.

Attrazione reciproca unita ad una grande difficoltà a far coincidere i
tempi delle nostre attenzioni.
Ricordo una sera a cena con un gruppo di amici. Lei seduta sul caminetto. I
visi vicini. Un suo bacio improvviso.

Con lei ho condiviso la gioia dell'essere padre io e madre lei. Lei la
prima a sapere che sarebbe arrivato il Grande Lu. Io il primo a sapere che
sarebbe arrivata pochi mesi dopo Valentina.
Serate affettuose al telefono quando lei era sola con Valentina ed io solo con
Luca. Mattinate in spiaggia soli con i bimbi.
Un gioco di seduzione continuo da parte sua. Ed io a lasciarmi sedurre.
Pomeriggi passati a parlare in paesini sperduti della Valmarecchia.
Pomeriggi passati insieme da Tonino, invaghito di Marina, che ci
voleva assieme per realizzare alcune fontane.
E poi il ritorno complice in auto ed una carezza come saluto.

Ho visto Marina piangere in alcuni momenti di difficoltà. Lei così orgogliosa
e dura. Forse questo è stato il più bel regalo suo.
Quello che mi rimane.
Una persona orgogliosa piange solo davanti a chi sente parte di sé.

Un anno fa una sua scelta egoista ed ai miei occhi superficiale.
Una lettera mia ed una sua di risposta. Poi il silenzio.
L'orgoglio ha preso il sopravvento.

Rachele è sempre stata gelosa di Marina. Ha sempre sostenuto che facevo
all'amore con lei ma ero innamorato di Marina.
Ora Rachele sostiene che cercherò Marina. Che lei mi "riprenderà" come e
quando vuole.

Tu, amica mia, mi parli dell'amore che ti prende tutto. Sensualità e
sentimento. L'amore per sempre.
La vita mi ha insegnato che può essere che sensualità e sentimento segnino
contemporaneamente un rapporto. Non per sempre.
Cercare la perfezione può distrarre. Non ci fa cogliere la bellezza il
fascino dell'imperfezione.
Può tenerci sospesi tra la terra ed il cielo senza possedere né l'uno né
l'altro.

Un giorno scriverò a Marina. Rachele ha ragione.

******

Avevo diciott'anni credo.
Laura, la mia amica di Torino, alla stazione prima di partire per il
ritorno mi regalò un libro. Solo uno sguardo ed una carezza. In fondo io
ero quasi contento di tornare al mio paese. La città mi sembrava troppo
grande.
Di quel libro mi è rimasta una frase che più o meno diceva: "I nostri cuori
rispondono a stelle che non vogliono saperne di noi". (Uomini e no- di Elio Vittorini)
Laura è stata il mio "marinaio". Una qualche divinità , come in un tuo
racconto, ha giocato con il nostro tempo. Non so quale parte di cielo
guardi la sera e con chi.
La quotidianità ha il potere di banalizzare ogni cosa . Forse è per questo
che non ho rimpianti.

Lorenzo M.

 

 

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