SOTTO IL VESTITO
(edito in Antologia da Ibiskos)
Sua madre era una donna giovane molto impegnata; per la nonna una figlia eccezionale: parlava di lei con le amiche, mentre la bambina giocava nella stanza accanto, era molto piccola, ma sapeva ascoltare.
- Ha avuto molto coraggio. Si è accorta di essere incinta quando già si erano separati e lui in America con quell’altra. Si è tenuta la bambina... che poi è un tesoro, intendiamoci. Dafne gioca per ore da sola, nemmeno si sente, ha tre anni, ma è quasi autosufficiente, è come se capisse che la mamma è tanto impegnata...-
La piccola ascoltava e capiva: la mamma era stata coraggiosa, non le erano ben chiare le ragioni, ma recepiva che bisognava essere coraggiosi per "tenersi" un figlio. Dafne, quindi, cercava di disturbare il meno possibile: la mamma correva sempre e la baciava in fretta prima di uscire, un bacio che a volte toccava solo l’aria.
Le era capitato una volta di perdere il controllo, si era ricordata di essere una bambina: le era venuto il desiderio prepotente di giocare con la mamma, farle vedere quanto era diventata brava ad infilare i cerchi con le bacchette. Una bizza tremenda, urla, singulti e s’era perfino rotolata per terra.
La mamma s’era messa a ridere, da principio, ottenendo di farla urlare di più, poi s’era spazientita: - Lo sai che esco per andare al lavoro... altrimenti non avresti da mangiare né tanti bei vestitini...Sei sempre stata un amore di bambina, com’è che adesso mi diventi così capricciosa? -
Alla fine era uscita, allontanando di forza le braccine che le si aggrappavano alle gambe. Chiamò la nonna: - Vedi se ti riesce di calmarla -
Dafne aveva seguitato a singhiozzare, nascosta nello sgabuzzino delle scope. La nonna aveva cercato di farla uscire, poi aveva rinunciato: bizze di bambina.
Così aveva conosciuto il suo primo mal di testa: martellate nel cervello. Aveva realizzato che piangere e urlare non conviene: ottieni niente e ti viene il mal di testa.
****
Era una torrida giornata di luglio. Sua madre era rientrata in anticipo, aveva avuto un invito a cena e, per andare dal parrucchiere, s’era presa due ore di permesso. Dafne stava nel bagno, completamente nuda, in piedi nella vasca, si rinfrescava col getto della doccia. Aveva cinque anni, si muoveva per casa in assoluta libertà, ma era una bambina giudiziosa, nessuno la controllava e la nonna, in quell’ora calda, faceva di solito un "riposino".
La mamma bussò alla porta del bagno: - Che cosa ci fai chiusa lì dentro, vuoi venire fuori con me? Vado dal parrucchiere, vieni anche tu a farti bella? -
La voce della mamma era davvero allegra, era difficile sentirla così allegra. La bambina, senza nemmeno asciugarsi, si infilò il vestito leggero di cotone. Sua madre stava dicendo: - Fai in fretta, apri, altrimenti vado sola -
Questo proprio no, uscì come stava, soltanto quando fu fuori si accorse che sotto il vestitino non aveva indossato le mutandine.
"Tanto chi se ne accorge" pensò " nessuno mi guarda sotto".
Però più tardi, nella saletta della parrucchiera le sembrò che tutti la osservassero, che sospettassero. Una tortura. Sentiva la gola stretta, aveva perfino voglia di vomitare.
- Perché te ne stai lì impalata, siediti - la rimproverò la mamma.
Lei si mise seduta in cima alla sedia troppo alta, con le gambette strette fra loro e le mani a reggere la gonna.
- E’ tua figlia? Ma che bella bambolina, vieni qua, fatti vedere...- Era un’amica della mamma che voleva accarezzarla, palparla. Si ritrasse.
La parrucchiera la chiamò per lavarle i capelli. La bambina pensò che semi sdraiata all’indietro, inevitabilmente le si sarebbe sollevata la sottana già corta.
- Non voglio lavarmi i capelli - disse - e nemmeno tagliarli, mi piacciono lunghi -
Sospiro della mamma. - Lascia stare, se non vuole, non vuole. E’ più dura di un mulo. Non vorrei mi impiantasse una bizza, ne fa di quelle, a volte...
Più tardi, rientrando a casa, la madre informò la nonna: - Questa bambina ha problemi, le manca il polso fermo di un padre...Pensavo le facesse piacere di uscire, una volta tanto, con me e invece guarda come si è comportata: ha fatto la figura dell’handicappata.
****
Ogni tanto, la notte, anche adesso che è una donna fatta, le si rinnova un incubo. Esce di casa con una gonna corta, senza biancheria intima sotto, e gira fra gli scaffali di un supermercato. Nel sogno si sente un’handicappata, si vergogna da matti, ha il terrore che qualcuno possa sbirciarle sotto ed ha voglia di vomitare. Si sveglia in un bagno di sudore. Quando lo racconta al marito o alla figlia, ci ridono. Ma c’è davvero tanto da ridere?
Marzia (Mariella)Plumeri
I nostri racconti