Un pesce.
Cena essenziale dopo una giornata di lavoro in ufficio, otto ore al terminale di una rete di computer. E adesso Michela era davanti al suo personal a connettersi di nuovo. Affermava, credendo di scherzare, di amare il suo computer. Invece rappresentava la sua drammatica realtà: nella casa vuota di presenze, lei, donna trentacinquenne, aveva, importante, quel compagno di solitudine. Le capitava di trovarsi a discutere con "lui" perché "rifiutava di accettare i suoi comandi, o sembrava prendersi delle libertà disconoscendole l'autorità o l'iniziativa. C'erano momenti che l'incompatibilità fra loro rasentava la rottura. Ma, nella maggioro parte dei casi, esisteva fra loro una grande complicità.
Spesso Michela si connetteva in Internet ed entrava in un programma di chat, vocabolo che corrisponde a "ciarla", chiacchiera. Si tratta di una sorta di stanza virtuale, si digita sopra una lavagnetta, dialogando in due. Puoi avere intorno più di una lavagnetta, ma devi essere abile ed attento a non confondere un interlocutore con l’altro...Potrebbe essere spiacevole.
Michela aveva un elenco di amici di chat abituali, in un certi senso selezionati, con i quali comunicava con una certa confidenza. Si atteggiava a persona sicura di sé, realizzata nella vita: digitando sulla tastiera del PC, entrava nel personaggio virtuale che si era costruita, diventavo quella che avrebbe voluto essere, una donna sicura di sé quasi sfrontata, ignorando l'abituale timidezza.
Adesso si stavo barcamenando fra due chatter, attenta a non lanciare frasi nel posto sbagliato, essendo diversi gli argomenti trattati.
Il nick Magico, suo chatter preferito, del tutto imprevedibilmente le lanciò:
- Sarò ad spettarti domani alle otto nella piazza davanti alla stazione. Alla fermata dove prendi l'autobus per andare al lavoro Sono certo che mi riconoscerai -
- Non capisco, che vuoi dire? Forse hai sbagliato lavagna...Stai "chattando" anche con un’altra… -. E può sembrare strano, a chi non vive la chat. che possa nascere, in quella condizione virtuale, una feroce gelosia.
- No, parlo solo con te -
- Non sai dove vivo, chi sono...come puoi fare una proposta simile -
- Invece lo so. Io sono Magico come il mio nick. Poi tu mi hai parlato della fermata davanti alla stazione -
Seguitò spiegandole che aveva amici nella Società di Telefonia e attraverso il numero del cellulare era risalito al suo indirizzo e dati anagrafici.
Naturalmente la giovane donna pensò che volesse semplicemente prendersi gioco di lei, ma le era entrata dentro l'ansia e l’emozione dell’ignoto: poteva essere pericoloso... tante se ne raccontano.
Il giorno dopo sarebbe stato sabato e non sarebbe dovuta andare in ufficio, quindi niente fermata d’autobus all’ora indicata, pensò con sollievo.
Cominciarono però a lavorarle dentro curiosità e, nello stesso tempo, riflessione sulla banalità delle sue ore vissute da single. Dieta vegetariana, telegiornale, computer, conversazione on line e forse anche qualche sensazione di innamoramento.
E Magico, all'anagrafe Claudio, era riuscito in certe occasioni a trasmetterle emozioni... Quelle che le era piaciuto definire vibrazioni elettromagnetiche.
Ma era davvero così semplice violare l’anonimato di un utente?
Attimi di panico. Se fosse stato un maniaco, un potenziale stupratore ed assassino? Avrebbe dovuto consigliarsi con qualcuno.
Michela, aspetto piacevole, resa fragile dalla recente delusione di una storia finita sei mesi prima dopo tre anni di convivenza viveva il desiderio e la paura. Nel frattempo, sul video, anche un terzo chatter l'aveva salutata e le si era avvicinato con un inclassificabile nick "yxxxj". Frasi banali, tentativo di approccio, volgarità. Lo inserì nella "lista nera", un modo per impedirgli di contattarla da quel momento in poi.
Non le andava più di chattare, nessuno degli amici abituali era adesso presente e chiuse la connessione: ma seguitò a pensare a quell’appuntamento lanciatole on line. Verso la mezzanotte, squillò il cellulare.
- Sono Claudio, già dormivi..?-
- Sì, dormivo - mentì
- Verrai a prendermi alla stazione, domattina? O mi aspetterai a casa? Mi sono ricordato che domani è sabato e non vai in ufficio -
- A casa non posso riceverti, in questi giorni c'è ospite mia madre - . Intanto, maldestramente, si salvaguardava.
- Non so se verrò alla stazione…Appunto perché non sono sola - concluse.
- Io so che verrai, non avrai il coraggio di lasciarmi là come un cretino ad aspettare chi non arriva -
- Vedrò -
Seguirono altri discorsi, parole intriganti e seducenti, acuirono la sua curiosità e ansia di capire.
***
Si era svegliata alle sette come ogni mattina. Notte quasi insonne, essendosi addormentata verso le quattro. Dal momento che era già in piedi, non aveva trovato tentativi di difesa o razionalità. Adesso, alla fermata dell'autobus davanti alla stazione, aspettava da un'ora. Il treno da Milano doveva aver avuto ritardo, tentava di dirsi, ma già da mezz'ora aveva visto la spicciolata dei passeggeri uscire dall'atrio della stazione. Alcuni era saliti sopra un autobus altri avevano preso un taxi, altri erano partiti sull'auto di qualcuno in attesa.
Decise di rientrare a casa. Era infreddolita e le correvano brividi di delusione, oltre che di freddo, lungo la schiena.
Nel percorso a piedi rifletteva studiando una qualche strategia per salvare l'orgoglio nel caso di una telefonata di Claudio, il Magico.
E infatti, un'ora dopo, arrivò la chiamata sul cellulare.
Lei fece la voce insonnolita. - Oh Dio, sei già arrivato, dove sei…Scusami mi sono addormentata -
- Io ho cercato di avvertirti un'ora fa: ho avuto un contrattempo non sono potuto partire. Il tuo telefono di casa suonava a vuoto ed anche il cellulare -
Che fortuna, rifletté Michela, aver dimenticato a casa il cellulare.
- Ah… bene meglio così. Io ieri sera, dopo che mi hai chiamato, ho preso un tranquillante e mi sono messa i tappi nelle orecchie, li uso perché il minimo rumore mi disturba. E poi... sono solita svegliarmi senza sveglia…ma stamani…forse la tua chiamata a mezzanotte ha alterato il mio ritmo abituale -. Mentiva bene, forse l'altro avrebbe dubitato della sincerità ma senza avere mai conferme. Lei, solo adesso, realizzava la data sul calendario di cucina. Era il primo giorno d'aprile: che idiozia. Le sarebbe rimasta dentro l'amarezza.
Marzia Plumeri
( Come vedi, Michela, mi sono ispirata alla tua mail. Grazie di avermi autorizzata e di avere apprezzato la mia libera realizzazione. D'ora in avanti, in chat...fidati di meno)