Virtualità

In me convivono due personalità distinte e spesso contrapposte. Credo che sia stato così da sempre, ma solo ora ne sono pienamente consapevole. La prima, quella che forse ha prevalso finora, è la personalità che tutti percepiscono e che si manifesta attraverso i tratti del professionista serio e capace, del marito fedele e innamorato, del padre amorevole di due figli, una femmina di 17 anni ed un maschio di qualche anno più piccolo: una bellissima famiglia, che vive in una moderata agiatezza e si espande nelle occasioni che contano attraverso l’affettuosa presenza di amici e parenti. Una situazione sicuramente invidiabile da molti, che "quella" parte di me desiderava realizzare, fin dai tempi in cui generalmente la ragione comincia a farsi luce in mezzo alla spensieratezza degli anni più verdi. Non molto tempo fa ho tuttavia cominciato a percepire il "peso" di tutto questo, una sensazione di crescente scontentezza e di inquietudine sorda, inspiegabile se non alla luce di quanto si dice succeda a molti uomini che come me hanno da poco superato la quarantina. Una sensazione che molti riescono a scacciare, magari attraverso nuovi interessi o nuove amicizie oppure, loro malgrado, cercando di risolvere i problemi di varia origine da cui sono afflitti. Di sicuro ci sarà anche qualcuno propenso ad aspettare con rassegnazione che gli passi, ma nel mio caso, a quarantacinque anni suonati, sento che questo "malessere" non da ancora il benché minimo segno di attenuazione, anzi continua con rinnovato vigore a "perturbare" quella che potrebbe costituire una vita pienamente soddisfacente e serena, come un tarlo che lavora instancabilmente all’interno di un bel pezzo di legno pregiato, giorno dopo giorno, fino ad indebolirlo irrimediabilmente al punto di renderlo inutilizzabile…e qui entra in gioco la seconda personalità, quella cioè di colui che non si arrende all’inesorabile scorrere del tempo, di colui che teme la vecchiaia prima ancora della morte, di colui che vuole bere ancora avidamente dal calice della vita e che è arcistufo di offrire di sé un’immagine "politicamente corretta", prima che sia troppo tardi, quando cioè andrà ad ingrossare ineluttabilmente la fila di coloro che altro non possono ardire se non esercitare nostalgicamente il ricordo del tempo che fu. E quando una sì fatta forma mentale si trasferisce nel proprio cervello, ecco che il dr. Jeckyll si trasforma ancora una volta nel mr. Hyde che è dentro ognuno di noi e non puoi farci niente se non assecondare questa metamorfosi, per non impazzire o meglio…per non impazzire completamente. Basta una scintilla, un evento scatenante, un’ancorché piccola opportunità di trasgressione ed ecco che "il mostro" si materializza e comincia ad insinuarsi, prima con qualche difficoltà, se il soggetto oppone resistenza dall’alto della propria consolidata reputazione; poi con crescente autorevolezza, via via che le difese vengono meno quando le tentazioni finiscono per risvegliare desideri frustrati, mai completamente sopiti.

La mia scintilla ha un nome di donna ed è quanto di più sublime e al tempo stesso tremendo possa capitare ad un uomo come me, poiché amare Lolita (non poteva chiamarsi altrimenti) è trasgredire nella trasgressione, perché è talmente giovane che dovrei essere divorato dai sensi di colpa ed invece ciò che mi pesa veramente è soltanto la spiacevole sensazione di caducità di un rapporto amoroso che non ha una realistica, proponibile prospettiva. Il timore che tutto possa repentinamente finire, senza poter fare oggettivamente granché per evitarlo, si insinua dentro di me non appena le mia mente si distoglie dalla quotidianità per rifugiarsi con febbrile determinazione in un presente parallelo, dove esiste lei e solo lei. Lo so…lo so, con i suoi diciotto anni appena compiuti, è in pratica coetanea di mia figlia e non c’è bisogno che i soliti censori tirino in ballo Freud per fornire qualunquistiche quanto indesiderate interpretazioni circa una mia presunta inclinazione ai rapporti incestuosi, retaggio degli antichi e latente quanto insospettabile presenza nei meandri cerebrali di molti se non di tutti…tutti noi, verosimilmente affetti da variegate quanto spesso inconfessabili "morbosità". Ma Loly non è mia figlia e magari suo padre, che ha quasi la mia stessa età, ha un’amante giovane e bella come lei. Non lo dico per scaricarmi la coscienza, sia ben chiaro…del resto non potrei neanche farlo, visto che mr. Hyde non ce l’ha una coscienza, non se la può permettere; essa è indissolubilmente legata all’irreprensibile parte di me e regola il flusso della mia vita "normale" come la centralina elettronica richiama automaticamente il pedale dell’acceleratore della mia prestigiosa station-wagon.

