"Sguardi"
di Marzia Plumeri(pubblicato da Silarus genn-feb. 2000)
La finestra del mio studio è aperta nell’aria che si è fatta scintillante, dopo un breve temporale. Dalla mia casa, sulle colline toscane, nel verde, dove vivo da alcuni anni, domino la vallata. Intorno, boschi ed uliveti, alti cipressi, una quercia secolare che accarezza il tetto del fienile accanto.
Chi mi domanda se mi sento sola, o mi annoio, non conosce la mia emozione, quando, camminando fra gli ulivi, preceduta dal mio amico Nilo, mi trovo nel volo danzante delle rondini che quasi mi sfiorano i capelli, rendendomi parte del paesaggio.
Nilo è agile come uno stambecco e sa saltare da una balza all’altra ed è veloce nella corsa, tanto che può scendere a valle fino al lago e risalire, nel tempo che io impiego per percorrere appena cinquecento metri in discesa. Risale a verificare che io segua il tragitto previsto, a volte, più paziente, mi aspetta ad ogni giro di sentiero, è un cane da caccia, ma quando è in mia compagnia dimentica di esserlo. Ci intendiamo con uno sguardo: penso che rispetti i miei principi contrari alla caccia. Così si limita ad osservare gli scoiattoli che s’arrampicano sui lecci, ricorda il mio rimprovero di una volta che era riuscito ad afferrarne uno. Adesso i suoi occhi cercano i miei, prima di slanciarsi sulla possibile preda.
***
Davanti al computer mi sono distratta, rincorrendo pensieri diversi dall’argomento che ho impostato nel file. Un suono imprevisto mi fa trasalire: sembra la voce di un bambino, ma potrebbe anche essere il miagolio di un gatto.
Mi affaccio alla finestra del mio studio al primo piano: fuori, Nilo abbaia soltanto per richiamare la mia attenzione, poco convinto. Alza lo sguardo, incontra il mio: affetto e stima fra di noi. In questa circostanza, è come se capisse che non è il caso di abbaiare, infatti dopo il primo accenno, si è zittito.
Il verso si ripete, molto vicino e forte, in qualche modo familiare. Poi lo vedo, a pochi metri dal mio sguardo, sulla cima di un cipresso. Non è possibile. Se non lo vedessi qui davanti, non ci crederei. E’ un bucero bicorno, uccello raro, esotico. Lo riconosco per averlo già visto nei giardini di Kanpur, durante una mia permanenza in India, alcuni anni fa.
India: nostalgia, brividi caldi sulla pelle, odori, miseria e mantra, colori e regalità nel passo delle donne.
Il bucero ha le piume grigie, il grosso becco giallastro; vibrazioni di domande fra noi. Da quale gabbia sei fuggito, hai capito che non tollero schiavi?
L’uccello lancia di nuovo il suo richiamo, intenso e lacerante. Forse spera aiuto, o forse proclama la sua libertà. Il mio cane è silenzioso, è possibile che abbia compreso? O forse ha rispetto della libertà che l’altro ha appena riconquistata? Nilo non conosce catene né recinti. Il suo sguardo incrocia il mio, ha occhi che trasmettono pensieri.
***
Eravamo andati per comprare un cane da guardia. Per la verità io sarei stata più propensa a cercarne uno di quelli abbandonati presso il canile municipale. Ma mio marito preferiva un cucciolo e di razza.
- Se li tiri su da piccoli si affezionano di più - aveva detto.
Adesso il proprietario dell’allevamento ci stava guidando e ci mostrava i vari cuccioli nei box, erano di razze diverse e quell’uomo, istintivamente, mi ispirava scarsa fiducia. Entrando, al cancello, prima che ci avesse visti, lo avevo sentito imprecare in malo modo con i cani, teneva in mano un frustino ed un bastone puntuto.
Fui attratta da un abbaiare impetuoso, veniva da un recinto molto più grande dei box dove erano gli altri. Mi avviai in quella direzione, il cane stava in piedi contro la rete del recinto, aveva un manto roano bianco e nero, rispetto agli altri "ospiti" dell’allevamento, mi sembrò bellissimo e fiero.
