Toreilsolitario.

Conobbi "Toreilsolitario" (lo abbiamo sempre chiamato così, per esteso; ci piaceva quel nome ..) all’uscita da una pescata con le bombole, su uno scoglio verso Porto Ferro. Si stava rivestendo e il suo carniere di apneista, ben più ricco del mio che pur lavoravo comodo con l’autorespiratore, testimoniava della sua abilità predatoria. Scoprirò poi, diventati amici dopo le prime torve occhiate fra concorrenti, che Toreilsolitario non era un predatore solo sott’acqua: ovunque fossimo, e con chiunque, vedevo i suoi occhi ferini che "sbirciavano" (parole sue) in cerca di bottino … salvo che nelle rade quanto affascinanti occasioni che poi dirò.

Io 27, lui, credo, 25 anni, eravamo socialmente ed economicamente agli antipodi, io figlio di un funzionario di banca, lui senza padre e con madre dal passato "misterioso" (che amava e rispettava in modo direi ottocentesco). Io col portafoglio sempre non dico ricolmo … ma mai a secco … lui con perenni problemi di serbatoio vuoto e assicurazione da pagare. Io con un linguaggio in qualche modo "colto", lui col lessico essenziale e violento del lottatore sottoproletario.

Fu proprio quel suo parlare pasoliniano che me lo rese subito simpatico, ma ben presto scoprii un’altra caratteristica della sua lingua : come molto della sua vita era frutto del furto. Eravamo per strada un giorno e passava una ragazza davvero notevole … e lui, serafico e senza ironia alcuna, mi comunicò che volentieri avrebbe "fornicato" con lei. Mi tornò in mente la noia e la ripetitività del catechismo fonte per me di inutile sofferenza e per lui invece luogo di "appropriazione" di un bene che non sapevo amasse così tanto: quelle parole che non si trovano per le strade che erano state la sua unica scuola (ricordo che con un amico e collega insegnante brigammo per fargli prendere la licenza media: ennesimo furto!). Quella parola biblica era la preda nel suo carniere di pescatore bambino nel grande mare della lingua. Mi feci attento e scoprii che dal sillabario delle elementari aveva sottratto un gioioso e bellissimo "andiamo a tuffarci nel turchino" e che da un improbabile Salgari, recuperato forse nella biblioteca del carcere (a 18 anni aveva scontato una pena per sfruttamento della prostituzione), nasceva la felice sostituzione tra "andiamo a rubare nelle reti altrui" con il più romantico "andiamo a compiere un atto di pirateria" che finivamo per dirci spesso nelle notti di luna … mentre le parole nobilitavano il nostro ridente delinquere.

Predava tutto e tutti, me compreso, vendendomi orologi prossimi alla morte, fucili subacquei inoffensivi o autoradio di dubbissima provenienza … se potevo compravo sempre la sua merce … e lui era cinicamente conscio dei miei sensi di colpa di privilegiato che mi obbligavano a farlo.

Ma non chiedeva mai soldi in prestito o in regalo … ti vendeva sempre qualcosa.

Così un giorno freddissimo in cui mi chiese se avevo 20 mila lire credetti stesse per offrirmi l’ennesima fregatura … ma ebbi una delle più care sorprese di quegli anni per altri versi anche difficili.

Mi propose di comprare due polli arrosto, cercare un posto riparato e andare in tre o quattro subacquei a "raccontarci avventure" … fu un’esperienza unica che si ripeté alcune rare volte.

In un epoca (fine anni ’70) dove ci si macerava in psicologismi, coppie semiaperte, edipi, cadute tendenziali del saggio di profitto e quant’altro … noi creammo un club dove valeva solo l’azione e il saperla narrare … e se eri poco al di sotto di Tex Willer non ti davamo la tessera …

Vorrei fermare qui la storia (la sua storia) come fermerei il raccontare perché è finita la parte lieta: con Toreilsolitario ci siamo persi per quasi 15 anni e solo qualcosa vaga sapevo di lui … spesso dalle cronache dei giornali. Poi un mattino che prendevo il mio caffè al bar mi sono sentito chiamare, e voltandomi ho visto un uomo decisamente sovrappeso, quasi calvo che mi guardava con occhi freddissimi e distanti … da fiera incattivita …

Non tentò di vendermi vecchi orologi né altro … perché sapeva bene che la sua merce non era di mio interesse e anche perché lavorava con essa a un livello non di dettaglio … Mi chiese che avevo fatto in quegli anni e ascoltò distratto la mia breve risposta … né si imbarazzò quando si rese conto che io non potevo rivolgergli la stessa domanda: sapevamo entrambi che sei anni di carcere per spaccio di eroina non rientravano sotto la categoria di "avventure" che avevano fatto la fortuna del nostro club di mangiatori di polli arrosto.

Tacemmo entrambi … si affrettò a pagare il mio caffè … come è d’uso … e mentre cercavamo un' ultima parola da darci, passò (come tanti anni prima) una ragazza davvero notevole … Toreilsolitario la guardava e si accese in me il ricordo subito rotto da un tristissimo "quella troia me la chiaverei" … le ultime parole che ho sentito da lui.

Addio Salvatore D. … credo che tu non abbia più letto Salgari in questi anni né più rubato con destrezza parole a nessuno … ma credo che in quelle celle, qualche volta, se il menù prevedeva pollo, forse avrai trovato anche lì qualche subacqueo con cui ricordare il turchino …

Roberto Virdis

 

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