Il mio destino prese ad incrociare quello di Loly quasi per caso ed in una maniera decisamente poco convenzionale per me, quando in un pomeriggio di aprile, mentre stavo riordinando alcuni appunti di lavoro nel computer di casa, mi apparve sullo schermo un "ciao" secco e confidenziale, attraverso la chat-line lasciata inavvertitamente attiva da mia figlia Alessandra che ne è occasionale frequentatrice. Sul momento, contrariamente a quella che è la mia indole, mi trovai indeciso sul da farsi: mi sarebbe bastato infatti un "click" del "mouse" per interrompere il collegamento e continuare il mio lavoro in tranquillità, ma esitai e dopo qualche secondo la curiosità per quella chiamata inattesa prese il sopravvento. Naturalmente ero già a conoscenza di questo modo di comunicare, indiscutibile segno dei tempi, con tutti gli aspetti positivi e negativi che possono derivare dalla relazione tra persone che si celano dietro identità virtuali, adottando quanto mai fantasiosi pseudonimi (o nicknames), per realizzare qualcosa di simile ad una comunicazione tra entità incorporee. Di tutto questo mi ero completamente disinteressato, fino a quel momento ma ritengo che la solitudine e la noia siano le principali motivazioni che spingono le persone ad addentrarsi in un simile universo parallelo. Allora si cerca un amico senza volto che possa comprenderci o che almeno sia credibile mentre finga di farlo, oppure l’anima gemella che non si è ancora incontrata, un’illusione da cullare febbrilmente fino a renderla paradossalmente reale. Spesso però la virtualità non dura a lungo, perché rappresenta un qualcosa di irrisolto e così ci si spinge oltre, fino allo scambio numeri telefonici o all’invio di una foto via e-mail e non importa se sono passati dieci anni da quando l’hai fatta, poiché ciò che conta al momento è offrire al partner virtuale la migliore immagine possibile di sé. Infine l’incontro, sicuramente emozionante così in bilico tra curiosità e imbarazzo, ma quasi sempre deludente e senza un seguito, perché l’aspettativa è sempre molto, troppo diversa dalla realtà…a meno che non si insegua il sesso per il sesso ed allora il discorso prende una strada che a priori non sai mai dove possa condurti. Mia figlia si diverte a "chattare" di tanto in tanto e Lolita, che evidentemente aveva nella fattispecie deciso di chiamarla in causa, di sicuro si aspettava di trovare all’altro capo del collegamento una coetanea con cui scambiare quattro chiacchiere…ma aveva fortuitamente trovato me…

Decisi così di inviare a mia volta un laconico "ciao" e di rimanere in attesa ma, quasi istantaneamente, la mia ignara interlocutrice riprese a scrivere con l’esuberanza tipica della sua giovane età:

"Io sono Loly, ho diciotto anni e digito dalla Toscana …che stai facendo di bello?..." e poi di seguito: "studio lingue…sono all’ultimo anno…tu che scuola frequenti?... spero di non averti disturbato..."

"Non mi disturbi affatto Loly, ma devo subito deluderti perché il "nick" che hai chiamato appartiene a mia figlia che in questo momento non è in casa; casualmente hai trovato me che sono il suo vecchio e non mi intendo molto di chat…"

"Beh, visto che ci siamo…puoi dirmi come ti chiami e di dove sei?..."