- Non si avvicini troppo, di quel cane lì non c’è da fidarsi, non ha ancora capito che cos’è la disciplina: e sì che gliene ho dati di cazzotti sulla testa! -
Stavo a due metri dal recinto, il mio sguardo, dentro gli occhi color mandorla tostata del cane, trovarono rabbia e disperazione.
Alle mie spalle, mio marito disse: - E’ un cane da caccia...-
C’era stato un discorso lungo di anni fra noi sulla caccia: lui, fin da bambino, era stato cacciatore per tradizione di famiglia, poi avrebbe affermato di aver abbandonato la caccia per amor mio, o perché, ultima precisazione, lo avevo plagiato.
-...e poi è un cane già grande - seguitava mio marito.
L’uomo disse: - Ha appena compiuto l’anno, se lo volete ve lo...svendo, tanto quel cane lì mi dà solo fastidi, non accetta ordini, è completamente indisciplinato -
Mi avvicinai di più: - Sei proprio un bel cane - dissi. L’animale mi fissò sorpreso, forse nessuno gli aveva mai parlato con quel tono di simpatia.
- Attenta - mi avvertì mio marito - se lo prendiamo, mi torna la voglia di andare a caccia -
Fu più forte di me, il cane Nilo, uno spinone tedesco detto anche "barba di ferro", cane indisciplinato e ribelle, venne via con noi, chiuso nel portabagagli, come ci aveva suggerito il padrone del canile.
Tremava, quando lo facemmo uscire. La prima notte, lo ospitammo in un box, che una volta era stato di un cavallo, per impedirgli di fuggire. Gli portammo dell’acqua e da mangiare, il cane teneva la coda fra le gambe, ci fissava e tremava, io ero un po’ timorosa per via della premessa allarmante del suo vecchio padrone.
Nell’andare a letto, intorno alla mezzanotte, lo sentii abbaiare ed uggiolare, mio marito già dormiva: nella voce del cane rabbia e disperazione. Non resistetti ed uscii. Entrai nel box e richiusi la porta dietro di me. Ci fissammo, il cane ed io: l’animale teneva ancora la coda fra le gambe e tremava, indietreggiò quando mi avvicinai.
Chissà quanti "cazzotti" aveva avuto sulla testa, pensai.
- Non credo che tu vorrai sbranarmi, amico mio, se mi avvicino. Nessuno ti picchierà più, d’ora in avanti, te lo prometto -. Osai accarezzarlo, mentre si ritraeva. Lo abbracciai, si irrigidì, il suo tremore era quasi convulso, riconobbi la paura di chi non sa che cosa aspettarsi. Seguitai ad accarezzarlo nell’abbraccio finché non si calmò.
Quando mi staccai da Nilo, continuando a parlargli con dolcezza, lessi nel suo sguardo la promessa di affetto e dedizione, se... mi fossi dimostrata degna di fiducia.
Mio marito stava in silenzio, sulla porta: non lo avevo sentito arrivare.
- Ricordati che è un cane da caccia - avrebbe detto dopo - non lo fare diventare un rammollito - .
***
Scambio di sguardi fra me ed il cane, ricordi di quel primo nostro incontro. Ora ha spazio e libertà quanta ne vuole, è un cane che fa eccezione alla regola perché ama due cosiddetti "padroni", il cacciatore e l’animalista: c’è rispetto e amicizia fra noi.
Di nuovo, i nostri sguardi, mio e del cane, svettano al cipresso.
Che ne sarà del bucero bicorno, alla fine dell’estate, senza più frutta sugli alberi? L’uccello non distoglie l’attenzione da me ancora immobile al davanzale della finestra: vorrei comprendere di più. Da molto meno, gli antichi traevano presagi, o indicazioni. Un uccello asiatico, sulla cima di un cipresso nelle colline toscane, ha un senso? Quando lo racconterò, nessuno vorrà credermi.
Di nuovo quel verso lacerante che sembra il grido di un bambino: disperazione, o trionfo? O forse è solo un segnale di commiato.
Il bucero spiega le ali e vola via. Seguo, finché il mio sguardo può, il ritmo veloce del suo volo, spero che viva oltre la fine dell’estate. Nello stesso momento, anche il cane Nilo guarda in quella direzione: metteranno ali anche i nostri pensieri nel seguire quel volo più a lungo, per conservarlo meglio nel ricordo.