Una storia senza storia… nel ricordo di Audrey

pubblicato nel 2006 n.244 di Silarus

Due fotografie di trent'anni fa, o poco più, come siano finite vicine, può non essere importante. Può risultare fondamentale invece, ai fini della vicenda, che si trovino entrambe, nello stesso momento, in un luogo diverso e distante: in una, l’immagine di una giovane donna, nell’altra quella di un ragazzo più o meno coetaneo. Due copie identiche delle due medesime foto, su due diverse scrivanie. Le foto sono disposte in aderenza, in parte sovrapposte, così da poter dare l’illusione, a chi, a distanza di molti chilometri, le sta osservando, che i due giovani ritratti si trovino in un’unica foto.

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La ragazza anni sessanta indossa un abito dal bustino aderente, con gonna un po' scampanata forse sostenuta da una leggera sottogonna. L'orlo sfiora le ginocchia, le gambe sono snelle, le caviglie sottili, come del resto tutta la figura, colpisce soprattutto la circonferenza della vita, incredibilmente esile. I capelli sono bruni e sembrano corti, ma probabilmente -dalla foto non si può capire- sono legati dietro la nuca: in quegli anni usava pettinarsi alle Grace Kelly che raccoglieva i capelli in un raffinato e semplice chignon. Ma se vogliamo fare un paragone, va detto che la ragazza somiglia invece molto alla Audrey Hepburn di Vacanze romane.

Glielo dicono spesso, però, lei che non si piace, o afferma di non piacersi, proprio per la figura longilinea, non lo prende come un complimento e, quando le capita di osservarsi, camminando per strada, nella vetrina di un qualche negozio, è solita consolarsi, con un certo infantile risentimento, considerando che no, perdinci, Audrey è quasi piatta, appena un accenno di seno. A lei invece le forme femminili non mancano ed è questo il vantaggio rispetto alla Hepburn. Se c’è somiglianza, è soprattutto nell’incedere elegante, un passo leggero quasi di danza: un secondo apprezzamento che a volte le viene rivolto e che invece la lusinga.

Il ragazzo dell’immagine accanto è della stessa epoca. E' bruno anche lui, almeno nella foto così pare, indossa un completo grigio, camicia e cravatta, avrà più o meno vent'anni come la ragazza che gli sta vicina, slanciato pure lui, l’espressione seriosa, già l'aria un po' compresa del proprio futuro manageriale, vestito come oggi i ventenni non più, nemmeno per presentarsi ad una tesi di laurea. Ecco, sembra proprio che sia appena uscito dall'aula dove ha sostenuto un esame importante, un allievo giudicato col massimo dei voti, consapevole del proprio valore ma senza ostentazione o superbia.

Nell’illusione che siano vicini, sembrerebbe esserci fra i due giovani una certa intesa, o complicità, o il progetto di un futuro comune.

La ragazza ha un viso ingenuo e nello stesso tempo malizioso, un sorriso appena accennato, piuttosto dolce eppure interrogativo o invitante e sembra rivolgerlo al compagno altrettanto sorridente. Stessa ingenuità maliziosa nel sorriso di lui, oppure una maggior aspettativa di incontri futuri.

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A chilometri di distanza fra loro, una donna e un uomo molto più maturi, con tenerezza nello sguardo, stanno contemporaneamente osservando le foto che si sono scambiati per via elettronica soltanto per curiosità, o per altre ragioni nascoste e non ammesse, con l’alibi di una conferma della passata somiglianza di lei con Audrey.

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L'uomo pensa: " Accidenti è vero, la somiglianza con la Hepburn è stupefacente ".

Riesce a immaginarla, seduta all'amazzone, sul seggiolino posteriore della vespa: la principessa col giornalista per le strade di Roma, nel film di successo di quegli anni lontani.

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Il ragazzo davvero possiede un vespa, per spostarsi con essa in città ( ma anche fuori, perché no) e ci porta le ragazze dietro, ma non quella, così lontana allora, tanto quanto lo è adesso che ragazza non è più.

Gli piace molto la Hepburn, così estranea alla moda delle maggiorate, tipo la Loren o la Lollo, così elegante quasi eterea, deliziosamente attraente, come appare nei suoi molti film, alcuni dei quali, rivedrà più volte in futuro, sullo schermo TV, registrati in videocassette per la propria collezione di appassionato di cinema.

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"Nemmeno io ero male, anche se non somigliavo a Gregory Peck" si compiace l’uomo, adesso, osservando l'immagine stampata e considerando che il tempo può essere impietoso ma non troppo e con lui è stato benevolo. Ma è pure vero che, chi giovane non è più, spesso si consola con tale presunzione.

Trova anche che il ragazzo della foto non abbia l'aria "passata di moda" come a volte accade a distanza di decenni, sfogliando un vecchio album di fotografie: magari, sì, ha l'aspetto del giovanotto di belle speranze, molto distinto e ben educato, di ottima famiglia, quello che le mamme carezzavano con lo sguardo, immaginandolo insieme alla figlia da marito.

