L’amica virtuale

 

La chat: luogo di incontro, chiacchiere il più delle volte superficiali e ripetitive, raramente interessanti. Ma anche scambio di pensieri. All’origine c’è curiosità di esperienza nuova, spesso il desiderio inconscio di colmare un vuoto affettivo o di esorcizzare la solitudine.

Matilde, come attenuante, aveva l’interesse professionale, la volontà di capire le motivazioni degli altri e anche vivere esperienze diverse: entrare nella dimensione virtuale per poi saperla raccontare.

Gli incontri c’erano stati ed anche alcune esperienze più o meno coinvolgenti, forse perfino costruttive, di certo tali da formare un ipotetico volume di molte pagine.

Così rifletteva, mentre era connessa on line per spedire un’e-mail alla redazione del periodico con cui collaborava

Dalla chat in collegamento automatico, partì l’approccio di Lucrezia, un nuovo nick, mai incontrato prima. Inconsueta richiesta da parte di una donna. Al nick femminile, si avvicinano prevalentemente uomini o false donne, difficilmente in chat si cerca di conoscere qualcuno del proprio sesso. Il nick di Matilde era "Meteora".

Lucrezia :- Hai un po’ di tempo per me? -

Non il solito "ciao", come ti chiami, di dove sei... ripetitivo e banale.

Meteora: - Sono di passaggio, dipende dall’interesse che riesci a suscitarmi -.

Risposta buttata là per disorientare. Forse anche presuntuosa e scostante.

Lucrezia: - Sono gay -

Meteora:- Io non lo sono -

Lucrezia:- Meglio. Sto cercando un’amica, non una partner -

Meteora:- In questo caso, non ho prevenzioni e poi sono curiosa… -

Lucrezia:- Curiosa quanto? Fino a... voler vivere un’esperienza diversa? -

Meteora:- Non fino a quel punto. Fino a chiederti di farmi capire. Potrei...poi scrivere di te, ti avverto -.

Di solito, quella precisazione aveva una forte presa sull’interlocutore. Aggiunse anche la provocazione e lo scetticismo che hanno un ottimo ascendente.

Meteora: - Non credo che tu sia una donna -.

Lucrezia:- Mentalmente lo sono, anagraficamente si dice che sia un uomo -

Se non altro era stato subito sincero-a, rifletté Matilde.

Quella fu l’introduzione, l’inizio della loro amicizia virtuale. In seguito Lucrezia raccontò di sé, quindi di Paolo.

Paolo aveva un’ammirazione sconfinata per la sorella maggiore di cinque anni. La seguiva nei giochi, la contemplava, centellinava le sue parole...Per la madre un sollievo che i due bambini stessero così volentieri insieme. Poi arrivò il momento che Letizia entrò in quella fase di trasformazione naturale per una ragazzina di undici anni. Grande lo stupore gioioso del fratello nell’osservare in lei quel lievitare morbido delle forme, già così amate nella madre, così cercate nell’abbraccio.

Quella meraviglia si sarebbe manifestata un giorno anche in lui? Si osservava a lungo nello specchio e metteva le mani sotto la maglietta per vedere l’effetto.

Chiese alla sorella: - Me le fai vedere? -

Lei si schernì ridendo. - Quando sarai grande lo chiederai alla tua ragazza -

- Allora fammele toccare...-

Alla fine la convinse, dopotutto era un bambino di sei anni, che male poteva esserci? Poi la domanda: - Verranno anche a me? -

Oh Dio... quella risata... L’umiliazione e l’incredulità. La corsa di Letizia dalla mamma a raccontare, sempre ridendo, di quanto era stata buffa la speranza del fratellino. E le spiegazioni materne ad aumentare la confusione e la delusione: i maschietti hanno un attributo in più che le femminucce non hanno, qualcosa di molto importante. Se mancasse, non nascerebbero più bambini...

Sì, ma quel "qualcosa in più" stava anche molto nascosto, invece le donne, anche se vestite, esibiscono spavaldamente quel loro trofeo, come un richiamo di amore e di accoglienza, nutrimento vitale, comunione. Questi i pensieri di Paolo, divenuto adolescente e motivo di rimpianto e sofferenza.