Benché sorpreso da questa richiesta, neanche ora so spiegare il perché della mia istintiva quanto scherzosa risposta:"Il mio nome è…Giacomo Casanova e sono di…Venezia, naturalmente!…scherzo, sono di Firenze…"

"Giacomo Casanova…beh, uno pseudonimo non proprio originalissimo, ma mi piace... mica per caso sei un discendente di "quel" Casanova?...in ogni caso, mi incuriosisci…dai dimmi qualcos’altro di te…"continuò la ragazza con una disinvoltura tale da indurmi a replicare con maggior cautela:

"Ho quarantacinque anni suonati, piccola e quindi non credo di poter essere un buon interlocutore per te e poi…non sono neanche lontano parente del famoso amatore…in tutti i sensi, te lo assicuro…"

"La differenza di età per me non è un problema...comunque sono maggiorenne e posso parlare di qualsiasi cosa con chiunque!...ma se ti senti in imbarazzo…se non vuoi che continuiamo...beh, chiudiamo pure qui…"

In realtà non volevo chiudere affatto: avevamo scambiato in pratica soltanto poche frasi buttate lì, senza alcuna intenzionale malizia, ma quelle semplici e all’apparenza innocue parole già mi "inchiodavano" davanti al monitor, senza una ragione precisa, aldilà delle piacevoli sensazioni che può suscitare la conoscenza di una giovane donna in un uomo maturo. Tuttavia scrissi:

"…Credimi,è meglio se chiudiamo qui e poi sinceramente…non devi offenderti ma non saprei neanche di cosa parlare con te…ho una figlia della tua età ed è molto probabile che tuo padre abbia più o meno i miei anni…e poi ora devo lavorare e…se arrivasse mia moglie, cosa le racconterei?!...dai,mi troverei in difficoltà… non voglio essere scortese, ma ci dobbiamo salutare…"

Lei percepì il mio disagio, ma anche la mia inconfessabile voglia di non finirla così; per cui, probabilmente spinta dal desiderio di indurre in me una qualsivoglia reazione che comunque non le avrebbe creato alcun problema, in considerazione del contesto "protetto" in cui ci trovavamo, cominciò progressivamente a spingere sul pedale della provocazione, con una sensualità sfrontata, oserei dire volutamente volgare, per stupire o per lasciare un segno…quella scintilla, sì…l’irresistibile risveglio dei miei sensi, che invano cercavo disperatamente di tacitare. Sentendomi vicino alla capitolazione, Loly mosse l’ultimo decisivo attacco a ciò che restava della ritrosia che mi ero comunque imposta:

Ciao Casanova, sono Loly… ti ricordi di me?...sono felice di aver ricevuto il tuo numero. Ho esitato un pochino ad usarlo, ma poi mi sono decisa perché hai avuto fiducia in me…vedrai che non avrai da pentirtene. Un bacio. "

Rimasi fulminato, quasi annichilito da una simile spregiudicatezza. Per un attimo pensai a mia figlia, che forse non conoscevo abbastanza ed il cui comportamento poteva non essere così irreprensibile come appariva ai miei occhi e a quelli di sua madre. Mi venne il dubbio che non l’avessi seguita abbastanza, soprattutto negli anni più critici, quando non vuoi accorgerti che la bambina sta diventando donna e non lo accetti perché sai che è solo questione di tempo, pochissimo tempo ancora e spiccherà inesorabilmente il volo. Magari Alessandra è già o diventerà presto come Lolita, ovvero una ragazza ancorché esteriormente corretta e serena ma irrefrenabilmente vogliosa di esperienze forti. Tutto ciò balenò per un lungo istante nella mia mente e alla luce della ragione avrei dovuto interrompere immediatamente la comunicazione, come farebbe il "buon padre di famiglia", mentre ripete a sé stesso che continuare sarebbe una pazzia e che comunque potrebbe essere tutta una burla o un atteggiamento in "maschera", il frutto di una bugia colossale, poiché Loly poteva addirittura non essere né giovane…né donna. Ma non è da "Casanova" avere simili scrupoli, nonostante avessi cercato ancora di resisterle, replicando:

"…Ma se non sai neanche chi sono e nemmeno come sono fatto…potrei non piacerti e perfino farti ribrezzo… potrei anche essere un maniaco o comunque uno di cui non potersi fidare…insomma, aldilà di tutto, come puoi solo pensare di voler fare sesso con me che ho molto più del doppio dei tuoi anni!?!..."

La risposta non tardò ad arrivare… il frutto di una mente malata, pensai per un attimo, ma il tono era talmente serio e determinato che ne ebbi quasi paura:

"…Anche per una sola volta, una sola…ma ci verrei con te…non mi importa di come sei, ma sento di volerti…a tutti i costi, irragionevolmente forse…ma è così…"

E scrisse un indirizzo di posta elettronica, il suo, invitandomi ad inviarle il numero del mio telefonino cellulare. Poi si congedò, senza darmi neanche il tempo di replicare e sparì dallo schermo così come era apparsa, alcuni minuti prima.