E infatti così gli accadeva, di sentirsi un po' troppo considerato nei progetti di certe ragazze di famiglia borghese. Particolare che poteva anche infastidirlo, o spaventarlo e indurlo alla fuga diplomatica: devo laurearmi, prima la laurea e poi ci penso.

Se avesse incontrato la ragazza della foto al tempo giusto? Se ne sarebbe invaghito? Probabilmente sì, visto che gli piaceva tanto l'Audrey e ancora oggi in fondo i suoi gusti non sono cambiati. Ma la ragazza di allora non sarà più, oggi, la sosia di Audrey. Gli anni saranno stati generosi con lei? Sarebbe rischioso voler verificare di persona. Soltanto che, se avrà modo di confrontarsi ancora con lei con quel mezzo elettronico che lui trova stupendo, gli piacerebbe chiamarla Audrey, piuttosto che con il suo vero nome, dopotutto si tratterebbe solo di un gioco innocente.

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Di certo lei, non è più, dopo trent’anni, così somigliante ad Audrey, ma alla fine è questione di secondaria importanza. Di straordinario c'è che, adesso, ignorando quanto accade contemporaneamente a distanza, stia osservando le stesse due fotografie, così ravvicinate da creare l’illusione dei due soggetti insieme al momento dello scatto. Il suo sguardo è appena malinconico, ma con una luce sorridente che lo rende luminoso. Appena un po' turbata, è presa, lei, donna matura, dal gioco magico dell’illusione.

Si impone tuttavia un certo, sia pure forzato, scetticismo: " Se allora lo avessi incontrato, il giovanotto di belle speranze, in abito grigio e cravatta, avrebbe colpito la mia attenzione? "

Quel senso di commozione che non è scoramento, nemmeno rimpianto, la fa riflettere dubbiosa che forse si sarebbero sfiorati camminando per strada, senza alcun cenno di attenzione, né vago desiderio di poter mai conoscersi.

Anni settanta, o sessanta? Tempo di contestazione. C’erano in giro, per una pseudo ribellione alle mode, o per anticonformismo, ma moda anch’essa, maglioni sbrindellati, abiti usati comprati al mercato ma ugualmente una sorta di distinzione e di adesione. Certamente i giovanotti come quello della foto, così rispettosi e formali nell’abbigliamento, sarebbero stati allora scrutati dai loro coetanei con disapprovazione e forse con sospetto.

Era il periodo di un certo fermento. In Toscana, e certo anche altrove, si occupavano le Università e, sul lungarno, a Pisa, si concludeva il tempo breve e tragico del giovane anarchico Serrantini.

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La ragazza della foto è in procinto di sposarsi: si è fidanzata subito dopo aver finito il liceo. Appena il fidanzato si sarà laureato, a breve, si sposeranno. E alcuni innamorati rifiutati, vorrebbero trovarsi al posto di lui. Qualcuno ha anche sofferto, per essere stato respinto, dopo infiniti tentativi. Audrey ovvero Beatrice, questo il vero nome, con quella incredulità che la porta a domandarsi cosa mai gli uomini trovino di interessante in lei, così timida, falsamente modesta, così spesso silenziosa, forse perfino inconsapevolmente crudele, è incapace di presagire che la vita le insegnerà la disinvoltura delle parole, a capire che possono essere importanti, spesso fondamentali, o fortemente persuasive, o decisive e perfino potenti e inesorabili.

Quando, fra molti anni, saprà parlare e agire e imporsi con la forza del proprio pensiero, la fantasia la porterà a credere che quei due delle foto, volentieri vorrebbero adesso prendere forma e vita, uscire dal cartoncino e vivere l'opportunità che fu loro negata, di conoscersi e innamorarsi e magari soffrire per essersi lasciati. Per ricordare poi, nell’età matura, osservando due fotografie ingiallite, baci e carezze e il turbamento delle prime passioni, nella freschezza dei vent'anni.

Razionalmente tutto questo ora farebbe pensare ad una sorta di romantica follia, o esasperata fantasia: pennellate surreali, fermo immagine di pochi attimi, insufficienti a delineare il percorso di quella che vorrebbe essere definita storia, ma che è invece "una storia senza storia".

Quei due ventenni della foto anni sessanta, tuttavia, complice lo sguardo maturo e sognante degli altri due, vivono l’ipotesi di una loro, sia pure molto vaga, storia. Due immagini in bianco e nero. Suggestione nel ricordo di Audrey, pensieri surreali che ipotizzano quanto sarebbe potuto essere e non è stato, tentativo di autoconvincersi che i due giovani della foto, se solo fosse stata data loro la possibilità di scegliere, paradossalmente, tornando indietro nel tempo, avrebbero scelto di incontrarsi. E, quasi sicuramente, si sarebbero amati.

Marzia Plumeri

 

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