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Lucrezia:- Vedi, anatomicamente io sono un uomo - spiegava alla nuova amica della chat - ma mi sento donna con la forza del mio desiderio. Un’amica donna che sappia ascoltare le mie confidenze, mi emoziona e mi dà gioia. E mi dà maggiormente il senso della mia femminilità -

Difficile da capire, dal momento che dichiarava anche di saper essere maschio con partner femmina. Aveva avuto relazioni con donne e con uomini, amandoli entrambi, spiegò. Ma non voleva essere definita bisessuale. A volte Matilde sbagliava, usando la forma maschile quando "gli" si rivolgeva. Lucrezia correggeva l’amica con irritazione, pretendendo il pronome femminile.

Matilde alla fine diffidava , aspettando: prima o poi l’altra-o si sarebbe tradita.

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Dagli incontri imprecisi in chat erano passate alla corrispondenza. Lucrezia scriveva lunghe lettere all’amica, confidandosi, spiegando. Aveva convissuto con un uomo e si erano amati molto, poi il compagno si era trasferito all’estero per lavoro. Ora Lucrezia-Paolo "frequentava" una donna, una certa Simona omosessuale. Lei sembrava molto incuriosita, intrigata dall’ambiguità del un rapporto. Non aveva capito la complessità del dramma di Lucrezia-Paolo che si divertiva a tormentare con false promesse.

- Ti farò indossare i miei vestiti e ti aiuterò a truccarti - diceva Simona.

Lucrezia-Paolo spiegava a Matilde che amava nell’altra la femminilità nella quale si riconosceva e identificava. Nel suo raccontarsi, col passare dei giorni, entrò la disperazione perché Simona, senza preavviso, era scomparsa. Conosciuta in chat, aveva dato a Lucrezia-Paolo soltanto un numero di cellulare e un indirizzo falso. Dopo alcune provocazioni soltanto verbali al telefono, o scritte in chat, aveva cambiato il numero del telefonino e non s’era fatta più vedere on line, né sentire. Forse aveva cambiato nick e cambiato partner di gioco.

Lucrezia nelle sue mails si dimostrava ferita e confidava all'amica la rabbia e l'umiliazione, smarrendosi nell'angoscia di identità perduta.

Matilde cominciava ad accusare stanchezza: s’era prodigata in consigli e parole di consolazione sprecati. Prendeva in giro se stessa per essere caduta nella trappola dell’altro-a che s’era di certo divertito a costruire una storia inverosimile con lo scopo di attrarre la sua attenzione. Poi ci fu l’ultima volta in chat.

Lucrezia - Scriverai di me? -

Meteora - Forse -

Lucrezia - Me lo devi promettere. E dirai proprio tutto? Così qualcosa di me resterà scritto -.

Meteora - Quanto sei catastrofica…-

Che noia mortale, pensò: era scontenta di sé e pentita di aver accettato mesi prima di chattare con Lucrezia-Paolo o...Paolo-Lucrezia? Le sembrò inverosimile l'intollerabile sofferenza dell’altra e provò perfino comprensione per quella Simona che si era defilata.

Lucrezia era Paolo, fisicamente uomo, che si sentiva donna ma, amando una donna, si specchiava in lei illudendosi di vivere la sessualità dell’altra. Dall’altra però desiderava essere amato come donna, quindi vivere l’omosessualità al femminile in cui si riconosceva.

Troppo difficile. Matilde era sfinita: forse nemmeno uno psichiatra ne sarebbe venuto a capo. Questo pensava Matilde.

Improvvisamente, così come era apparsa nella sua vita virtuale, Lucrezia scomparve dalla chat.. Forse Matilde avvertì una punta di delusione mischiata alla curiosità. Era stata tutta una farsa studiata da un buontempone?

Oppure le sarebbe venuto il dubbio, per fortuna molto vago, che l’altra-o avesse messo in atto la minaccia più volte ripetuta, di lanciarsi con l’auto a tutta velocità contro un platano del viale che percorreva ogni giorno per tornare a casa. Ma non conoscendo il nome della città, né il vero nome di Lucrezia non ne sarebbe mai venuta a capo.

Marzia Plumeri

 

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