Rimango ancora qui
Rimango ancora qui,nel mio piccolo garage,tra mille pensieri. Osservo la mia macchina per alcuni minuti,stando lì,in piedi,senza batter ciglio.Continuo a chiedermi se un ammasso di lamiere sia veramente l’ ultima cosa che vorrei vedere prima di morire,la cosa al momento mi da’ molto da pensare.Eppure sono sempre stato fiero di questa mia opinione, l’ ultimo attimo con le mani sul volante, ad una velocità disumana, con un leone che ringhia dentro lo stomaco, sentirsi veramente un dio prima del momento finale: un piccolo errore,un grado di troppo e tutto scompare. Un’ altra lapide lungo la strada, una di quelle piccole tombe di marmo che ti danno quel senso di amarezza quando ci passi davanti e se ci pensi a modo riescono a distrarti di più di un banalissimo cartello stradale,forse semplicemente perché ce ne sono meno,non so. I vecchi avranno un nuovo evento da raccontare, tutti a fare polemica sul fatto accaduto: "era un bravo ragazzo vè , erano anni che lavorava col papà, ma per strada non si può correre così, come se fosse una pista di formula uno, passava davanti al bar come un pilota davanti alle tribune, si sa che prima o poi si ammazzano tutti questi ragazzini strampalati ,sempre di fretta ma poi per andare dove? Al cimitero, sempre lì finiscono." E io lassù ad applaudire, a questa massa di rincoglioniti che parlano solo per dare aria alla bocca, una marea di cazzate a non finire, loro che a settant’ anni non hanno rispetto per nessuno, povere bestie in gabbia che non hanno un cazzo da fare, senza un minimo di interesse per qualcosa di veramente importante. Cosa ne sapete voi di quello che si prova a guidare un’auto sportiva? Nulla perché avete passato tutta la vostra vita rinchiusi in una chiesa senza mai rischiare, senza mai disubbidire alle regole per paura di provarci gusto.
Ma anche i ragazzi avrebbero detto più o meno le stesse cose, ma con un tono diverso, stando molto sul drammatico , con i visi seri e dispiaciuti, quando poi nei giorni precedenti non ti salutavano neanche e magari borbottavano: "quanto sei sfigato?"
E’ una questione molto delicata, lo so, ma il mondo è pieno di stronzi senza veri sentimenti; nel frattempo apro il baule e tiro fuori il mio piccolo straccetto celeste, non puoi mai mancare nella propria macchina, così di poca spesa, ma di vitale importanza per raggiungere la perfezione : l’ umidità ha depositato migliaia di gocce sulla cappotta, senza chiedere il mio permesso e questo mi infastidisce molto. Ma non finisce lì! Una piccola gocciolina marrone si sta divertendo a fare snowboard dalla targa fino alla marmitta, ma le spiego molto dolcemente che se una superficie è bianca non vuol dire che per forza ci sia la neve sopra. Giro accuratamente intorno alla mia bimba, allontanando gli sciatori clandestini uno alla volta, controllando ogni centimetro.Nei cerchi anteriori, posso notare che il ferodo dei freni, non ha perso il vizio di sfalistrare nel buio conficcandosi violentemente nella vernice, così continuo sfregare ma con un minimo di cognizione. Passando sopra il cofano, posso respirare il profumo dell’ olio caldo, anche se a volte mi fa pensare un po’ ad un motore mezzo fuso. Infine l’ alettone,così grosso che sembra l’ala di un aeroplano, quel che basta per dare un’ idea di quanto sia potente quest’ auto; lo accarezzo da destra verso sinistra, come se fosse il viso di una donna, così liscio e splendente .Le piace sentirsi bella, ogni volta sa darmi il meglio di sé , come se facessimo l’ amore, senza limiti: solo noi, in un letto di asfalto che ci riscalda piano piano fino all’ ultimo orgasmo.Questo è quello che si prova in speciale, un’ emozione così forte che può accompagnarti per mano fino alla morte, aprendo l’ultima porta col sorriso, volando ancora una volta nel cielo.Rimango ancora qui, per qualche minuto, a fumare l’ ultima sigaretta, prima di andare a dormire,osservando i miei ricordi, con tante domande e con un’ unica risposta che parla di immortalità e di crescita e che mai finirà. Buonanotte piccola mia,buonanotte…
Minhea1462
( Pubblico il tuo racconto, mio caro D. come testimonianza di costume e di un'epoca, nonché espressione di un'età giovane espressa con una sincerità quasi innocente. Forse può aiutare a capire)