Una telefonata di mia moglie mi riportò alla realtà, scuotendomi dall’oblio in cui ero caduto, a seguito di quel colloquio quanto si voglia surreale ma dannatamente coinvolgente, pur nella sua incontestabile sinteticità, per la sua lancinante immediatezza e per quello strano sapore che ora percepivo, la crudezza generata dall’ignorare deliberatamente ogni preambolo, quale "primitivo" retaggio che l’uomo si porta dentro fin dagli albori della sua storia.

Già…mia moglie, la donna della mia vita, la compagna ideale e la madre dei miei figli: il nostro rapporto sta tutto in questa frase. Io non l’avevo mai tradita, neanche col pensiero…non ne avevo bisogno: lei ed i ragazzi erano tutto per me e mai avrei pensato che ciò sarebbe mutato così come succede in montagna, quando il cielo limpido in estate si rabbuia improvvisamente e viene a piovere.

Lolita mi avrebbe dimostrato di non scherzare affatto e di essere nel pieno delle sue facoltà mentali. Il suo indirizzo e-mail continuò a "ronzarmi" in testa nei giorni successivi a quel primo sconvolgente contatto, senza darmi tregua. Finché la voglia di ricontattarla non prevalse su ciò che, alla luce di un atteggiamento equilibrato e responsabile, sarebbe stato oggettivamente più opportuno evitare e così le inviai il numero del mio cellulare, scongiurandola di farne un giusto uso, benché a questo punto io stesso non sapessi ormai più distinguere tra cosa fosse giusto fare e ciò che non lo fosse.

Per giorni e giorni attesi invano che Loly si facesse viva; talvolta, quando mi trovavo da solo in casa, mi collegavo alla chat-line per vedere se scorgevo il suo nickname ma… niente! era come se si fosse volatilizzata. Poi finalmente, quando ormai non ci contavo quasi più, arrivò sul mio cellulare un messaggio senza l’identità del mittente: "Ciao Casanova, sono Loly… ti ricordi di me?...sono felice di aver ricevuto il tuo numero. Ho esitato un pochino ad usarlo, ma poi mi sono decisa perché hai avuto fiducia in me…vedrai che non avrai da pentirtene. Un bacio.

Fu il primo messaggio di una serie infinita, in un crescendo di emozioni e complicità, un’"autentica" relazione virtuale, in cui le differenze tra di noi si erano presto annullate, attraverso la graduale consapevolezza di essere affini, attraverso un modo di fare sesso che paradossalmente continua a soddisfarci e infine…l’amore, perché in breve tempo Lolita è indiscutibilmente divenuta parte della mia vita ed io della sua e adesso posso gridarlo a tutti di essere veramente felice solo da quando ho conosciuto lei…già…da quando ho conosciuto Loly…lo so che è difficile da credere quanto sto per dire ma, vi assicuro che è la pura verità…vedete, miei scettici inquisitori… in realtà io non so ancora neanche chi sia Lolita o come sia fatta, perché non l’ho mai incontrata e non so ancora quando potrò farlo né se questo accadrà, prima o poi… non so neanche se esista davvero o se sia solo il frutto della mia immaginazione, la conseguenza della mia pazzia. Forse lei è l’unica abitante di un mondo immaginario che mi sono creato per fuggire da non so nemmeno io che cosa, eppure…eppure è vera, io lo credo…voglio crederlo, non può essere altrimenti perché conosco tutto di lei e in ogni ora del giorno sono in grado di poter dire cosa sta facendo… quando è a scuola e non può rispondere alle mie chiamate, quando è a casa e sta facendo i compiti oppure sta mangiando e se sta dormendo…beh, riesco a percepire perfino quello che lei sogna…conosco ogni centimetro del suo corpo perché lei me lo ha descritto minuziosamente, dandomi infinito piacere e so che è bella da morire e sono geloso quando è insieme al suo ragazzo!!!…ma lei mi pensa, sapete… mi pensa sempre perché io, io solo!... posso renderla veramente felice…E poi ho il suo numero di telefono…già, che stupido che sono!!!... perché non ci ho pensato prima!?!...posso dimostrarvi facilmente che Lolita esiste…basta che la chiami e… un "bip", seguito da una voce preregistrata: "ATTENZIONE!...IL NUMERO DA LEI SELEZIONATO E’…INESISTENTE!!!

Alessandro Amidei

 

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