Vietato l'ingresso alla grigia amica
(pubblicato sul n. 236 di Silarus nov. 2004)
Stai bussando alla porta di casa mia con insistenza. Inesorabile e caparbia. Presuntuosa che prima o poi dovrò cedere e lasciarti entrare. Fino adesso ti ho ignorata, ho chiuso il contatto a quei colpi sordi, appena fastidiosi, ma anche prematuri. Solo a tratti ho prestato attenzione, incredula e perfino irriverente, convinta dell'assurdità della tua insistenza. E' un tuo difetto arrivare in anticipo sulla data prefissa, prima dell'ora, perfino del giorno, dell'appuntamento, rubando al tempo gli attimi migliori. Non ti permetterò di privarmene, tutti li voglio centellinare: anche i minimi sospiri.
Quando esco per strada, ti cerco per evitarti : non voglio discutere con te, so che sei pronta ad aggredirmi, non hai mezze misure. Ti nascondi perché sei subdola. Io no, sono diretta e schietta. So che i travestimenti sono inutili, rischiano di far scattare la trappola del ridicolo. Un rischio che ho categoricamente evitato costantemente, negli anni, immaginandolo anche dove non c'era.
Tu ti nascondi invece, per colpire inaspettata. Ma ti riconosco negli sguardi distratti della gente, che non si soffermano compiaciuti e sorridenti come in passato, che non mi seguono carezzandomi la nuca e percorrendomi dalla testa ai piedi e viceversa.
E, devo dire che, questo, in parte mi dà sollievo, mi permette di passare inosservata, essere una fra tanti, anonima e forse più libera dall' esigenza, sensata o meno, di dover difendermi da una qualche improvvisa emozione nonostante le riconosca l'effetto sferzante dell'adrenalina.
Ora sei tu che ti mimetizzi e cerchi di colpirmi. So che ci sei, e so anche che la strategia migliore sarebbe ignorarti.
Oggi però ho deciso che aprirò la porta e ti lascerò entrare. Ti inviterò alla mia tavola, così potrò fissarti negli occhi e studiarti e scoprire se sei davvero repellente come vuoi farmi credere.
Parleremo e affronteremo argomenti svariati, profonde riflessioni filosofiche da sempre nei miei pensieri, come tu sai. Perché tu mi conosci bene: mi sei stata dietro come un'ombra, mia amica e mia nemica inesorabile, aspettando. Già da quando davvero avresti dovuto ignorarmi e lasciarmi libera di essere com'era giusto che fossi. E invece c'eri, ci sei sempre stata, come un abito pesante per tutte le stagioni. Terribile e insopportabile in estate, una veste ruvida intrisa di sudore sulla pelle che chiedeva respiro e, ancora prima, inappropriata in primavera, una lente affumicata a nascondermi il colore dei fiori: anemoni e mughetti mi piacevano tanto…
Poi c'è stato il momento della mia ribellione: ho avuto la meglio, ti ho allontanata drasticamente, ti ho neutralizzata. Stupendo averti sorpresa e resa muta, credo che la mia emozione di allora ti abbia perfino contagiata e convinta che fosse un mio diritto affrancarmi da te, sentirmi viva.
Adesso ci guardiamo negli occhi. Ci guardiamo e conversiamo, stiamo diventando amiche, mia nemica da sempre? Eppure io mi specchio in te e ancora non mi riconosco. Ti ho concesso il diritto di entrare e ti accetto: ormai hai imbrattato di segni e di scritte le pareti della mia casa, pennellate di grigio che hanno cancellato colori più vivi e brillanti. Hai perfino abbassato il volume della musica che faceva da sottofondo alla mia fantasia, ispiratrice di canti di protesta, di melodie romantiche: infinite armonie.
E' giusto, è arrivato il tempo della mia accoglienza.
Ma ora, amica mia, pretendi troppo: hai la sfrontatezza di bussare anche alla porta della mia anima. Non te lo permetto e sono irremovibile. Puoi insistere quanto vuoi, mai ti lascerò entrare. Là restano intatti i miei sorrisi, le mie curiosità, i sentimenti che sanno rinnovarsi invulnerabili alla polvere del tempo. Il mio elisir di eterna giovinezza. Non è l'abito, o il travestimento carnevalesco, ma il fluido che scorre col sangue nelle vene, che alimenta i pensieri e permette agli sguardi di soffermarsi ancora, passando oltre le pareti segnate con geroglifici tetri e riconoscere in me i colori indelebili dell' eternità.
No, mia grigia amica, l'ho nascosta molto bene e ti sarà impossibile trovarla, la chiave che apre la porta del mio es. Né potrà esserti utile la metaforica falce della tua compagna che aspetta in disparte, servirebbe solo a fermare il mio tempo. A te, da sempre e per sempre, è vietato di entrare.
Marzia Plumeri