'68

 

Che operaio solerte ... il tempo ... instancabile nel levigare i suoi doni …

Capita così che un giorno inaspettatamente ti renda un ricordo che temevi orribile, straziante, che volevi seppellito e nascosto a te e a tutti per sempre, mentre nelle sue mani d’artigiano è ora divenuto un gioiello … (spero letteralmente significhi "fonte di gioia").

La mia intera vita si è decisa quando avevo 23 anni … quello che allora successe mi segnò e mi fece quello che sono … anche se fino ad allora i miei progetti erano stati decisamente altri.

Da 4 anni, a partire dal ‘68, militavo nella sinistra rivoluzionaria ed ero un "personaggio" particolare : al di là delle mie posizione politiche, spesso confuse e infantili, raccoglievo, alle elezioni della sezione, quasi il 90% dei voti. Perché ero "puro" e si vedeva nei miei occhi la fede che tutti avrebbero voluto possedere in quella forma … in più, in verità, ero anche bello (non ridete, vi prego) .. e "l’uomo nuovo" doveva avere anche requisiti estetici all’altezza.

La semplicità del mio essere onesto (eredità paterna), la serenità di una adesione totale all’Idea e la naturale propensione dei compagni ad "investire" sui giovani fecero di me, peraltro ignorantello quanto desideroso di imparare, un punto di riferimento per tutti quelli che credevano e volevano "cambiare lo stato di cose presente", in altre parole "fare la rivoluzione".

Comunque fu proprio questo ruolo simbolico che determinò l’incredibile durezza della sorte … e segnò la rigida traccia della mia fatica di vivere.

Ero nel direttivo nazionale di un’organizzazione leninista quando la stanchezza cominciò a farsi sentire … non quella fisica … ma la sofferenza di non avere domeniche … di sostituire le relazioni con le riunioni … di passare dallo studio per l’università ai cancelli delle fabbriche … senza alternativa né riposo … ; sia come sia, giunsi alla decisione di smettere .. almeno per un po’ … con questa militanza che ormai sentivo asfissiante e troppo dolorosa … purtroppo precorsi i tempi del diritto al sé che in anni successivi caratterizzò il movimento …

Né sarebbe andata poi tanto male se fossi stato un semplice militante di base … o un uomo meno "nuovo" e simbolico …

Ho negli occhi allora appannati di lacrime l’immagine del volto piangente dei giovani compagni del direttivo … che nelle mie parole interrotte dai singhiozzi riconoscevano il loro stesso disagio …

R. L. ... allora quarantenne … era in piedi accanto a me e mi teneva una mano sulla spalla mentre parlavo … e tentò subito una soluzione indolore … dimissioni dal direttivo e permanenza come militante …

Gli avessi dato retta!!!

Invece scrissi una lunga lettera di dimissioni da tutto … e (mentre le ossa di Stalin gongolavano) gli stessi compagni che avevano pianto con me … mi "radiarono" per "opportunismo personale" … Ricordo ancora che la proposta era stata l’espulsione (non si torna più) poi corretta a penna in radiazione (se si è buoni si può tornare…sic!!).

Da quel momento la frana iniziò a travolgermi. Ai primi due compagni venuti a portarmi la loro solidarietà e a dirmi che il direttivo aveva sbagliato a radiarmi … non potei che dire la mia critica e affermare il mio diritto alla vita e alla libera scelta. Ma non ero un comunista per scherzo … amavo l’organizzazione che avevo contribuito a far crescere e sapevo la vera ragione della radiazione: il mio sarebbe stato un brutto esempio e altri mi avrebbero seguito .. la radiazione era un modo per sanzionare l’abbandono e frenare chi intendeva seguirmi su quella strada.

Presi allora la decisione che avrebbe sconvolto la mia vita e la mia mente … decisi di dare ragione al direttivo, di difenderne le scelte caricandomi di responsabilità che non avevo, di affermare, in sostanza che ero un "traditore".

Bene ripetete ottanta volte che siete un traditore, motivatelo con intelligenza e infine sarete voi stessi convinto … Fu quello che successe: se la percezione di ingiustizia che all’inizio avevo fosse rimasta intatta, forse sarei sopravvissuto, ma costruii io stesso le ragioni della mia colpa e me ne convinsi: scattò così la follia … grande e violenta come un turbine….

Certo, ero predisposto, non me lo nascondo, ma quei giorni furono la dinamite che si insinuò nel mio già debole cervello … fino a disintegrarlo.

Seguirono 25 anni di battaglie per sopravvivere galleggiando come un turacciolo fra i marosi.

Poi venne la quiete.

La rivoluzione ritornò a dormire molto prima e quell’organizzazione si sciolse o confluì, non ricordo, dopo poco …

Il prezzo della mia scelta di caricarmi della colpa fu altissimo e l’ho pagato tutto … e non mi pento per questo … a quella vicenda devo la comprensione di troppe verità; una su tutte: i comunisti, anche quelli che "tradiscono" sono fatti, come diceva Lenin "di una pasta speciale".

 

confrontate i volti delle due foto

sono il prima e il dopo di una pasta speciale.

Roberto Virdis

 

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